Disoccupazione: il dramma oltre il 25%

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LavoroQuando in televisione affermano che in Italia vi è crisi e che il tasso di crescita del PIL nazionale è vicino allo zero, significa che il tasso di crescita delle regioni settentrionali è pressoché superiore al 5% e quello delle regioni meridionali registra valori negativi superiori al 5%. Non si spiegherebbe viceversa il crollo del PIL della provincia di Lecce. Negli ultimi 5 anni ha registrato un tasso medio di decremento del 4/5%. E il risultato finale e attuale, quello sotto gli occhi di tutti, è una drammatica disoccupazione che supera il 25%. Una percentuale che significa che più di 70.000 persone attive sono a spasso, mentre le persone che lavorano sono solo i ¾ del complesso dei lavoratori, delle forze in campo.

E il Governo? Cosa fa il Governo di fronte a questo dramma sociale, di una delle province più dinamiche e ricche d’Italia all’indomani dell’Unità? Il Governo imperterrito continua sempre ed ancora contro il Sud e dunque anche contro i leccesi, infierendo con la sua politica welfare indiscriminata, che si abbatte sulle classi meno abbienti e dunque contro il Sud, con una politica fiscale antimeridionalistica oltre che incostituzionale, con il drenaggio occulto di fondi per le comunità settentrionali e le banche; sempre più indaffarato con i fondi per gli immigrati.

Per gli oltre 70.000 leccesi disoccupati lo Stato è assente e il Governo gli è contro e fermo agli assunti che formulò Prodi nei primi anni ’90, che si sostanziavano in un’affermazione cattiva, quanto foriera di ciò che sarebbe accaduto: “Il Sud deve essere lasciato a se stesso!” E se questa è l’opzione di partenza del nostro Governo è bene che ci si cominci a rimboccare le maniche! Attendere oltre è pericoloso!

Oramai la pressioni sui politici locali è modesta se non quasi assente. Finita la logica della sistemazione col posto fisso, che garantivano molti politici, se non quasi tutti, nelle vicinanze delle elezioni, prevale una certa rassegnazione e smarrimento, dove l’orientamento è quello teso a consumare il patrimonio di famiglia. E la classe politica locale? Nella sinistra prevale un certo disorientamento, e comunque immobile su vecchi schemi in cui si demanda allo Stato la risoluzione dei grandi problemi locali. La destra invece ancora intenta a ragionare su vecchie logiche tipiche del ventennio berlusconiano. I tempi invece sono cambiati ed è bene che i meridionali ed in particolare i leccesi, coloro che hanno contribuito al decollo industriale dell’Italia, con le proprie risorse e attività, facciano sentire la loro voce.

A parte il lontano e baricentrico Emiliano, nessuna novità: tutto fermo, pietrificato, senza vita. Nessun’idea per risolvere le sorti della nostra provincia. E la borghesia sta a guardare, facendo esclusione per pochi sognatori. Forse sono proprio loro che accenderanno la miccia per far ripartire l’economia leccese, oramai immobile e centrata solo sul turismo, un settore sopravvalutato per risolvere il nostro dramma?

Ma quali i rimedi, allora? Di fronte a 70.000 persone che cercano lavoro, di fronte a circa il 10% della popolazione in condizioni difficilissime non si può non chiedere nell’immediato un intervento straordinario dello Stato, attraverso lo stanziamento di 2 miliari di euro per far ripartire l’economia. E poi? Sul piano strategico basterebbero delle buone scuole di formazione imprenditoriale. L’economia è attualmente talmente complessa e dinamica che è oramai impensabile che un imprenditore possa formarsi da solo, in autonomia. E la provincia di Lecce ha bisogno solo di imprenditori. Naturalmente, non bisogna dimenticare che abbiamo un credito nei confronti della storiografia di Stato, che indegnamente ha dipinto la nostra storia ricorrendo ad “artifizzi” non del tutto leciti e facendo apparire il nostro passato per quello che non è.

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