Sforare il deficit: si deve davvero?

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All’Italia, come è riportato su tutte le prime pagine di gran parte dei quotidiani di questi giorni, è stata proibita dall’UE una manovra economica che farebbe gravitare il deficit oltre la soglia prestabilita dagli accordi di Mastricht.

Ma questo è già successo ad altre nazioni. Il cittadino, al di là dei luoghi comuni, si chiede: “Perché noi non possiamo produrre deficit?”.

La risposta sembrerebbe banale: l’Italia è dopo la Grecia il paese con il più alto rapporto tra debito pubblico e PIL, quindi costantemente tenuta d’occhio dai mercati perché un cattivo debitore e non solo. Queste, tuttavia, sono solo le ragioni accessorie.
Ma perché è cosi importante tale questione per l’Europa? Che significa essere grandi debitori? Anche qui la risposta è relativamente semplice, anche andando oltre i noti luoghi comuni. La BCE (Banca Centrale Europea) ha il mandato da parte degli stati europei di mantenere l’inflazione non oltre il 2% e fino a questo momento ci è riuscita molto bene.
Ma quando l’inflazione sale? Qui ci sono vari motivi, tra i quali due appaiono fondamentali: se viene stampata troppa carta moneta e per un eccessivo debito (tenendo conto che i maggiori creditori del debito pubblico italiano sono la Germania, la Francia e gli stessi cittadini italiani). In quest’ultimo caso, il debito porta a una maggiore spesa, e la maggiore spesa preme sulla domanda, facendo alzare i prezzi e dunque l’inflazione.

Ma cosa significa un regime di prezzi crescente? Questo ha delle conseguenze di non poco conto sul piano sociale ed economico. Infatti, l’inflazione danneggia i creditori e i dipendenti (gli stipendi infatti si adeguano al nuovo regime di prezzi molto lentamente) e favorisce i debitori e gli imprenditori. In altre parole, il Governo italiano vorrebbe danneggiare chi possiede il debito pubblico nazionale (il più importante a livello mondiale), i lavoratori e favorire gli imprenditori e chi ha debiti importanti (tra i quali se stesso) con la scusa del rilancio dell’economia.

Quello che stiamo vivendo adesso è, dunque, un momento storico decisivo, le direzioni che verranno prese nell’ambito di questa vicenda dai nostri governanti potrebbe cambiare per sempre le sorti dell’ Europa e del nostro Paese. Ma è veramente necessario tutto questo? Non sarebbe veramente possibile attuare manovre più intelligenti e meno rischiose? Proviamo a rispondere.

A nostro avviso sarebbe opportuno riqualificare il gettito fiscale e riequilibrare il differenziale tra tasse regressive (inversamente proporzionale al reddito, che gravano sui poveri) e tasse progressive (direttamente proporzionali al reddito, che gravano sui ricchi) di modo che lo stato prelevi meno dalle tasche dei cittadini meno abbienti che, finalmente, potranno spendere quel denaro e far ripartire l’economia. E questo è possibile perché le entrate dello Stato rivenienti da imposte regressive sono circa il 50% delle entrate complessive. Basterebbe ridurre queste del 20%, con la riduzione dell’IVA e delle accise e l’aumento dell’IRPEF e delle tasse sui capitali. Ma il Governo fa esattamente il contrario.

Purtroppo per il momento il nostro Governo non sembra avere le idee chiare su come fronteggiare i problemi connessi al rilancio dell’economia e agli italiani, in balia di riforme economiche confuse e tribali, viene chiesto un atto di fede, cosa in cui siamo sempre stati bravi, ma che forse è arrivato il momento di cambiare. E’ veramente necessario che lo Stato italiano faccia altri debiti? Non sarebbe il caso, infatti, di spendere come il buonsenso ci chiede? E’ arrivato il momento di tagliare dove è giusto che si tagli? Solo per toccare alcuni punti sensibili, quanto spendiamo per la pubblica amministrazione? Quanto spendiamo per le forze armate? E non si parla dei misero stipendio del carabinieri di turno, ma se davvero ci servono, ad esempio, i Cacciabombardieri nuovi visto che ripudiamo la guerra, dal momento che costano “fiumi di danaro pubblico”.