Punto di vista – L’avvelenata della sinistra squinzanese

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Mi sono sempre ritenuto un uomo di Sinistra, fin da piccolo guardavo con ammirazione tutti quei movimenti giovanili che nelle piazze sventolavano grosse bandiere con su impresso il viso di un uomo barbuto con il basco e il sigaro; non so cosa ci trovassi all’epoca, ma ero affascinato da quel pensiero un po’ anticonformista, volto alla lotta di potere contro lobby e statisti, e all’importanza che si dava alla difesa delle classi più deboli e agli ultimi.

Oggi però, sono lontani i tempi in cui quella sinistra era vicina al popolo, vicina ai suoi bisogni, pronta a scendere in piazza contro i grossi poteri pur di difendere quelle classi sociali meno abbienti; ed è proprio questo status di inquinamento ideologico che mi suggerisce un paragone poco carino ma cucito su misura alla situazione che oggi impera nella sinistra squinzanese; ecco, la paragonerei un po’ ad un anziano signore che poco si fa vedere in giro, un anziano con tanta vergogna sulle spalle a causa dei suoi figli che nulla hanno fatto per raccogliere i frutti di un lavoro durato anni, un lavoro importante, che ha dato speranza e gioia ad un popolo all’epoca povero e dilaniato dalla sofferenza del dopoguerra, un popolo che fin da subito ha creduto nei valori concreti di quella sinistra che prendeva per mano la gente accompagnandola verso una vita migliore, una vita dignitosa.

Ma tutte le cose belle hanno purtroppo un termine, e anche questo sogno chiamato sinistra ha chiuso i battenti con i figli di coloro che hanno lottato e sofferto per ideali che oggi non vengono neanche presi in considerazione. Ho fatto la prima tessera del PD da ragazzino, all’epoca non vedevo la politica come qualcosa di importante, non sapevo cosa realmente nascondesse questo termine dalle mille maschere, mi tesserai solo per poter organizzare qualcosa di bello per il paese con i ragazzi che bazzicavano nella sezione e perché, come detto prima, ero fortemente attratto da quel pensiero ideologico ancora in parte sconosciuto. Dopo un po’ di anni, quando una coscienza politica iniziò a farsi sentire con gran fervore, rifeci la tessera con la convinzione di poter risollevare, insieme ai miei compagni di avventura, un partito locale oramai alla deriva.

Partimmo un po’ tutti con sani principi e con la convinzione di fare qualcosa di buono, con la giusta e sana voglia di ricostruire ciò che gli altri avevano distrutto. In un primo periodo fu così, la gente ritornava a frequentare il partito, qualche giovane iniziò a sposare la causa, la sezione finalmente ritornava a vivere, ma questo non sarebbe durato. Dopo le ultime comunali e dopo essermi tappato naso e bocca più volte, tutto finì, i miei vecchi compagni (non tutti ma quasi) oramai pensavano solo al proprio orticello, a cercare di sistemare le proprie cose, tanto che ad ogni nuova proposta, la risposta era sempre: “Vediamo, poi ne parliamo”. Il partito purtroppo non si era liberato da quell’ombra del passato che l’aveva portato quasi a scomparire, i vecchi volponi giostravano e manovravano ancora le macerie di una lunga storia oramai alla deriva.

L’emblema di tutto quello che vi sto raccontando però, risiede in una frase, detta da un “politico” storico ritornato “in auge” nel partito dopo anni di assenza per dissidi personali; eravamo in riunione, una delle ultime a cui partecipai visto l’andazzo, mi permisi di dire che per ritornare vicino alla gente e far sentire la nostra vicinanza al popolo, dovevamo spenderci nel sociale, dovevamo ritornare in mezzo a quel popolo che aveva creduto in noi e che ora avevamo abbandonato, dovevamo aiutare i meno fortunati, i lavoratori, tutte quelle categorie che sentivano oramai la politica assente dal territorio. Sapete cosa mi venne risposto?: “Noi non siamo un’associazione, siamo un partito e come tale facciamo politica, il sociale lasciamolo all’associazionismo”. Dopo questa frase, si concluse la mia avventura da vice segretario del PD di Squinzano. Non riconoscere che la politica è sociale e viceversa è il fallimento nazionale e non solo della sinistra.

Ad oggi, qualche riunione in sede continuano a farla, come anche incontri con vari gruppi politici in vista delle prossime elezioni comunali, incontri fittizi, di poca importanza, teatrini per dimostrare ai più, che viene fatto tutto alla luce del sole, nascondendo la vera faccia della medaglia caratterizzata da mille incontri avvenuti in precedenza all’interno di altre sedi, all’oscuro degli iscritti. Si, gli iscritti, gli iscritti vengono contattati solo in due occasioni: durante la campagna di rinnovo tessere e quando si deve far numero durante votazioni regionali o provinciali nelle ospitate alla sezione del politico di turno, per far fare bella figura ai due tre organizzatori dell’evento.

Qualcuno che crede ancora nella bella politica, per fortuna, c’è, quel qualcuno che senza interessi né scopi racchiude nel proprio cuore, il sogno di una sinistra diversa, di quella sinistra nostra, del popolo, dello squinzanese, di una sinistra volta ai bisogni del bel paese, di quella sinistra che non chiede ma dà, di quella sinistra innamorata della sua gente.

Scrivo questa lettera aperta perché stanco di vedere il mio paese alla deriva, data da un partito inesistente che non riesce ad opporsi ai soliti noti; quale migliore occasione per ripartire se non quella di circa un anno fa che ha visto cadere la nostra ultima amministrazione lasciando spazio a una grande occasione di rinascita, sprecata dall’inettitudine e dal menefreghismo di alcuni dirigenti di partito, che credono di far sentire la loro presenza ai cittadini tramite qualche manifesto sparso nel paese, due tre post sui social e criticando tutto e tutti nei loro gruppi whatsapp come se fossero i migliori, senza macchia né vergogna, senza davvero capire che il partito in cui si trovano, unico partito di Squinzano, potrebbe dare ancora tanto se non fosse eclissato dalla noncuranza e dal senso irrispettoso del lavoro che per anni è stato fatto dai nostri nonni.

Allora faccio un appello a uno dei dirigenti in particolare, che nonostante tutto tiene al suo partito perché cresciuto all’interno di esso fin da piccolo e con cui insieme, da ragazzi, ci confrontavamo spesso con un nostro amico comune del versante opposto, passando i pomeriggi a discutere su ciò che fosse meglio per tutti; a lui voglio domandare: Che fine hanno fatto i nostri veri ideali? Vale davvero la pena tenere in campo quella squadretta che ad oggi bazzica il partito? Non sarebbe più proficuo ricominciare da zero con nuovi tesseramenti, con una nuova organizzazione, con nuove idee, senza cercare di tenere a galla uno scafetto tutto bucherellato? Fatelo per loro, per i nostri avi e per la loro memoria, fatelo per il nostro orgoglio di sinistra oramai svanito da anni, fatelo per la nostra Squinzano, in modo da poter dire un giorno: “la sinistra squinzanese è rinata grazie a noi.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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