Una storia di Natale al contrario. O forse no !

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mcclain yurtBilly è un vecchio cane. Taglia medio piccola, carino, vecchissimo. Ha 18 anni vissuti splendidamente. Non sappiamo dove sia nato, non conosciamo i suoi primi giorni di vita, la sua mamma, la sua storia nei dettagli. Noi lo abbiamo conosciuto pochissimi giorni fa, e la sua carta d’identità nella sezione segni particolari mostrava un solo aggettivo: amato!
L’amore basta a immaginare una vita. Bella. L’amore segna, insegna, consola, accarezza, culla. L’amore fa brillare gli occhi, non si può nascondere e non chiede nulla, se non di essere ricambiato.

E allora immaginiamo. Billy è un cane felice. Le ossa dolgono, gli occhi sono coperti da un velo di cataratta, ma lui è felice. Ha un amore grande, non gli serve altro per vivere. Lui e il suo papà sono cresciuti insieme, invecchiati insieme, e neppure per un solo giorno il sentimento forte che li lega ha vacillato. Billy sa che in molti lo chiamerebbero esagerato, ma lui non si cura delle altrui opinioni. È convinto che senza quel padre morirebbe.

Parole che si dicono, Billy mio. No, parole vere, amici. Si sono divertiti inseguendo il volo delle farfalle, hanno raccolto la legna nei boschi, hanno preparato l’albero di Natale a dicembre, passeggiato sulla riva del mare, ammirato tramonti, affrontato dolori, sentendosi una cosa sola.
Billy ha visto suo padre piangere, gli ha leccato le lacrime, mentre in cuor suo sperava di prendersi quel dolore e liberare quell’uomo buono da ogni peso che gli toglieva gioia. E l’uomo capiva. L’uomo riprendeva il cammino a sei zampe, un cuore doppio, il suo e quello del piccolo cane. Avevano trovato l’equilibrio. Un rapporto mai in bilico, dove i piatti della bilancia restavano sempre alla stessa altezza. Perché nell’amore non dovrebbe esistere il forte e il debole, l’amore non dovrebbe interrogarsi, avere paura, far soffrire.

Un uomo, il suo cane. Niente di più puro. Sono fortunato, si diceva Billy da adulto, nei freddi inverni che viveva al caldo di Billycoperte condivise. E nel suo piccolo cuore pulito non c’era posto per la paura. L’ingenuità dell’anima vive di bellezza. Sono stati sereni per tantissimi anni.
Ma il tramonto è arrivato a grandi falcate sul loro sentimento. Il papà si è ammalato. 
È anziano, come Billy.
‘Papà, non è una cosa brutta. Sono vecchio anch’io, ci sorreggeremo a vicenda, non aver paura, papà, ci sarò sempre io con te.’
‘Invece ho paura, Billy mio. Se me ne andrò prima di te, che cosa succederà?’
‘No, papà, non dire così. Il nostro legame sarà più forte di questi timori. Andremo via insieme. Io voglio camminare in braccio a te quando arriveremo sul ponte. Voglio sentire il tuo cuore battere contro il mio. Ho conosciuto la felicità grazie a te, e non ho nessuna intenzione di perderla’.

Ma un giorno di dicembre, il papà di Billy era allettato e con una flebo in vena. C’era l’ipotesi che potesse andare in ospedale. Billy era sul letto con lui. Lì vicino qualcuno guardava quelle lacrime silenziose, ma non sembra se ne curasse più di tanto. Chi lo dice? I fatti. Quali fatti? I seguenti.

Billy, il cane diciottenne di quel padre disperato, doveva improvvisamente, scriteriatamente, perversamente lasciare il proprio mondo. Dividersi, separarsi, rinunciare. Casa, letto, calore, protezione ma soprattutto lui, il suo cinquanta per cento. Il suo compagno di vita. Così era stato deciso, l’udienza durò poco. La famiglia (!!!) di quel signore aveva stabilito che, date le condizioni di salute critiche del padre, il cane dovesse andare in canile. CANILE.
Dopo 18 anni di vita insieme. La volontaria era lì a tentare di arginare quel terribile dolore, come carne strappata senza anestesia, possiamo immaginare. Il vecchio padre a implorare che i suoi familiari non portassero via Billy, la volontaria che pietosamente prometteva che il suo Billy sarebbe tornato. Lui che gridava con le sue scarse forze, Billy che aveva capito tutto. Non so se scese da solo da quel letto, non so che cosa pensò, con quali occhi guardò quelli dell’uomo che per una vita era stato tutto per lui. La mano non riuscì a toccare la zampa, i passi furono veloci per tentare di schiacciare l’angoscia, di renderla meno assoluta. Il groppo in gola e le lacrime silenziose, per non spaventare ulteriormente quel condannato innocente …

Billy è arrivato al rifugio A.P.A. di Chioggia, che la scrivente conosce molto bene. Si può dire di un canile che è bellissimo? Lo dico del Sant’Anna, e aggiungo che sempre canile resta. Ho conosciuto le persone che seguono i respiri di ogni creatura che staziona lì, il loro impegno determinante per le adozioni, la cura, la pulizia, l’affetto, le carezze, l’amore. Persone meravigliose. Ma Billy voleva il suo papà. Lo sguardo era altrove, il cuore pure. Non è servito niente. Lo sguardo è rimasto sempre altrove.
‘Papà, perdonami se non sono stato capace di restarti accanto. Papà, prega perché io muoia e così possa sperare di vederti da qualche parte di questo infinito universo. Papà, ti voglio bene, mi manchi, e senza di te non voglio vivere. Abbiamo superato tutto, insieme, ma non questo terribile addio!’ … Sembrava parlasse, quel cane. Che sussurrasse strazio. E le volontarie erano lì che lo coccolavano, lo accarezzavano, gli portavano il cibo, gli cercavano con urgenza una degna casa che sarebbe arrivata giovedì. Ma lui non ha mai mangiato, mai mostrato un segno di gioia, mai smesso di guardare inebetito quella rete che gli toglieva di colpo la libertà e l’amore. E dopo tre giorni se n’è andato. Per sempre. Solo. In silenzio, senza disturbare.

Addio, piccolo grande cane, amico sincero e innocente. Addio Billy.

A questo punto, ma anche prima per la verità, si è tentati di scagliarsi con tutti gli improperi esistenti nel vocabolario del turpiloquio su queste persone che hanno dimostrato una leggerezza, una cattiveria, una crudeltà davvero raccapricciante e hanno commesso un gesto da boia, che non può avere nessuna giustificazione. Eticamente gravissimo. Se non fosse che la vita dà sempre le sue risposte, sia pure nelle prove più devastanti e tristi.

È  finita così. Billy è morto ma con lui, a poca distanza di tempo e di spazio, è morto il suo papà. Si erano scambiati la promessa di tenersi tra le braccia, di unire i battiti dei loro cuori per l’eternità. Hanno mantenuto quel sacro patto. Ora ci piace immaginarli mentre si ritrovano.

‘Papà, ho avuto tanta paura, ma tu sei di nuovo con me’ e il papà con una lacrima di emozione prendere tra le sue braccia di nuovo forti quel piccolo cuore di cane, e rispondergli ‘Sì, piccolo mio, nessuno ci separerà mai più’. A noi tutti restano lacrime, speranza e un grande esempio di amore pulito, puro, infinito. Una prova di eccelso valore poco classificabile, poco inquadrabile in un lessico fatto di parole vuote. A qualcun altro deve restare un dubbio, per lo meno. Il dubbio che della vita e della morte non abbia capito nulla. E men che meno dell’amore. Buon Natale.

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