Sold out all’Apollo per la Dea Trans

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Lecce – Ieri sera, con la Dea Trans, portata in scena dalla compagnia teatrale di Copertino Scena Muta, Lecce s’è guardata allo specchio. Lo specchio di un interno molto intimo, poco pubblico. È riemerso, soprattutto tramite Ivan Raganato, che ha ben interpretato la famosa Carlotta, quel capoluogo salentino degli anni ’70, degli anni ‘80 – con spunti anche sul 2000 – nei suoi contegni più riservati, più nascosti. Così, ecco la Lecce di quarant’anni fa che si ritrova, forse sola anche lei, davanti a se stessa, senza veli.

Un pubblico molto eterogeneo non ha mancato di applaudire anche con forza, pur ritrovandosi, in molte sue componenti, tra imbarazzi e amarezze nel ricordo di quei tempi e della nota Carlotta. Eh sì, perché la Dea Trans è stata una degli emblemi nascosti di Lecce, che la stessa Lecce ha voluto per molto tempo ignorare e dimenticare: Carlotta è morta, infatti, nella più completa solitudine, dimenticata da tutti i suoi amici e da tutte le sue amiche, a Lecce, dopo che negli anni ’80 e ’90 era diventata un fenomeno popolare a Firenze e dintorni, pur non spezzando mai i suoi legami con la città natale.

La piece teatrale, scritta da Giuseppe Puppo, ha presentato toni aulici, che si contrapponevano al minimalismo delle scenografie, quasi a voler porre l’accento sui contenuti, anziché sugli effetti scenici, che pure hanno avuto sul finale tratti spettacolari. E per un’ora e mezzo si sono susseguiti una serie di bei monologhi da parte dei bravi attori di Scena Muta, in cui si intrecciavano il racconto tout court, con scene evidenziate in prima persona. In tutto questo, ben calibrata si è sviluppata l’interpretazione di Ivan Raganato, mentre superba è stata la performance nel suo monologo di Maria Antonietta Vacca.

La produzione dello spettacolo, patrocinato dalla Provincia di Lecce, è stata targata da Valerio Melcore, Vito D’Agostino e Scena Muta.