Lega Pro: si inasprisce la lotta AIC-Macalli/Ghirelli. Rischio sciopero?

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pallone lega proSi inasprisce la lotta perpetrata dai calciatori di Lega Pro contro la riforma dei campionati di terza serie voluta dal presidente Macalli, provvedimento che disegnerebbe un campionato dove le squadre avrebbero l’obbligo di schierare squadre con l’età media inferiore a 25 anni. A capitanare la ribellione è naturalmente l’Associazione Italiana Calciatori (Aic) nella persona del suo presidente Damiano Tommasi, centrocampista ex bandiera della Roma. La posizione di Tommasi lascia presagire la battaglia: “Non facciamo partire la Lega Pro con questa riforma che va contro la meritocrazia”. Tommasi ha già in mano il mandato ad agire della maggioranza delle squadre non solo della Lega Pro, ma ha anche illustri appoggi provenienti dalla B e dalla A. Tra i calciatori c’è compattezza, anche i più giovani, naturalmente avvantaggiati dalla riforma, si trovano coesi con i loro colleghi più anziani nel cercare di salvare la meritocrazia e la libertà di scelta nel calcio.

La contesa tra le parti in causa ha raggiunto le dimensioni massime a seguito della frase di domenica scorsa, proferita dal direttore generale Ghirelli: “Chi a 24 anni gioca ancora in Lega Pro dovrebbe farsi due domande sul proprio destino, noi della Lega Pro gli diamo la possibilità di permettergli di trovare una nuova strada lavorativa”.

Al direttore Ghirelli, uomo che il calcio lo ha vissuto da sempre dietro le scrivanie e non con addosso l’odore dell’erba tagliata, potrebbero essere utili questi esempi che sono solo gocce di un mare nero che è il cacio di casa nostra: Federico Marchetti, rampante secondo portiere della nazionale, fino a 26 anni calcava i campi della C tra Biella e Bergamo sponda Albinoleffe. Campioni del mondo come Luca Toni, Simone Barone, Massimo Oddo e bomber di razza come Riganò si sono ritrovati a ripartire dalla C per più volte nella loro carriera.

Per di più chiunque abbia avuto un minimo di memoria lunga sa che la Serie C e le sue compagini sono infarcite di campioni ultratrentenni che, a loro volta, fungono da chiocce per i giovani rampanti delle squadre pronti a prendere il volo. Quanto è pesato l’apporto di un sempreverde Ighli Vannucchi a La Spezia e l’anno scorso con la maglia della Virtus Entella? Quanti calciatori sarebbero diventati i campioni di oggi e di domani senza una vera guida di squadra in campo (oltre che in panca)?

Lo sfogo dei diretti interessati, i calciatori, ha la voce di Andrea Gessa (centrocampista 33enne con una vita passata in Serie C/Lega Pro) che, in una conversazione epistolare con il d.g. Ghirelli, rappresenta la realtà contorta del calcio italiano, afflitto da tanti mali ma sempre pronto ad astruse riforme che porterebbero effetti positivi solo ai soliti potenti. La conversazione (disponibile sulla pagina Facebook Post Macalli Lega Pro, coordinamento ufficiale della protesta degli addetti ai lavori del calcio) raccoglie lo sfogo di un calciatore che ha sempre lottato per la pagnotta e mai per il filetto, non avendo la fortuna di crescere un un vivaio prestigioso o di trovare un maestro di calcio giovanile come Zeman. Nella risposta al primo sfogo Ghirelli, dopo la lamentela sulla crisi economica delle società di calcio, ripete il parere della Lega Pro, ossia che se a 24 anni sei qui sei un calciatore quasi fallito, con buona pace di società a grande seguito, piazze prestigiose di successo e chi più ne ha più ne metta. La risposta di Ghirelli è alquanto dubbia in quanto infarcita di violazioni a molte norme di coordinamento delle politiche FIGC, l’art. 27. Il direttore generale incentra la difesa della sua riforma sui modelli con pieno successo degli sport americano e sui successi del Barcellona e Real Madrid (quale?) arrivati sul tetto del mondo con i giovani. Ma quanto sarà utile, per un calcio dilaniato dal nepotismo e dalle leggi ad hoc come quello italiano, scopiazzare modelli vincenti altrove? La terza serie ad oggi conosce piazze che hanno sempre vissuto di calcio e che meriterebbero serie ben più nobili. Come potrà reagire il pubblico di queste piazze ad un livellamento selvaggio con conseguente distacco tecnico dalla B? Gessa poi nella replica a Ghirelli fa notare la diversità di trattamento delle società: perché in Lega Pro distribuire ugualmente fra tutti, quando poi i proventi maggiori sono realizzati dalle solite 5,6 piazze? E se lo si fa in Lega Pro perché non farlo anche nella tanto bella università del calcio della Serie A? Ciò forse andrebbe a cozzare con qualche interesse maggiore.

La realtà di questi giorni è quella che bisogna salvare la meritocrazia, uno dei pochi lati positivi in un calcio affetto da tante malattie. Bisogna trovare per tempo un accordo con i calciatori, al fine di evitare uno stop del pallone che porterebbe solo altra disaffezione dei tifosi ed altro stallo nella risoluzione di questo intricato idillio.

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