Barletta alla ricerca del riscatto ma non chiamatelo derby

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BarlettaLecce – Non chiamatelo derby: al “Via del Mare” domenica arriva il Barletta in una sfida che soltanto due anni fa aveva un sapore fantacalcistico con i giallorossi impegnati a calcare i prestigiosi impianti della Serie A ed i biancorossi del nord barese a realizzare una discreta stagione in C2 che è valsa il ripescaggio postero in Prima Divisione grazie alla solita scia di fallimenti che purtroppo accompagna le società di calcio minori, lontane dal sole dei benefici, ogni estate.

La realtà della Lega Pro significa però anche questo, sapersi calare in match da vincere sul rettangolo di gioco e non grazie a qualche magica alchimia dettata dal nome “più blasonato”.

La sfida di domenica tra la squadra di Lerda ed il Barletta non deve essere annoverata nella categoria dei “derby” vista la non particolare rivalità tra i due schieramenti, risalente lontanamente ai match degli anni Ottanta con i biancorossi presenti assieme al Lecce insieme in Serie B.

Nostalgia di fine anni Ottanta – Senza dubbio il miglior momento per la storia del calcio barlettano è stato quello risalente alla fine degli anni Ottanta con il Barletta Calcio bravo a risalire la china della serie C ed ad attestarsi in serie B per ben tre stagioni con il picco dell’undicesimo posto dell’annata 1988-89 con una rosa, guidata da Gesualdo Albanese, che poteva contare su Evaristo Beccalossi a fine carriera e sull’ex Lecce Ezio Panero. Le tre stagioni in cadetteria hanno radicato il tifo dei colori biancorossi nella città costiera pugliese. Il Barletta ha anche accumulato una serie di sostenitori dai vicini centri Margherita di Savoia, Trinitapoli ed Andria che, nonostante l’ovvia egemonia della locale Fidelis, seguono le sorti del vicino Barletta in seguito al gemellaggio tra le due tifoserie. La realtà dei nostri anni ha visto il ritorno al professionismo dei biancorossi dopo più di quindici anni spesi tra Eccellenza e Promozione. Il ripescaggio in Prima Divisione, avvenuto alle porte della stagione 2010-11 poi conclusasi con i barlettani all’11° posto, ha convinto il presidente Tatò a cercare di rivivere i fasti di fine anni Ottanta. Gli investimenti della stagione 2011-12 sembravano muoversi in questa direzione ma, nonostante la presenza in rosa di elementi come Vincenzo Sicignano in porta, Mengoni e Minieri in difesa, De Liguori, Di Cecco a centrocampo e Schetter, Mazzeo ed Infantino davanti, i biancorossi non sono andati al di là del sesto posto con un piazzamento playoff in gioco fino all’ultima giornata e sfumato a seguito del pareggio dell’ultima giornata contro il Piacenza. La scorsa stagione le ambizioni si sono ridimensionate ed i biancorossi barlettani, dopo il 14° posto della Regular Season, hanno raggiunto la salvezza vincendo il playout proprio contro i fratelli dell’Andria.

Nuove ambizioni grazie alla formula allargata – Il Barletta 2013/14, che sulla panchina avrà Nevio Orlandi, subentrato a Novelli nel gennaio scorso, punterà ad un buon piazzamento in classifica che, grazie all’atipica formula di quest’anno, potrà valere il biglietto per la lotteria dei playoff. L’ex viceallenatore del Parma potrà contare su di una rosa abbastanza solida sulla carta che fa del folto centrocampo il suo punto di forza. La campagna acquisti, coordinata dal d.s. Gabriele Martino, ha portato in Puglia elementi giovani in prestito da squadre di calibro maggiore: ne sono esempi il fluidificante destro Marco Cane, 20enne del Genoa che tanto bene ha fatto nel mercoledì di coppa, ed i ritorni, sempre con la formula del prestito, di Vincenzo Camilleri dalla Reggina e di Andrea La Mantia dal Frosinone. Il Barletta potrà poi forse contare, a seconda dell’eventuale arrivo del transfer, sullo sloveno Zigon, trequartista misterioso svincolatosi dal Nova Gorica, che arriva in Lega Pro forte dei 15 gol e 2 assist realizzati nelle 33 presenze della scorsa stagione. L’inizio di campionato dei biancorossi non è stato però coincidente con le ambizioni del presidente Tatò: dopo cinque partite il Barletta occupa la penultima piazza del campionato, davanti solo al Lecce, con un solo punto (raccolto nel pari esterno di Ascoli e zero gol realizzati. Una parziale inversione di tendenza si è registrata nel mercoledì di Coppa Italia, che ha visto i barlettani trionfare per 3-1 tra le mura amiche del “Puttilli” contro la Paganese.

Le stesse soluzioni per invertire il trend? – Proprio nella partita infrasettimanale di Coppa mister Orlandi ha mischiato le carte, schierando i suoi uomini con un 4-3-3 differentemente da quanto accaduto in campionato, dove il mister ex Reggina ha optato per un 3-5-2 più abbottonato, che dovrebbe caratterizzare le “Furie Rosse” anche nella trasferta in Salento. Davanti al portiere Liverani il terzetto di difesa maggiormente impiegato è stato quello formato da Di Bella, Romeo (ex di turno con 1 presenza nel debutto contro la Cremonese) e Camilleri. A subentrare il giovane Federico Maccarone. Gli esterni di fascia, chiamati alle due fasi, dovrebbero essere il giovane Cane a destra e l’ex Pavia e Andria D’Errico. Al centro del campo il fosforo sarà quello del 35enne dal piede fatato, e pericoloso sui calci piazzati, Riccardo Allegretti che a sua volta sarà affiancato dall’austriaco Prutsch, di proprietà del Livorno. Il terzo posto al centro del centrocampo vede un affollamento di candidature con Ilari in vantaggio su Legras, Mantovani e Branzani. Le alternative sulle fasce sono poi rappresentate dall’ex Lamezia Andrea Pippa e da Dario Cascione. L’attacco sarà guidato dal 28enne barese Antonio Picci, ex Martina e Brescia, l’anno scorso autore di 2 reti con le Rondinelle. Al suo fianco il 19enne Emanuele Cicerelli è favorito sull’ex Frosinone La Mantia, in dubbio fino alla fine. La possibilità d’impiego della carta Zigon potrebbe mischiare le carte anche se Orlandi appare orientato a schierare l’ex Nova Gorica nella posizione di seconda punta dietro a Picci.

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