E’ diffamazione parlar male su Facebook anche senza fare nomi. Lo stabilisce la Suprema Corte

0
565

20140417 c5 c2 fbRoma – Chi diffama una persona su Facebook, pur senza citare esplicitamente il suo nome ma indicando particolari che possano renderla identificabile, è perseguibile penalmente.
Commette reato, così come si evince da una recente sentenza della Corte di Cassazione, relativamente alla vicenda di un maresciallo della Guardia di Finanza di San Miniato (Pisa) che, sul proprio profilo Facebook, aveva usato espressioni diffamatorie nei confronti del collega che lo aveva sostituito in un incarico.

“Attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di un collega raccomandato e leccaculo … ma me ne fotto per vendetta …” scriveva sul Facebook il maresciallo. Una condotta irriguardosa che gli aveva procurato una condanna in primo grado a tre mesi di reclusione militare (con i doppi benefici) per diffamazione pluriaggravata e successivamente  assolto dalla Corte militare d’appello di Roma dato l’anonimato delle offese sul social network che impediva, secondo i giudici, di arrivare al diretto interessato.

Ma il procuratore generale militare aveva quindi impugnato la sentenza di secondo grado in Cassazione che, accogliendo l’istanza, ha poi “decretato”: “Ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione – si legge nella sentenza – è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa”. 

I giudici della Suprema Corte hanno stabilito che “… il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell’altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due”. E concludono: “… non può non tenersi conto dell’utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, nè alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona”.

Paisemiu è una finestra che permette al lettore di affacciarsi ogni giorno sulle notizie del Salento per sapere cosa accade intorno a noi. Un web giornale che vuole rendere partecipi i propri lettori, che vuole entrare nelle loro case e chiedere loro con quali problemi devono convivere ogni giorno, quali le ingiustizie che devono ingoiare senza che nessuno dia loro voce. A questo dovrebbe servire il “quarto potere”, a dar voce a chi non ne ha, facendo da tramite tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni spesso poco attente alle esigenze della comunità. Auspichiamo quindi di diventare non solo il vostro punto di riferimento nell’informazione quotidiana ma, soprattutto, il megafono dei cittadini per rendere loro un vero e proprio servizio.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore scrivi un commento valido!
Inserisci il tuo nome qui

Convalida il tuo commento... *

CONDIVIDI
Previous articleIl Tar frena il piano Silletti: stop alle eradicazioni degli ulivi
Next articlePioggia di espulsioni e il Lecce perde a Catanzaro