Silvered

0
1562

Il primo appuntamento della rubrica musicale della nostra testata è dedicato ai Silvered, band leccese del panorama metal underground salentino. Sulla scena locale già da alcuni anni, sono una  solida realtà musicale, ad avviso di chi scrive già matura per varcare i confini nazionali, verso una dimensione europea sicuramente più recettiva dell’italico stivale.

Il progetto musicale è eclettico e ricco di sfumature: melodic death metal con intrecci di growling e screaming vocals, strutture progressive, ambientazioni gothic, chitarre acustiche, piano e clean vocals.

Il loro primo full-lenght dal titolo “Grave Of Deception” è un concept album. Il filo conduttore dell’opera riguarda l’incapacità dell’essere umano di accettare la  percezione della contingenza reale dell’esistenza, generando di conseguenza un conflitto interiore in continuo divenire.  Per farlo, i Silvered  descrivono con le liriche  un viaggio surreale compiuto fra l’alienazione del mondo reale e l’oscurità della dimensione onirica. Il cd, diviso in quattro episodi, si compone di 11 brani ed è basato su un racconto horror-fantasy intitolato “La storia di Brian Empty”, scritta dal cantante della band, Daniele RINI. 

La composizione racchiude, per intero, l’essenza musicale della band, illuminandone le varie sfaccettature, dal lato prettamente metal ai momenti più intimistici, resi al meglio in forma acustica. Il songwriting articolato e mai banale rileva un grande lavoro alle spalle, guidandoci verso un viaggio dalle tinte oscure, pervaso da atmosfere cariche di pathos.

Da un lato prettamente musicale, quello che risalta è la spazialità del loro sound,  connotato per lo più da raffinate arie acustiche rese alla perfezione dal suono ricercato delle chitarre e dall’incipit incantatore del pianoforte. Impressionante la facilità da parte della voce della band di spaziare con estrema facilità da situazioni di graffiante growl in contraltare ad uno scream dalla perfetta intonazione. E’ però il clean vocal la freccia in più nella faretra del singer che imprime alla band il suo marchio di fabbrica e la rende unica rispetto ad altri progetti che affollano la scena metal locale.

La sezione ritmica “quadrata” conferisce solidità alla struttura dei brani. Il basso, con la sua timbrica in controtendenza rispetto al genere, è rotondo e dà corpo all’amalgama del sound. Le tastiere attribuiscono ulteriore “colore” agli arrangiamenti del concept. Il piano, di chiara sonorità classica, ci trasporta verso arie gotiche di matrice nord europea. Il tutto è ulteriormente impreziosito ed arricchito dal contributo vocale femminile, che possiamo rintracciare nei brani Sad Eyed Liar e Ruby Sand. Oltre all’inserimento di un vero violino, un cadeau per la delizia delle nostre orecchie.  Suggestivo il trinomio violoncello, voce e piano in Empiness of the Day che ci richiama alla memoria le arie tanto care agli Apocalyptica.

In perfetto stile gotico il pregevole artwork del progetto realizzato da Machine Room (My Dying Bride, Dope Stars Inc.).

L’opera è stata registrata fra Lecce (Sudestudio) e Roma (Outer Sound Studios), mixata da Giuseppe Orlando (Novembre, Stormlord, Klimt 1918) e masterizzata da Mika Jussila presso i Finnvox Studios di Helsinki (Sentenced, Amorphis, Children Of Bodom, HIM, Apocalyptica).

Decisamente un ottimo lavoro.

Tutte le info agli indirizzi: www.silvered.it; www.facebook.com/silveredmusic.

Passiamo ora all’intervista.

Risponde Daniele Rini, cantante e fondatore della band.

  • In quale anno è nato e come si è sviluppato nel tempo il progetto musicale “Silvered”?

Marzo 2007. All’epoca cantavo nei Terremoto, storica metal band salentina, e proposi a Sokol Lisna (già chitarrista in quel gruppo) di suonare il basso (suo strumento “primo”) in un nuovo progetto musicale. Sentivo l’estrema necessità di potermi esprimere artisticamente nel modo più libero possibile, utilizzando diverse tecniche vocali  e partendo dal “cantato pulito”, quello più melodico e di voce naturale, che col tempo stavo rischiando di trascurare. Nel primo anno e mezzo i Silvered sono stati esclusivamente un trio acustico (con l’aggiunta di un chitarrista), intenti a suonare per lo più brani cover grunge e metal in versione unplugged, in lungo e in largo nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.  Col tempo abbiamo aggiunto al trio tastiera, batteria e seconda chitarra e iniziando così a comporre musica inedita “più complessa”, diciamo così, sia in elettrico che in acustico, attingendo dal nostro background musicale, soprattutto metal.

Ad oggi abbiamo all’attivo oltre 250 live, con alcuni tour in Puglia e nel sud Italia, realizzato 2 ep, 1 cd live e 1 concept album, partecipato a concorsi e a metal festivals sul territorio regionale e nazionale.

La band nel tempo ha subito alcuni cambi di line-up sino alla formazione attuale composta da: Daniele Rini (voce, testi), Giuseppe Ferilli (chitarra acustica ed elettrica), Frank Bursomanno (basso), Stefano De Laurenzi (synth, piano, theremin), Carlo Ferilli (batteria).

  • Quali sono le vostre principali influenze?

Il progressive death metal! Nutriamo una profonda stima verso metal band originali e innovative dal nostro punto di vista, quali Opeth, Amorphis e Novembre, il cui batterista nonché sound engineer Giuseppe Orlando ha curato parte delle registrazioni e tutto il mixing del nostro primo album “Grave of Deception”. Siamo affascinati dalle parti acustiche e da una certa melodia “nordica”, abbiamo inoltre preso spunto dal metal americano, da quello inglese degli Anathema e persino dal grunge di Seattle! Uscendo poi dall’ambito musicale l’ispirazione proviene sia dal vissuto personale sia da altre forme d’arte come il cinema, la letteratura e la pittura.

  • Qual è il procedimento compositivo (in sintesi: come viene concepita una song e gli arrangiamenti)?

Non esiste un modo prestabilito ma, per quel che riguarda “Grave of Deception”, il processo compositivo (durato quasi un anno e mezzo) è stato davvero peculiare. L’ imput di base è stato un mio racconto di ispirazione lovecraftiana, scritto in prosa poetica e intitolato “La Storia di Brian Empty”, un viaggio fantasy-horror fra il grigiore della realtà e l’ oscurità della dimensione onirica.

Fissati i punti chiave della narrazione, ho suddiviso il lavoro in parti diverse ma comunque legate dalla storia in sé, ogni brano è divenuto un momento particolare del racconto, le canzoni rispecchiano in musica ciò che è narrato.

I brani sono nati partendo quindi dai testi, in alcuni casi elaborando le parti musicali  da una semplice linea vocale, oltre che naturalmente da parti di piano, arpeggi, riff di chitarra e giri di basso. Le canzoni sono state poi arrangiate in sala prove con il contributo di tutta la band.

L’album, in virtù di questo, risulta essere eterogeneo, alterna momenti metal ad altri più intimisti ed acustici.

  • I vostri testi parlano di:

Sempre in riferimento al nostro ultimo cd, i testi sono la trasposizione sotto forma canzone del racconto. Il protagonista si chiama Brian Empty, un ragazzo insoddisfatto della propria esistenza, eternamente interrogato sul significato della vita e svuotato dal grigiore che lo circonda, che vive un conflitto interiore tale da non accettare la realtà così come viene percepita. Nel sonno egli inizia a compiere viaggi onirici in terre sconosciute ed oscure. Ogni notte Brian torna nella stessa dimensione sino a rimanerne come imprigionato e a perdere sé stesso, infine  muore nella realtà ma non nel “nuovo mondo onirico”, dove sceglie di continuare a vivere una seconda vita.

  • Quali sono le difficoltà per una band Progressive/Death Metal italiana e, in particolare  salentina, nell’accesso al mondo      discografico?

Non ci siamo mai lamentati di nulla, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato sodo su tutti i fronti, nonostante le oggettive difficoltà che caratterizzano il nostro ambiente, sia per spazi che per visibilità, in particolare qui nella nostra terra. “Ahhh… foste nati in Scandinavia!” – quante volte abbiamo sentito questa frase?? – Siamo consapevoli che il metal è un genere di nicchia ed il progressive death metal lo è ancor di più abbassando di gran lunga la fruibilità della proposta (in Italia soprattutto),  ma ciò non ci tange per nulla perché l’obiettivo non è di raggiungere il maggior numero di ascoltatori ma suonare la musica che ci piace e farla col cuore! Chi è amante del genere molto spesso apprezza le nostre canzoni, ma forse le soddisfazioni maggiori arrivano quando riusciamo a colpire positivamente chi è al di fuori del mondo metal, che sia pubblico o siano addetti al mondo discografico in genere. 

  • Come definireste l’attuale movimento Metal italiano e soprattutto pugliese?

Durante questi anni abbiamo avuto modo di conoscere meglio e da vicino il movimento metal italiano, incontrando diversi artisti e condividendo il palco con alcune validissime band dell’underground, come Winter of Life, Nefertum, Lahmia, Housebreaking, Apagoge, In Case of Carnage. La Puglia è una regione ricca di belle realtà metal, soprattutto nel barese, che racchiude in sé un numero notevole di gruppi talentuosi, basti pensare a Twilight Gate (vincitori del Salento Metal Contest 2012), Reality Grey, Tales of Deliria, Dewfall, Vinterblot, ma ce ne sarebbero davvero tanti da citare!

Nel Salento e nel resto della regione il numero di band in proporzione è minore ma la qualità non manca affatto neanche qui: Ingraved, Neka, Kronium, Warknife, Folkentroll, Essenza, Evillive, Litter, Burning Seas, per citarne solo alcuni!

  • Tra le band della scena metal locale c’è vicendevole supporto oppure prevalgono gli interessi delle singole band?

Per fortuna prevale il supporto vicendevole anche se c’è sempre chi sta più per i fatti propri e chi agisce quasi esclusivamente per i propri interessi, ma tutto sommato, e soprattutto da qualche tempo a questa parte, si denota una bella coesione a livello locale. Grazie anche agli eventi metal underground promossi da Cold Flames, Istanbul Cafè, MetalDeliria e Metal Symposium sino a quelli organizzati da RocKcult, la scena metal locale si sta unendo sempre più.

  • La dimensione live per voi è importante o preferite la fase compositiva e lo studio di registrazione?

Sono tutte e 3 dimensioni importanti e vitali ma la cosa più bella al mondo per noi è sicuramente suonare dal vivo. La composizione è un piacere, soprattutto se fatta spontaneamente e con compagni di viaggio affiatati, ne è la prova il ritrovato equilibrio all’interno dei Silvered, serenità che nel tempo era andata persa a causa della negatività infusa da alcuni vecchi elementi.

La registrazione invece è una fase che a volte può risultare onerosa e meno divertente ma che alla fine può dare delle soddisfazioni impareggiabili.

In generale comunque siamo consapevoli che è tutto indispensabile per la crescita di una band.

  • Progetti futuri?

Suonare live rimane la nostra priorità, annunceremo alcune nuove date nei prossimi mesi, sperando anche che Roberto Vergallo (chitarrista dei Silvered sino al 2010) possa nuovamente condividere il palco con noi in qualità di ospite speciale, come già in occasione di alcune date estive nel 2012.

Intanto stiamo lavorando al prossimo concept album…ops!! è stato già detto troppo! Per il resto sarà una sorpresa!

  • Una parola per definire i Silvered:

Eclettici!

{loadposition addthis}