L’analisi mondiale: i problemi delle “magnifiche quattro” pronte a contendersi il titolo

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Banner MondialiBrasile 2014 è sempre in più il Mondiale delle congetture che superano le azioni sul terreno di gioco. Infortuni, assenze illustri ed episodi fortunosi stanno caratterizzando il cammino delle “magnifiche quattro” Brasile, Argentina, Germania e Olanda pronte a contendersi il trofeo nell’ultima settimana del Mondiale. Il Brasile registra l’infortunio di Neymar e l’Argentina, dopo aver salutato Aguero, dovrà fare a meno di Angel Di Marìa, infortunatosi alla coscia durante il match contro il Belgio. In questo quadro di assenze la compagine migliore sul piano fisico sembra la Germania, ma l’assenza di Reus, funambolico esterno, alla lunga peserà soprattutto nell’economia di queste importantissime partite. L’Olanda, ultima nazionale del cerchio delle semifinaliste, non ha impressionato sul piano del gioco, dimostrandosi troppo dipendente dai guizzi delle sue stelle Robben, van Persie e Sneijder.  

Germania d’acciaio – La sfida tra Francia e Germania si è rivelata la classica partita tra due squadre europee: posizioni rispettate, tatticismo in campo, fonti di gioco stoppate dalle difese avversarie ed episodio spacca-partita arrivato da palla inattiva. In quest’ambiente è prevedibile la stoccata di Mats Hummels, già tra i migliori difensori del Mondiale brasiliano. Il centrale del Borussia Dortmund, tra i pochi errori del settore giovanile del Bayern Monaco, squadra che lo ha lasciato andar via, ha deciso la partita con un colpo di testa in avvio. Il gol di Hummels non ha snaturato però il credo tattico di Didier Deschamps, intento ad affrontare la Die Mannschafft con il solito 4-3-3 che fa perno sulle sovrapposizioni delle corsie laterali. La stella di Paul Pogba si è accesa solamente a tratti: l’unica accelerazione del “6” juventino ha portato ad una percussione di Karim Benzema stoppata dal portiere tedesco Neuer. L’estremo difensore del Bayern è stato il salvatore della patria in più occasioni: le sue parate su Valbuena e Benzema alla fine, con il braccio granitico di Neuer a respingere la saetta della punta del Real Madrid che ha evitato i tempi supplementari. Deschamps ha pagato la minore esperienza della sua squadra, più giovane rispetto ai tedeschi, ma comunque ben comportatasi in questo Mondiale brasiliano, prologo agli Europei di Francia 2016 dove Les Bleus saranno chiamati alla vittoria.

Il Brasile va, Neymar crac – Una ginocchiata di Zuniga a Neymar all’86’ dà un risvolto amaro alla vittoria della Selecao contro la Colombia, salutata comunque dall’accoglienza trionfale del suo popolo a Bogotà. L’asso del Barcellona, uomo copertina del Brasile di Scolari, soffre di una frattura ad una vertebra e ha concluso anzitempo il suo Mondiale, abbracciato dagli auguri di pronta guarigione della torcida verdeoro, per dir la verità fiduciosa in un recupero clinicamente miracoloso in caso di finale. L’iniziale di vantaggio di Thiago Silva, altro assente in semifinale a causa del secondo giallo nella fase a eliminazione diretta, è stato un errore della difesa dei Cafeteros, colpevole nel lasciare il centrale del PSG libero nel colpire dall’area piccola. Il Brasile raggiunge finalmente una sufficiente quadratura, con Paulinho e Fernandinho ideale coppia di centrocampo per qualità e quantità, e Hulk e Neymar pronti a pressare le ripartenze colombiane. A destra Maicon contiene il duo “italiano” di Pekerman Armero-Ibarbo e solamente due parate di Ospina negano, solo temporaneamente, il raddoppio brasiliano. David Luiz, riccioluto centrale della Selecao, pesca il coniglio dal cappello al 69’, poco dopo le proteste colombiane per un gol annullato a Yepes: piattone su punizione messo su quell’angolo alto irraggiungibile per Ospina, 2-0 e decibel della torcida che aumentano. Le emozioni in campo, quando sul rettangolo verde c’è la Colombia, non finiscono mai: Julio Cesar abbatte Bacca, rigore e trasformazione di James Rodriguez. Il gol della stellina del Monaco rinvigorisce le ambizioni ma non succede nulla, a parte il dramma sportivo di Neymar, costretto quasi sicuramente a guardare dalla televisione la conclusione di questo Mondiale.

Una Pepita ritrovata – L’altra grande del Sudamerica, l’Argentina, prosegue il cammino verso l’eventuale, e storica, finale contro il Brasile: l’Albiceleste batte il Belgio dei miracoli di Wilmots con un 1-0 di misura che resiste fino alla fine. Sabella beneficia del guizzo di Gonzalo Higuaìn, bravo a invertire la rotta del suo difficile Mondiale con un gol da vero cobra d’area, scaturito da un pallone sporco arrivato al limite dell’area. Il gol della punta del Napoli, non è stato raddoppiato a seguito della traversa presa dal “Pipita” dopo un’azione solitaria che ha regalato una figura barbina a Vincent Kompany, deriso da Higuaìn con un tunnel stilisticamente perfetto. Il Belgio ha pagato i cambiamenti tattici di Wilmots: perché spostare dietro le punte un De Bruyne che aveva fatto benissimo a destra? Perché limitare il raggio d’azione di Hazard mettendolo sul centrosinistra? Il Belgio si è affacciato in avanti fin troppo tardi, dopo gli aggiustamenti tattici che hanno dato le migliori condizioni di gioco a Hazard e hanno previsto l’inserimento di Lukaku per Origi. La giovane punta dell’Everton non ha capitalizzato l’occasione da gol all’89’, subendo la murata di Ezequiel Garay. Il forcing finale belga, con il centrale Van Buyten punta aggiunta, ha solo dato della tensione in più alla retroguardia argentina, tensione agonistica utile a superare gli ultimi minuti.

Olanda-Costa Rica, storie di portieri – Questa volta la lotteria dei calci di rigore non sorride alla favola del Costa Rica. L’epilogo più cattivo del gioco del calcio sancisce la maestria di uno dei geni del calcio europeo: Louis van Gaal. L’allenatore che dopo il Mondiale sposerà la causa del Manchester United è protagonista di una mossa tattica che ha pochissimi precedenti nella storia del football: al 15’ del secondo tempo supplementare van Gaal sostituisce il portiere titolare Cillesen per far posto a Krul, estremo difensore del Newcastle con la fama di “pararigori”. Il risultato è esattamente quello atteso da van Gaal: Krul intuisce tutti i tiri dal dischetto e ne para due, portando l’Olanda in semifinale contro l’Argentina. La partita è però ampiamente dominata dagli arancioni, incapaci però di schiodare lo 0-0 a causa delle parate di Keylor Navas, asso nella manica dell’assetto difensivo dei Ticos centroamericani, scesi in campo con la chiara intenzione di difendersi a spada tratta. Joel Campbell, punta costaricense, è lasciato spesso solo contro i tre centrali olandesi e le occasioni del Costa Rica sono poco più che nulle. Quando poi non c’è Keylor Navas a sbarrare la porta, a negare la gioia oranje ci pensano i legni: Sneijder e van Persie timbrano il palo a tempo scaduto ed a pochi minuti dai rigori la punta ancora Wesley Sneijder centra la traversa. L’Olanda passa meritatamente, ergendo una statua a Tim Krul, e troverà l’Albiceleste in un remake della storica finale del 1978.

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