Punto di vista – La morte dei “fratelli valori” e il principio del “non essere”

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La perdita di valori da parte di una società, è direttamente proporzionale al modo di agire della società stessa. Dal rimpinzarci la testa di sciocchezze mediatiche (forse le più grandi armi di “distruzione” di massa), all’insegnamento dottrinale scolastico, con poco margine di dubbio su ciò che ci viene esposto, creando poche volte un minimo dibattito con l’allievo che in realtà dovrebbe e vorrebbe porsi delle domande; in entrambe le situazioni questo modo aberrante non permette di sviluppare un senso critico utile per il futuro di tutti.

Questo sistema ben studiato, è messo all’opera ogni singolo momento della nostra vita, anche nello stesso supermercato, dove crediamo di sentirci liberi di acquistare ciò che vogliamo, ma in realtà ogni singolo posizionamento del prodotto ha un suo perché di marketing. La stessa cosa avviene in ambito sanitario, dove ormai il medico a volte passa in secondo piano a causa del “dottor Google”, che con semplicità fa diagnosi libere senza visitare il paziente. Facciamo parte di questo strano sistema pronto a farci diventare più stupidi, meno capaci, forse più obbedienti verso chi “batte le carte”. Anche in ambito religioso, qualcosa è cambiato, il “caro e vecchio Dio” è stato sostituito dagli influencer, ragazzi e non solo, che vogliono (e alle volte ci riescono) guadagnare milioni di euro, esibendosi stupidamente sui social, inventando e parlando un linguaggio simile a quello di un neonato che sa esprimersi a malapena.

Viviamo un’involuzione profonda, un ritorno all’età della pietra, con scenari “apocalittici” in senso ideologico ed intellettuale, dove il bello di questo mondo viene messo da parte dando risalto solo all’aspetto consumistico. I soldi sono il vero obiettivo, i soldi utili per il proprio divertimento in discoteca affittando macchine da sogno, acquistando cellulari sopra i mille euro per le foto da modelle/i da mettere sui social, perché è l’apparire che conta, il dimostrare di avere più di qualcun altro, in senso fisico ed economico.

Ed eccoci qui, poi, a domandarci come mai i giovani non vogliono più intraprendere lavori di un certo tipo come il cameriere, dando la colpa al reddito di cittadinanza; no signori cari! La colpa non è del reddito, ma della poca lungimiranza che molti giovani hanno. Pensano di poter diventare ciò che in realtà non sono; prendiamo ad esempio l’ambito musicale, anche qui, l’ambiente della musica è mutato rovinosamente a causa di questi programmi spazzatura dove il chiunque può andare in televisione a cantare, in barba ai De Andrè, ai Guccini, ai Dalla ecc. che hanno davvero dato un di più al panorama musicale italiano; oramai tutti sono trapper, trapper “incazzati” con il mondo, che nelle loro canzoni parlano di quanto tutto faccia schifo e di quanto siano cresciuti in una realtà violenta e pieno di droghe, vantandosi di essersi fortificati proprio grazie a questo vissuto. Naturalmente nessuno è qui a sindacare, ma negli ultimi anni, basta guardarsi attorno in maniera oggettiva per scorgere questa morte dei valori che sta coinvolgendo le ultime generazioni. Le cause sono da attribuirsi naturalmente alla tecnologia che avanza inesorabile, rendendoci la vita sempre più comoda ma con i suoi lati oscuri; infatti, questa comodità porta la maggior parte di noi ad adagiarsi sugli allori, accontentandosi e rendendo di conseguenza la nostra vita statica e accomodante. Ma non solo, come detto prima, anche i media sono complici di tutto questo, con programmi spazzatura che bruciano i neuroni; gli stessi reality, altro non sono che l’evoluzione delle vecchiette che spiavano i vicini di casa per spettegolare sulle loro vite, un modo per sentirsi meglio degli altri; torniamo sempre lì, all’apparire per dimostrare di essere (chi?). “Essere o non essere, questo è il dilemma” scriveva Shakespeare, interrogandosi esistenzialmente se fosse meglio vivere soffrendo (essere) o ribellarsi rischiando di morire (non essere), bene, noi ad oggi sceglieremmo tutta la vita il “non essere”.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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