Una gondola per Igor Stravinskij

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Il 6 aprile 1971, esattamente 50 anni fa, muore a New York il grande compositore russo Igor Stravinskij e, per suo espresso desiderio, viene sepolto a Venezia (isola di San Michele) vicino alla tomba di Sergej Djagilev, fondatore della compagnia dei Balletti Russi. Il compositore conia per se stesso la famosa espressione di “inventore di musica” che, attraverso l’ingegno, la sicura dottrina e la trattazione consapevole del materiale compositivo, rappresenta un’icona tra le più rappresentative della musica del XX secolo.

Per molti aspetti la sua arte segue il principio ciceroniano dell’inventio ove più che “inventare” occorre solo trovarlo in quanto esiste già come in quel Quaerendo invenietis ben esplicitato nel Musikalisches Opfer di Bach. In genere la sua musica attraversa vari periodi stilistici con stilemi che vanno dall’impressionismo alla modalità, alla politonalità, al jazz, al neoclassicismo e al serialismo.

Soffermiamoci sul balletto più celebre, ultimo del trittico formato da Le rossignol e Petruška, le Sacre du printemps (Sagra della primavera), il cui sottotitolo «Quadri della Russia pagana» allude al contenuto:

un giorno […] intravidi nella mia immaginazione […] lo spettacolo di un grande rito sacrale pagano: vecchi saggi erano seduti in cerchio a osservare la danza della morte di una fanciulla che essi sacrificano per rendere loro propizio il dio della primavera. Fu il soggetto della «Sagra della primavera». Devo dire che questa visione mi aveva molto impressionato e ne parlai subito all’amico pittore Nicholas Roerich, specialista nello studio del paganesimo. Egli accolse l’idea con ardore e divenne mio collaboratore. A Parigi ne parlai anche a Diaghilev, che subito si entusiasmò per il progetto» (Stravinsky, dalle Cronache).

Da un bozzetto di Nikolaj Roerich, 1913

Struttura de le Sacre du printemps

I Parte: L’adorazione della terra

II Parte: Il Sacrificio

Primavera. La terra è ricoperta di fiori. La terra è ricoperta di erba. Una grande gioia regna sulla terra. Gli uomini si abbandonano alla danza e, secondo il rituale, interrogano l’avvenire. L’avo di tutti i saggi prende personalmente parte alla glorificazione della Primavera. Viene guidato a unirsi alla terra rigogliosa e orgogliosa. Tutti danzano come in estasi.

Trascorso è il giorno, trascorsa la mezzanotte. Sulle colline stanno le pietre consacrate. Gli adolescenti compiono i loro mitici giochi e cercano la grande via. Si rende gloria e si acclama Colei che fu designata per essere accompagnata agli Dei. Si chiamano gli avi venerabili a testimoni. E i saggi antenati degli uomini completano il sacrificio. Così si sacrifica a Jarilo, il magnifico, il fiammeggiante.

La prima ebbe luogo al Théâtre des Champs-Elysées de Paris il 29 maggio del 1913 e il risultato fu quello di un disastro, scatenato da una sorta di ribellione del pubblico. Ancora oggi le Sacre rappresenta un’opera complessa per il pubblico e, spesso, per gli addetti ai lavori. Per «un uditorio desideroso di ascoltare e conoscere prima di giudicare» (Stravinsky), consiglio la lettura del seguente volume: Roman Vlad, Architettura di un capolavoro Analisi della Sagra della primavera di Igor Stravinsky, Ricordi, 2005.

Concludo invitando ad accostarsi al Sacre in senso metaforico, immaginando una primavera di rinascita, grazie alla quale il mondo intero attende una nuova vita.

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Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio di Perugia, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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