Lettera aperta: il Convento di Sant’Elia, “prostituta” di basso bordo

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Il bel paese è quel luogo astratto in cui gli amministratori utilizzano “competenze”, forze e risorse per il bene dei propri cittadini. Questa frase ha qualcosa di utopico se si prende in considerazione il nostro territorio. Bisogna però essere obbiettivi, la colpa non è solo delle amministrazioni ma anche dei cittadini, spesso colpevoli di non riuscire ad instaurare quel senso civico, utile per vivere bene.

Ma andiamo per gradi.

Sono oramai quattro anni che si spendono  forze ed energie per la valorizzazione del Convento di Sant’Elia (feudo di Trepuzzi, appartenente ai tre Comuni di Campi, Squinzano e il sopra citato), in questi anni nessuno, o quasi, si è interessato davvero al bene, abbandonandolo lì sull’ameno colle e lasciandolo in balia di “ragazzetti” vandali che di educato non hanno neanche il saluto. Nel tempo si è dovuto assistere inermi a continui disagi che hanno peggiorato la “salute dello sfortunato immobile”. Numerosi cittadini incivili, ancora oggi, nonostante le continue segnalazioni sui social, abbandonano la loro spazzatura nel bosco adiacente al convento, non ultimo circa una settimana fa, qualche genitore ha ben pensato di abbandonare il tris del proprio figlioletto, senza avere la minima cura di poterlo donare a qualcuno che ne avesse davvero bisogno.

Come possono, questi delinquenti, assolvere al ruolo di genitori, se essi stessi sono i primi a non avere rispetto del luogo in cui hanno fatto nascere i propri figli? La risposta purtroppo è semplice; il tutto è frutto di un lassismo culturale che ha coinvolto i cittadini già da un po’ di anni a questa parte, anni in cui storia e cultura sono passate in secondo piano, dando importanza al calcio, alla moda, al “chi sono io e chi sei tu” e a tutti quegli atteggiamenti che hanno ingenerato un menefreghismo culturale grezzo e forte, tanto da renderci ciò che siamo oggi.

Sempre in questi anni, un gruppo di giovani si è speso sul campo, passando ore nelle biblioteche a fare una ricerca accurata sul territorio; investendo il proprio tempo ad osservare ogni angolo del convento, effettuando anche scoperte non di poco conto ed “urlando” inutilmente alle amministrazioni di prestare sostegno o istituire un bando di assegnazione temporaneo, rivolto a tutte le associazioni, in modo da poter creare quel movimento culturale che da anni manca in questa zona; si è, inoltre, cercato di raccogliere fondi per raggiungere l’obbiettivo del georadar (1.500 euro per mappare tutta la zona sotterranea in maniera non invasiva), ma solo in pochi hanno sostenuto la causa. Non c’è sensibilità per questo splendido posto, neanche da parte di alcune associazioni che, nonostante abbiano usufruito del luogo per le loro manifestazioni, hanno ben pensato di non partecipare alla raccolta fondi, forse perché non davvero interessati alla sua riscoperta, riducendone la struttura a “prostituta” di basso bordo, utile solo per una serata, senza rendersi conto che hanno di fronte a loro una “donna di classe” con delle grossissime potenzialità.

Solo in pochi riescono a capire la vera importanza di questo splendido posto con lungimiranza e intercettare le chance offerte ai tre Comuni, creando numerosi posti di lavoro utili a tutta la comunità. Quando il FAI promosse le “giornate dei circondari” (i luoghi di interesse storico limitrofi all’Abbazia di Cerrate), dopo aver organizzato con altre associazioni un mercatino e delle visite guidate, tra le 190 presenze dei due giorni, solo una decina di persone appartenevano a Squinzano.

Solo qualcuno ha mostrato interesse verso il rudere; in tutto questo marasma di decadimento culturale scriviamo questa lettera aperta per far sentire la nostra voce ai sindaci (e futuri tali) dei tre comuni, sollecitandoli ed intervenire con una pulizia accurata dell’area, bonificandola ed eliminando tutta la spazzatura presente nel bosco, magari alla ripristinando il muretto a secco attorno al convento, che ogni giorno crolla di pietra in pietra. Chiediamo inoltre, di istruire e pubblicare un bando di assegnazione momentanea onde poter dare in gestione il bene ad una o più associazioni, in modo da poter intervenire, almeno all’esterno con i pochi mezzi che le comunità hanno.

Sarebbe altresì ingeneroso, per parte nostra, non ringraziare il sindaco di Trepuzzi, Giuseppe Taurino, che, ad oggi, è l’unico a prodigarsi, per quanto nelle sue possibilità, offrendo il proprio fattivo contributo utile a garantire un minimo di decoro alla parte esterna e interna.

Gli altri Amministratori che fine hanno fatto? Il nostro auspicio è che queste parole, da tempo strozzate dall’attesa di un cambiamento di rotta, possano toccare i cuori di chi ha potere per intervenire in una situazione non affatto buona.

P.S.:  per chi chiama il convento “castello”, il castello è un’altra cosa, questo è un complesso monastico.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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