Squinzano, II edizione del Memorial “Angeli della strada”. Il rombo di una moto per non dimenticare

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Angeli della StradaSquinzano (Le) – Per la seconda volta, anche quest’anno, vogliamo immaginarli così: in fila, scalpitanti, pronti a firmare un permesso speciale e raggiungerci in sella al primo arcobaleno. È il 17 Maggio e quel conto alla rovescia va avanti da un anno, e quel rombo di richiamo sembra dirgli finalmente: ci siamo angeli, correte ad abbracciare mamma e papà, andate a dare una pacca ai vostri fratelli, e poi mettete il casco perché oggi le ali non servono: oggi bastano due ruote, qualche ricordo, un sorriso, oggi basta che voi siate qui.

Così alle 10.30 in Piazza Vittoria, a Squinzano, parte il motogiro e il cielo sorride sulle circa trecento moto che quest’anno hanno aderito all’evento. La novità di questa Seconda Edizione del Memorial “Angeli della strada”, organizzata nuovamente dall’Associazione Motociclistica “Le Aquile” di Squinzano, è infatti la decisione di accogliere, tra gli angeli a cui è dedicata questa giornata, anche quelli appartenenti a vari paesi limitrofi che, con i rispettivi moto club, hanno aderito  al memorial. Così l’intero tacco d’Italia si stringe attorno al ricordo, quello che porta a condividere lo stesso amaro in bocca, lo stesso calore dell’asfalto, lo stesso nodo in gola per le parole mai dette, i progetti mai realizzati, e quella “rabbia” per questa vita che toglie spesso in silenzio, all’improvviso, troppo presto. Ma ad aspettarli qui, in moto e per strada, ci sono i loro amici, la loro famiglia, e scorgere i loro volti è facile, perché quegli occhi ansiosi ed emozionati della loro lotta quotidiana contro il tempo mostrano ancora le cicatrici. Ma se è vero che la vita è un viaggio imprevedibile nella tempesta, è anche vero che la memoria è una magica ancora di salvataggio: così, alle porte del cimitero, la commozione sfocia in un lungo rombo collettivo di moto che sembra quasi un rimprovero fatto con l’occhiolino, come a dire «Perché non sei qui con me ora? Vabbè, per questa vita ti perdono».

A mezzogiorno il motogiro si conclude con il ritorno in Piazza, dove la benedizione dei caschi e la consegna degli attestati ai moto club partecipanti suggella la mattinata. «Oggi vi propongo un assordante minuto di silenzio per i nostri amici che ci stanno ascoltando -esordisce sul palco il Sindaco Mino Miccoli  I motociclisti sono la parte buona della strada. Mio padre era un camionista e ricordo ancora oggi le sue parole “figlio mio, quando sei per strada non devi avere paura dei motociclisti. Loro sanno sempre quello che fanno. Troppe volte ci raggiungono informazioni sbagliate: le notizie lasciano sempre pensare che la principale responsabile degli incidenti sia la moto, poi dopo, chissà come mai, viene fuori la verità». A seguire una commuovente testimonianza di un motociclista che racconta «L’anno scorso, nella prima edizione, ero qui tra voi su una sedia a rotelle. Mi avevano dato per morto. Oggi sono qui in piedi, insieme a voi che rappresentate la mia grande famiglia. L’anno prossimo voglio ritornarci in moto qui, perché non è il motociclista il vero pericolo».

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Conclusi i ringraziamenti e gli interventi istituzionali, polizia stradale inclusa, anche quest’anno purtroppo è giunta l’ora di rientrare. Come ogni partenza che si rispetti però, a riaccompagnare questi angeli verso il cielo non può essere solo la malinconia di chi vorrebbe tenerli stretti ancora per un po’. Così, dal palco, si alzano in volo decine di palloncini bianchi: bianchi come il vuoto che hanno lasciato, bianchi come le ali di quel paradiso che adesso li accoglie. Come ogni viaggio che si rispetti poi, c’è sempre una nonna che quel cielo lo guarda particolarmente affranta, perché in quel viaggio, si sa, non ci si può portare nulla dietro e a questo una nonna non si arrende mai.

Anche quest’anno il memorial si conclude così: con lo sguardo rivolto al cielo, per ricordarsi che chi va via in moto non è detto che non possa ritornare nella stella più luminosa del cielo, nel fiore più rigoglioso di un giardino, nel ricordo più vivo di un cuore che a quel vuoto sopravvive ma non dimentica.