L’analisi: quale rimedio al “mal di gol”?

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MiccoliLecce- La casella vuota nel tabellino delle vittorie in trasferta continua a rimanere anche dopo la trasferta di Torre Annunziata. Lo 0-0 maturato al “Giraud” però è di una natura diversa rispetto al pari a reti bianche di quindici giorni fa in quel di Matera. A differenza della partita in terra lucana, dal match di ieri si esce senza dubbio con due punti persi, viste le occasioni da gol (5-1 per il Lecce) e visto anche il dominio territoriale. Il Lecce ha anche subito l’espulsione di Salvi, rosso causato da un’ingenua simulazione del centrocampista romano un minuto dopo l’ammonizione per una scivolata su Scarpa, nel periodo di maggiore supremazia sul terreno di gioco. Il neo, grave per una squadra che insegue la promozione diretta almeno sulla carta, non può essere né trascurato né nascosto: il Lecce soffre di “mal di gol”.

Ieri, rispetto ad altre esibizioni in trasferta, si è prodotto di più, ma il nuovo passaggio a vuoto di Moscardelli e la partita anonima di Miccoli hanno lasciato l’attacco giallorosso orfano delle sue due principali bocche da fuoco, visto il doppio lavoro cui è soggetta la prima punta Gigi Della Rocca. Franco Lerda deve lavorare sodo per smussare questo difetto perché, benché sia vero che i punti in trasferta rimarrebbero sempre utili, per risalire la china serve il bottino pieno.

PapiniNervosismi, errori e occasioni- Sfortunati nel primo tempo, inverosimili nella ripresa e frettolosi in un finale gestito male dopo l’espulsione di Checcucci che ha portato la parità numerica a un quarto d’ora dalla fine. La sintesi della partita, sin troppo aggettivizzata, la si potrebbe esplicitare così. Il primo tempo, dopo la solita fase di studio, sin troppo lunga in verità, ha visto il Lecce uscire dal guscio con i suoi palleggiatori di tecnica esponenziale, ma la diga difensiva di Bucaro ha retto l’impatto, veramente non troppo veemente, degli avanti giallorossi. L’inedito asse sinistro Lopez-Carrozza ha perforato la linea difensiva oplontina per due volte, ma al tiro del gallipolino al 34’ è seguita la parata da campione di Santurro e, ai due conseguenti cross tesi sempre dell’ex Verona, i tiri di Miccoli e Della Rocca, strattonato forse ai limiti del penalty, non hanno trovato buona sorte a causa dell’opposizione del trio centrale. La ripresa, partita con l’occasione di Carini, è stata caratterizzata dal nervosismo e dagli errori: Salvi, già ammonito, si fa espellere, Moscardelli rileva Miccoli e peggiora ancor di più il rendimento già insufficiente del capitano cadendo in ogni provocazione dei difensori oplontini. Il “Mosca”, giocatore che sicuramente sarà decisivo nel corso della stagione, ha bisogno di sbloccarsi, ma difficilmente l’attimo fuggente arriverà se l’ex Bologna continuerà arditamente la ricerca della giocata individuale. Il calo fisico, normale, di Della Rocca ha poi contornato un finale dove il Lecce ha sparato male tanti palloni al centro ed è andato vicino al gol solo con l’intuizione di Papini, lucido e pulito a centrocampo, bravo a presentarsi al tiro poi deviato da Calzi prima di fare la barba al palo.

FilipeUna nuova disposizione tattica?- La pochezza offensiva del Lecce, contrapposta ad una difesa rocciosa nonostante i test poco probanti dati dai reparti offensivi di Reggina e Savoia, però potrebbe anche andare oltre le occasioni non inquadrate nella strana partita di ieri sul terreno sintetico del “Giraud” di Torre Annunziata. Il lavoro tattico di Gigi Della Rocca è si da premiare nell’economia degli equilibri della squadra, ma al fianco del brindisino l’altro attaccante deve sfruttare al meglio gli spazi che logicamente si creano. Fabrizio Miccoli è stato autore di una partita incolore, anche sulle palle ferme, non riuscendo ad emergere nel mare difensivo di maglie bianche. Rivedendo i movimenti, e pensando alla squalifica di Salvi che caratterizzerà il prossimo match (sabato alle 17 al “Via del Mare” contro la Paganese), potrebbe essere una carta plausibile il ritorno al 4-2-3-1, o il definitivo passaggio dal 1’ a quel 3-5-2 tanto provato sul manto erboso di Squinzano. Il 4-2-3-1, schema che ha fatto le fortune della rincorsa dello scorso campionato, permetterebbe maggiori scorribande offensive a Abdou Doumbia e Alessandro Carrozza, potenzialmente molto più pericolosi nei ruoli di trequartista destro e sinistro. Questa disposizione tattica porterebbe però a delle esclusioni di lusso: Miccoli e Moscardelli non sembrano adatti al ruolo di trequartista centrale, al contrario di Gigi Della Rocca, già abituato al 4-2-3-1 a Carpi. La cerniera di centrocampo Filipe-Papini sarebbe l’equilibrio ideale tra fosforo e sostanza e, specialmente nelle partite casalinghe contro avversari più deboli, osare non sarebbe un dramma. Il “mal di gol” deve passare, il Lecce ha bisogno di exploit per provare a fare la voce forte in un campionato che si preannuncia combattuto fino all’ultimo minuto dell’ultimo match.

 

 

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