Cosenza-Lecce: le pagelle. Manconi spaesato, occasione Abruzzese

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LecceCosenza – Lecce bloccato nella tana dei Lupi. L’assedio giallorosso durato quasi mezz’ora non può nascondere le colpe di una squadra oggi apparsa senza idee offensive a causa degli infiniti errori quando c’è da calibrare il giusto passaggio nei sedici metri avversari. È il leitmotiv della stagione, il Lecce non riesce ad avere continuità di rendimento e queste cadute contro avversari solo apparentemente più abbordabili rispetto alle big.

Il Cosenza di Roselli ha capitalizzato al meglio il guizzo del suo talento cristallino Elio Calderini e ha difeso con le unghie e con i denti il vantaggio fino al 96’. In verità, il Lecce non ha avuto nitidissime palle gol nella seconda parte di match (nel primo tempo Ravaglia ha dovuto fare gli straordinari su un’inzuccata di Abruzzese), timbrando dalle parti del portiere ex Cesena solo con tiri poco pericolosi,  inquadrando poco spesso i pali anche da ottima posizione. 

Caglioni 6: Incassato il gol di Calderini all’8’, ha pochi compiti da svolgere visto l’arretramento del baricentro cosentino. Esce bene in due occasioni abbastanza insidiose ed è caparbio nel salvataggio, dove poi ha la peggio dopo lo scontro con Carrieri, al 64’.

Diniz 6: Prosegue l’interrogativo sul perché schierarlo a destra nonostante le ottime prove inanellate da centrale dopo il suo rientro. Il Lecce ne perde in propulsione sulla corsia di destra e lui, nonostante riesca a salvare la baracca in più di un’occasione non si esprime nella sua posizione naturale. Specialmente dopo lo svantaggio, magari già al fischio d’inizio della ripresa, il Lecce avrebbe potuto costruire un altro assetto tattico. La partita del brasiliano scorre comunque positivamente, con chiusure e ordine.

Vinetot 6: L’azione del gol cosentino descrive una difesa giallorossa che assiste quasi impotente alla folata dell’attaccante rossoblù dopo il buco della mediana che non contrasta in prima battuta. Salvo l’azione della rete, dove le colpe sono ovviamente condivise con l’intero assetto difensivo, fa bene il suo e riduce al minimo i successivi rischi.

(29’ st Miccoli 5,5: Si posiziona in uno strano ruolo di “play alto”, scaglia delle buone traiettorie da calcio d’angolo e cerca il gol d’autore personale dopo un bel palleggio al limite dell’area. Troppo poco tempo per provare ad incidere?)

Abruzzese 6: Fa, per quello che può, tutto bene. Marca bene sulle palle alte e sfiora il gol nell’unica occasione pericolosa di marca leccese, trovando la grande parata di Nicola Ravaglia. Sbroglia qualche insidioso contropiede nel secondo tempo, preoccupandosi per lo più dell’innescare qualche speranza offensiva.

Lopez 6: Comincia il match con il tiro controllato dal portiere avversario e conduce una partita intensa, giocata su ritmi altissimi nel confronto con il moto perpetuo Criaco. Non spreca nessun pallone, trovando quasi sempre la giocata giusta in fase di disimpegno, ma cala nel finale.  

Mannini 5,5: La penetrazione cestistica di Calderini, partita dalla sua zona di competenza, mette in ginocchio uno schieramento, l’ennesimo, inedito rispetto alla partita precedente. La duttilità del pisano, risorsa importante, rischia di diventare quasi un handicap vista la transumanza di ruoli che Alberto Bollini gli regala dal primo giorno in giallorosso. Bene quando nella ripresa alimenta qualche contropiede, ma sembra confuso. Spreca una buona palla tirando a lato su sponda di Gustavo.

Papini 6: In una partita già di per se ostica, poi aggravata dal gol preso quasi a freddo, è normale rischiare di finire sott’acqua. Il romano lotta bene e cerca di smuovere l’inerzia di un centrocampo poco lucido rispetto ad altre occasioni. Con il suo spirito guerriero offre la pallaa Embalo nell’occasione del 25’.

Filipe 5: Bollini lo sceglie per dare più fosforo a un centrocampo altrimenti soltanto muscolare ma lui non riesce ancora a rispettare i proclami che lo accompagnavano al suo arrivo nel Salento. Partita vuota, priva di spunti per i compagni d’attacco. In quella posizione sembra un pesce fuor d’acqua. Altalenante da calcio piazzato.

(11’ st Salvi 5,5: Entra per dare più consistenza alla linea mediana leccese, ma il suo ingresso coincide con il cambio di credo nel cercare il pareggio: il Lecce attacca a testa bassa, troppo a testa bassa, soltanto a testa bassa. Un po’ d’ordine nella ricerca delle migliori componenti offensive forse avrebbe permesso un’altra performance nel giorno del 107° compleanno del sodalizio salentino.)

Embalo 6: Una sufficienza tra picchi e assenze ingiustificate. Largo a destra, stretto nella morsa Caccetta-Statella-Ciancio, può fare ben poco. Fiutata la situazione, il calciatore della Guinea Bissau comincia a svariare lungo l’immaginaria linea orizzontale dei venti metri e i pericoli cominciano ad arrivare. Il suo tiro al 25’ sibila al lato del palo cosentino e poco dopo non trova il primo appuntamento col gol a causa dell’intervento alla disperata di Carrieri. Come in altre occasioni, nella ripresa cerca qualche servizio in più allontanandosi dalla zona-tiro.

Moscardelli 5: Quella smania di far bene rischia di pregiudicare le sue prestazioni. Il Lecce non può cercare di far male, soprattutto in trasferta ed in svantaggio contro una formazione coriacea tra le mura amiche, con solo lui intento a battagliare spesso contro due e tre uomini. Protesta per un rigore che forse ci poteva stare, ma riesce ad incassare poco per provare ad aggirare l’ostacolo della difesa cosentina.

Manconi 4,5: Tanta corsa infruttuosa e frustante. Corsi gli mette le briglie fin dal 1’ e la sua partita è uno sbattere sul muro di gomma eretto dal difensore rossoblù. La mancanza di buoni spunti lo fa incaponire in giocate d’alta scuola, remotamente utili per invertire la tendenza, ma non arriva mai il guizzo giusto e l’unico cambio odierno è quello che lo vede lasciare il rettangolo verde per far posto a Gustavo.

(1’ st Gustavo 6: Sprizzante e ancor più voglioso rispetto alla partita con la Salernitana. “Sente” vicino il gol personale, ma quando impatta la sfera di testa crea una strana traiettoria che muore ben lontana dal sette difeso da Ravaglia. Fallito il gol, continua a farsi vedere con buoni servizi per i compagni, ma l’assedio forsennato del finale non aiuta il suo credo calcistico.)

All. Bollini 5 Cambiare ogni volta gli effettivi e lo stile di gioco sì è utile a tenere alta la tensione di un gruppo che deve dare il massimo per centrare i play-off, ma è controproducente nell’economia delle condizioni individuali dei calciatori. Il periodo poco felice di Moscardelli indurrebbe a un cambio di schieramento per sollevare l’ex Bologna almeno da qualche “attenzione” difensiva in più da parte degli avversari, magari con un partner offensivo, anche a partita in corso. A maggior ragione, il canovaccio visto oggi al “San Vito”, con il Lecce incapace di sfondare sulle corsie, avrebbe potuto suggerire qualche soluzione per aumentare la pericolosità offensiva prima dell’assalto finale, condotto con tanti palloni calciati in avanti con annessa tanta speranza . È triste da dirsi, ma il Lecce di oggi non ha ancora un’identità forte.  

Gli avversari: Cosenza

Ravaglia 6

Corsi 6

Tedeschi 6,5

Carrieri 6,5

Ciancio 6

Criaco 5,5

(26’ st  Zanini 6)

Arrigoni 5,5

Caccetta 6

Statella 6

(31’ st Fornito SV)

Calderini 7,5

(41’ st Tortolano SV)

De Angelis 6

All. Roselli 6,5

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