Leverano, seconda edizione della rassegna “SERaTEATRO” a cura della Compagnia Teatrale “Teatro delle Rane”

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10 Novembre ore 21

Fabrizio Saccomanno in “Gramsci, Antonio detto Nino”, racconta frammenti della vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento.
Vita assolutamente privata: sullo sfondo, e solo sullo sfondo, il tormentoso rapporto con il PCI e l’internazionale socialista, le incomprensioni con Togliatti e Stalin. E l’ombra di Benito Mussolini.
In primo piano invece la feroce sofferenza di un uomo che il fascismo vuole spezzare scientificamente, che vive una disperata solitudine, e in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell’assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Il primo lo ha visto piccolissimo, il secondo non lo ha nemmeno mai conosciuto. Proprio le bellissime lettere ai suoi figli sono state il punto di partenza: tenerissime epistole a Delio e a Giuliano, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizione fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito.
Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente.


18 Novembre ore 21

“Made in 1978” di Mauro Sinigaglia. Regia di Antonio Giannuzzi.
Lo spettacolo è uno spaccato di una vicenda che segue il definitivo tramonto degli ideali del’68 e l’ingresso nell’individualismo e nell’edonismo degli anni’80.
La performance non rischia di annoiare il pubblico, perché racconta la vicenda attraverso vari linguaggi: video, musica, scene rappresentate dagli attori, voce del narratore, letture delle lettere di Moro, anzi, cerca di aprire lo spunto per una riflessione, senza schierarsi apertamente sulle varie tesi politiche e facendo emergere tutte le contraddizioni in merito all’operato delle istituzioni e delle stesse Brigate rosse.


25 Novembre ore 21

Skàuschè (il film di Michele) di e con Roberto Corradino

SKàUSCHè, in dialetto murgiano, significa scheggia, bruscolo, pagliuzza cosa da niente nullità. Skàuschè è la storia di un ragazzo “in affitto” condannato, da un costume secolare, a fare il pastore. È la storia di una lingua che si estingue, di una terra che viene rivoltata, di una pietra che non suona più. È l’ultimo ululato alla vita un ”cane di jazzo”, i cani dei pastori murgiani. Perché quando si muore, si muore in dialetto. Ed è un film, che vorrò fare. Per la memoria di M. C. dove Emme sta per miseria e Ci sta per Cosìvailmondo. Skàuschè è tratto da una storia vera della metà degli anni ’70, attorno allo scandalo della “tratta dei calzoni corti”, il mercato secolare di affitto e compravendita dei ragazzini condannati destinati a fare i pastori sulla Murgia.


2 Dicembre ore 21

“Niente, più niente al mondo”

Crescenza Guarnieri, sola in scena, indossa una sottoveste cinese da 12,90 euro, ha una bottiglia di vermuth in mano, parla da sola. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai, che operai non sono più e che producono: mancanza di lavoro; totale assenza di prospettive di una vita “di qualità”, la pensione e la difficoltà di sbarcare il lunario quando non si è più produttivi. Ferisce l’assenza di strumenti culturali per opporsi allo squallore dell’esistenza, mentre la televisione è l’unico modello, sbocco e sfogo. La donna come in un delirio straziante e ironico e mai patetico, rievoca la propria storia e quella della sua famiglia, spiattellando cifre, prezzi, marche di prodotti, promozioni e trasmissioni TV.