Jannik Sinner, l’Italia del tennis torna a sognare

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Nel firmamento del tennis internazionale, brilla sempre più lucente una giovanissima stella italiana: Jannik Sinner, l’alto atesino di soli 19 anni che sta decisamente bruciando le tappe, imponendosi agli onori della cronaca con prestazioni di assoluta maturità agonistica.
Sinner, infatti, ha già in bacheca due titoli ATP Tour 250 (Sofia 2020 e Melbourne 2021), oltre al titolo NextGen ATP Finals, il trofeo riservato ai migliori tennisti Under 21, conquistato nel 2019.
Questi risultati rappresentano già dei record, in quanto Sinner è il più giovane tennista italiano ad aver vinto un titolo ATP e le stesse Next Gen.
Come se non bastasse, la settimana appena conclusa rappresenta di sicuro una tra le pagine più importanti della carriera del precoce Jannik.
Il fulvo talento, infatti, ha sfiorato la vittoria nell’ATP Masters 1000 di Miami, uno tra i tornei più prestigiosi del circuito, arrendendosi solo in finale contro il polacco Hubert Hurkacz.
Una cavalcata entusiasmante la sua, iniziata sconfiggendo in scioltezza Gaston, proseguita in crescendo con le vittorie contro il temibile Kachanov, l’estroso Bublik, il veterano Bautista Agut.
A sorprendere gli addetti ai lavori, innanzitutto le sue eccellenti doti tecniche, frutto del sapiente lavoro avviato negli anni dallo “star coach” Riccardo Piatti.
Il suo punto di forza è senza dubbio il gioco da fondo campo, ricco di accelerazioni di dritto (destro) improvvise e brucianti (particolarmente letale il suo “cross” incrociato stretto).
Oltre al dritto chirurgico, Sinner sfodera un rovescio bimane molto solido, poco arrotato ma sempre profondo e angolato, anch’esso particolarmente insidioso quando utilizzato per incrociare.
Sinner è pura tecnica, quindi, ma anche sorprendente maturità: nei recenti match in Florida ha infatti dimostrato di saper reagire con orgoglio e tenacia nei momenti negativi e complicati (più volte in svantaggio, anche di un set, soprattutto contro Kachanov e Bautista, è rimasto concentrato e ha costruito dei “controbreak” da tennista esperto).
Tutti questi prodromi lasciavano ben sperare in vista della finale di domenica.
Ed invece, ancora una volta, il tennis si è rivelato lo sport più imprevedibile e beffardo.
Jannik è partito a rilento, con un parziale di 0-3, ha recuperato i tre game di svantaggio e addirittura servito per il set sul 6-5.
Durante questo turno di servizio, purtroppo, il nostro paladino, fino ad allora freddo, solido e pragmatico, ha forse accusato improvvisamente il contraccolpo psicologico di tutta la tensione accumulata durante le precedenti sfide.
E così, ha sprecato malamente l’occasione di vincere il primo set, facendosi strappare il servizio dal rivale (ma suo grande amico e compagno di doppio) Hurkacz.
Da quella “sliding door” in poi, la finale è stata tutta in salita: sconfitto nel primo set al tie break, Sinner ha avuto un pericoloso black out anche nel secondo set, concedendo un pesante parziale di 0-4, per poi accennare una reazione che tuttavia non gli ha impedito di uscire sconfitto per 4-6 e arrendersi alla vittoria del polacco.
In ogni caso, il bilancio di questa esperienza è sensazionale.
Grazie ai 500 punti conquistati con il secondo posto di Miami, Sinner è attualmente n. 21 al mondo (oltre che miglior tennista under 20) e può guardare con fiducia al futuro, poiché questo piazzamento in classifica ATP gli consente di accedere come testa di serie nei prossimi tornei stagionali.
A completare il momento magico del tennis italiano, un altro dato senza precedenti: da oggi l’Italia può vantare ben 10 tennisti tra i primi 100 al mondo (nell’ordine Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Travaglia, Caruso, Musetti, Magher, Cecchinato, Seppi).
Non c’è che dire: con Sinner (e i suoi “fratelli”), l’Italia del tennis può tornare a sognare.