Traviata… a Novoli

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Nella delicata cornice del Teatro Comunale di Novoli, lo scorso 14 gennaio è andata in scena “Traviata”, una delle più note opere del grande musicista italiano Giuseppe Verdi.

A curarne l’allestimento un cast, tecnico e artistico, formato da ragazzi giovanissimi, con un’età media che si aggira intorno ai 24 anni, innamorati dell’opera e della musica i quali, guidati dal regista salentino Rosangela Giurgola, hanno voluto rendere omaggio al genio di Verdi celebrandone il bicentenario della nascita che culminerà nel prossimo ottobre.

Nel ruolo della protagonista Violetta il soprano Maria Luisa Lattante, volto e voce già noti ai novolesi per aver magistralmente eseguito, nel luglio del 2009, 2010, 2011 le Salve Regina in onore della patrona e protettrice Maria SS. del Pane. Accanto a lei, nella parte di Alfredo, il tenore Giuseppe Tommaso e il baritono Giorgio Schipa nella parte di Giorgio Germont, unitamente al soprano Marta Nigro nella parte di Flora. L’opera è stata accompagnata al pianoforte dai maestri Marco Bossi e Gabriele De Matteis, insieme al maestro Vincenzo Paolo Zecca al flauto e al maestro Stefano Quaranta al clarinetto.

Nel ruolo delle “zingarelle” le allieve della Scuola di danza Spazio Danza Due, diretta da Barbara Vullo, insieme agli interventi del Coro Polifonico della Città di Santa Cesarea Terme.

Fra i passaggi più popolari dell’opera, quali l’invocazione di Violetta “Amami, Alfredo”, il famoso brindisi “Libiamo ne’ lieti calici”, la cabaletta “Sempre libera degg’io”, il concertato finale del secondo atto, l’aria “Addio, del passato” e il duetto “Parigi, o cara” è intervenuta la voce narrante di Luigi Palazzo che ha condotto l’opera fin dal principio spiegandone ogni momento.

Traviata è un’opera in tre atti composta da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) “La signora delle camelie”; fa parte della “trilogia popolare” assieme a “Il trovatore” e a “Rigoletto”. Fu in parte composta nella villa degli editori Ricordi a Cadenabbia, sul lago di Como. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa soprattutto di interpreti non all’altezza e della scabrosità dell’argomento, si rivelò un sonoro fiasco. Ripresa l’anno successivo con interpreti più validi e retrodatando l’azione di due secoli, riscosse finalmente il meritato successo.

Alquanto emozionata è apparsa fin da subito la giovane regista Rosangela Giurgola. Frequentante i corsi Dams per teatro e musicologia a Roma, ha iniziato a lavorare nel campo dell’opera fin da giovanissima collaborando con registi importanti come assistente negli ultimi due anni. – Sognavo di debuttare come regista effettiva a casa mia, nel mio Salento, proprio con Traviata, – afferma con soddisfazione. – E’ l’opera che prima fra tutte mi ha fatto scoprire questo mondo fantastico e che mi ha fatto amare la musica lirica. Per questo, quando mi hanno proposto di curarne la regia ho accettato subito e vederla allestita in scena per me è come aver dato forma materiale all’astrattezza dei miei sogni, e rendere partecipe concretamente la gente, il pubblico, di ciò che immagino nei miei sogni è proprio ciò cui aspiro nella vita. Inoltre – aggiunge – la storia di Violetta Valery mi ha sempre affascinata ed è stata a lungo oggetto delle mie ricerche e dei miei studi. Ho cercato di comprenderne la psicologia e resto ogni volta stupefatta dal modo in cui Verdi è stato capace di tradurla in musica. La mia ipotetica regia de La Traviata era già tutta nella mia mente, aspettava solo l’occasione che lasciasse alle idee di venire all’esterno e prendere forma sul palco. Questa è la mia “opera prima”: mi sono impegnata tanto con tutto il cast, spartito alla mano, per non tradire le intenzioni di Verdi, per restare nel margine della tradizione, pur concedendoci alcune licenze, costruendo una regia fresca, giovane, innovativa e tradizionale al tempo stesso. Posso reputarmi alquanto fortunata per aver trovato dei compagni di viaggio straordinari, gli artisti perfetti, con cui ogni regista vorrebbe lavorare. Dalla mia emozione e dal modo con cui ne parlo, è comprensibile che con “Traviata” mi lascio prendere facilmente dall’entusiasmo…sarà l’amore per l’opera! -.

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