Novoli, a Teatro va in scena l’Opera Nazionale Combattenti

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Sul palco del Teatro Comunale di Novoli l’anteprima del nuovo spettacolo di Principio attivo teatro  ispirato dall’ultimo atto, non scritto, de I giganti della montagna di Luigi Pirandello

ONC locandinaNovoli (Le) – Prosegue la Stagione di prosa, musica e danza promossa da Comune di Novoli, Teatro Pubblico Pugliese e Factory compagnia transadriatica. Venerdì 8 e sabato 9 maggio (ore 21 – ingresso 10 e 7 euro) sul palco del Teatro Comunale di Novoli, appuntamento con l’anteprima di Opera nazionale combattenti. I giganti della montagna atto III della compagnia Principio Attivo Teatro.

Lo spettacolo, scritto da Valentina Diana attraverso le pagine incompiute dell’ultimo atto de “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, e diretto da Giuseppe Semeraro, vede in scena, con il regista anche Leone Marco Bartolo, Dario Cadei, Carla Guido, Otto Marco Mercante, Cristina Mileti. Bande sonore e musiche di Leone Marco Bartolo. Voce fuori campo di Silvia Lodi. Scena e trucco Bianca Maria Sitzia. 

Lo spettacolo è ispirato a I giganti della montagna, in particolare all’ultimo atto, che non fu scritto, i cui appunti sono stati dettati dallo stesso Pirandello al figlio Stefano. L’idea di Principio Attivo Teatro è di lavorare intorno a questo finale incompiuto e di svilupparlo attraverso una compagnia di anziani o variamente disadattati, fuori dal tempo, fuori tempo, in qualche modo anacronistici, di un anacronismo che non è collocabile nel tempo cronologico ma che piuttosto rappresenta l’estraneità alla modernità, alla contemporaneità. Una compagnia che non è al passo con i tempi, che non si è né integrata né collocata. La compagnia si presenta con il nome Opera Nazionale Combattenti, un nome che rimanda a una legione dismessa di una qualche guerra patria ormai finita e dimenticata, un gruppo di ex combattenti fuori contesto, inutili e disonorati, a cui nessun rispetto è più riservato. Opera nazionale combattenti si fa paladina di questa operazione di divulgazione di questo ultimo atto pirandelliano ([…] Allora qui stiamo occupando e abbiamo deciso di prendervi in ostaggio fino alla fine dello spettacolo. Del tempo dello spettacolo I giganti della montagna parte terza e quarta […]). Si tratta di una legione fantasma, che si aggira con un corpo morente in spalla, quello della Contessa Ilse, e là dove trova un teatro, lo occupa e prende in ostaggio il pubblico, costringendolo a sottostare alle regole stabilite da loro, che consistono nel privare temporaneamente (per il tempo dello spettacolo) il pubblico di alcune libertà (Non potrete togliervi le scarpe. Non potrete esprimervi in alcun modo. Non potrete parlare. Non potrete cantare. Non potrete fare acquisti. Non potrete disinvestire titoli. Non potrete licenziare né assumere. Non potrete concepire figli). La rappresentazione ha inizio e segue le indicazioni idealmente dettate da Pirandello in punto di morte. La compagnia si presenta ai Giganti, i quali però non sono interessati alla rappresentazione, la comprano per farne dono al popolo. Il popolo festeggia un matrimonio e mangia e beve in piazza. Nonostante non vi sia alcun interesse nei confronti dello spettacolo la contessa decide di non rinunciare alla rappresentazione (Ilse: Finalmente le parole del Poeta toccheranno il cuore della gente e ne innalzeranno lo spirito!). Entra in scena a proprio rischio e pericolo. Ne sortisce la tragedia. Ilse non verrà uccisa fisicamente (come Pirandello prevedeva) ma viene costretta dal pubblico  a interrompere il monologo iniziale e a raccontare barzellette. Ne uscirà distrutta, definitivamente devastata nella mente, come una specie di Ofelia in preda alla pazzia. Alla fine della rappresentazione la compagnia “libera il pubblico” e riprende il proprio viaggio-missione.

«Opera Nazionale Combattenti è un eteronimo di Principio Attivo Teatro. Ci siamo presi la sana libertà di prendere un testo classico come I giganti della montagna e riscriverne la parte incompiuta», sottolinea il regista Giuseppe Semeraro. «Siamo partiti dalle parole di Pirandello agonizzante mentre descrive a suo figlio la parte finale del dramma e a queste parole ci siamo attenuti in maniera fedele. Ne è venuta fuori una incosciente opera teatrale che dal teatro nel teatro Pirandelliano ambisce ironicamente a fare teatro per il teatro, l’arte per l’arte. Come se questi desolati attori vogliano assumersi l’infausto compito di fare un massaggio cardiaco al teatro morente. Quando l’ironia ha la lama affilata basta un niente a toccare la tragedia».

«I giganti della montagna è un dramma incompiuto dello scrittore italiano Luigi Pirandello», si legge su Wikipedia«Fu steso intorno al 1933, anche se a quanto pare il pezzo era stato concepito, in forma embrionale, negli anni venti. Il primo atto aveva un titolo a sé: I fantasmi. Pubblicato in alcune riviste (Dramma; La Nuova Antologia), fu rappresentato per la prima volta a Firenze, il 5 giugno 1937. Il secondo atto fu dato alle stampe dalla rivista Quadrante. L’opera rimase incompiuta a causa della morte del drammaturgo, avvenuta nel 1936. Il terzo atto, l’ultimo, non fu mai scritto, anche se il figlio di Pirandello, Stefano, ne tentò una ricostruzione: a quanto pare, il padre gliene avrebbe rivelata la struttura. L’opera venne rappresentata in varie versioni: famose furono anche le rappresentazioni di Giorgio Strehler, di gran prestigio anche a livello internazionale (per esempio aDüsseldorf nel 1958). La pièce narra la vicenda di un gruppo di disadattati che trovano rifugio in una villa chiamata La Scalogna e incontrano una compagnia di attori in procinto di mettere in piedi la rappresentazione di un pezzo teatrale, La favola del figlio cambiato dello stesso Pirandello. Viene quindi richiamato il principio di teatro nel teatro usato da Pirandello in pezzi come Sei personaggi in cerca d’autore».

Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Paisemiu.com

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