Salento & dintorni – Quello che il cancro non racconta …

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Fino ad oggi, su Paisemiu, abbiamo sempre narrato di ciò che di più bello abbiamo nel nostro Salento, di tanto in tanto “prendendoci anche gioco” ed estremizzando i comportamenti tipici di questa splendida fetta di mondo.

Ma oggi vorremmo affrontare un argomento scomodo, oscuro, nascosto dietro ad una parola che molti di noi non pronunciano forse per scaramanzia. Oggi vogliamo parlarvi del cancro, uno dei mali più feroci del nostro millennio, più pericoloso del Covid19, anzi, forse più infido. Il nostro Salento ad oggi è una centrale a celo aperto, da Cerano a Brindisi, fino ad arrivare a Taranto, costruzioni definite “fabbriche di morte” da chi è costretto a lavorarci per il sostentamento familiare e da chi ci vive affianco. Tutto questo nella noncuranza di tanti; della politica in primis, che continua imperterrita a contemplare il proprio tornaconto senza occuparsi e preoccuparsi delle vittime che, una certa distrazione, lascia per strada.

Il nostro pensiero corre veloce a quanti combattono una battaglia impari, quella contro la malattia e per la sopravvivenza, un doloroso cammino verso una consapevolezza diversa, più aulica, la consapevolezza del vivere, un percorso lungo i crinali della la vita, pieni di colori e profumi, un cammino verso il risveglio dei sensi, indirizzato a ciò che di più bello il nostro territorio possa offrire.

Chiunque abbia a che fare con il cancro coglie la staticità di ogni attimo osservandolo da una prospettiva diversa, riuscendo perfino a sentire il vero profumo del mondo, ma non quel profumo fatto di banalità, anzi, è un profumo più intenso, è quel forte odore chiamato vita, è la sua vera essenza, che trova appiglio nella semplicità fino ad allora mascherata di nefandezze. Chi meglio di un malato di cancro può dare un messaggio positivo a chi vive la propria vita senza apprezzare ciò che ha, senza mai guardare oltre il proprio essere, privo della consapevolezza del mondo meraviglioso in cui si vive? E allora siamo noi, che abbiamo tanto da imparare da tutti quei guerrieri che oggi lottano per rubare anche un minuto in più a quel tempo tiranno che fugge inesorabilmente come un “ladro”. Ladro si, appunto; ogni volta che qualcuno per qualsiasi motivo cercherà di disprezzare la propria vita, dovrebbe affacciarsi da uno degli ormai pochissimi ospedali salentini ed andare in oncologia, guardare tutti quei bambini con un “turbante” in testa e ripensare a quanto chiunque tra tutti loro vorrebbe stare al nostro posto, vorrebbe vivere una vita piena e serena, evitando tutti quei dannati vizi che ci portano verso il baratro, quei vizi che un po’ tutti utilizzano perché forse annoiati dalla vita, come alcool, fumo, droghe, gioco d’azzardo, e tutto ciò che distrugge l’animo umano. Sarebbe bene, ogni tanto, guardarsi allo specchio e ripensare come spesso distruggiamo la nostra vita, quando c’è qualcuno là fuori, che farebbe felicemente a cambio, ed è proprio allora che dovremmo sentirci dei veri e propri “ladri di anime”.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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