Squinzano, “meglio mafiosi che comunisti”: l’Assessore Claudio Taurino fa dietrofront e chiede scusa

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Imbecillità di Claudio Taurino

Squinzano (Le)“In riferimento ai fatti di cronaca dei giorni scorsi ritengo doveroso sottolineare quanto segue: la mafia è la negazione, dell’Uomo, dello Stato e di ogni forma di Civiltà. Il mio vissuto personale, professionale e politico è la testimonianza tangibile e concreta di questa lotta quotidiana per il prevalere della legalità, della dignità delle persone e del rispetto dei valori umani. Per questi motivi mi dolgo dell’infelice espressione usata nei giorni scorsi su Facebook in una “reazione esasperata ed istintiva”, che non riflette il mio pensiero sulla mafia e sulla criminalità. Per questo chiedo scusa a quanti abbiano potuto sentirsi offesi nella loro sensibilità a causa di essa. Non era assolutamente mio intendimento offendere i valori di legalità e democrazia che ispirano da sempre il mio credo ed il mio agire politico, né tantomeno ledere i principi di chi ha fede politica diversa dalla mia. Sono certo che il contrasto e la lotta alla mafia e alla criminalità possa essere più forte ed incisivo quanto più le istituzioni e le forze democratiche sapranno essere più coese ed unite”.

Con queste parole Claudio Taurino, assessore al Bilancio del Comune di Squinzano, doverosamente sollecitato dal Prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, in una lettera al suo Sindaco riportata da un quotidiano locale, ha rivolto le sue scuse a quanti si fossero sentiti offesi per le sue esternazioni, dovute ad una reazione da lui definita esasperata ed istintiva.

In precedenza aveva “tentato” di chiarire la sua posizione, sostenendo che insieme a Fitto, Alemanno La Russa, Gasparri, Berlusconi sono stato tacciato di essere, insieme a tutti i militanti del centro destra, un mafioso da chi ha esaltato odio e violenza di classe…

La mia risposta è stata nel senso che se essere di destra vuol dire essere mafiosi è comunque sempre meglio essere mafiosi della destra sociale che comunisti che predicano solo odio e violenza…
In tutti i miei interventi nella discussione pur ribadendo la mia diversità ideologica ho sempre specificato il rispetto dell’altro e della diversità… E non ho mai concluso che il mio migliore avversario è quello morto …
Estrapolare una frase e tacere tutto il discorso è vile e strumentale… Il mio contrasto e la mia fermezza nella lotta alla criminalità e all’illegalità è stata sempre manifesta ed evidente, al di fuori di ogni ragionevole dubbio. … Il termine mafioso è stato utilizzato perché quelli di destra sono stati tutti definiti identificati come mafiosi … Tutta la conversazione è interamente salvata (non sono né stupido né sprovveduto) ed è a disposizione di chi volesse approfondire”.

Molteplici le reazioni da gran parte del panorama politico locale e nazionale; tra le tante il sen. Dario Stefàno  in una riflessione resa pubblica sulla sua bacheca di Facebook: “Meglio mafioso che comunista”. L’ha pensato. E l’ha scritto. Pubblicamente, su Facebook. Ma forse l’autore di questo commento ha dimenticato per un attimo di essere l’assessore  di un Comune. Forse ha dimenticato che proprio quel Comune ha un passato particolare perché ha conosciuto anni bui di violenza sanguinosa, consumata anche alla luce del sole, sotto lo sguardo atterrito e incredulo dei cittadini. Squinzano ha vissuto sulla propria pelle per davvero il male provocato da chi è mafioso. Non è una frase qualunque, buttata così, nell’oceano della rete per “dire altro”. E nemmeno l’autore della stessa è un cittadino qualunque. Quelle parole diventano dunque un macigno contro la legalità ed il senso delle istituzioni. Sono un’offesa nei confronti di tutte le persone che hanno sacrificato la propria esistenza per servire lo Stato, combattendo le mafie. Sono gravi perché pensate e scritte da un uomo delle istituzioni che dovrebbe avere il compito di sensibilizzare ed educare alla legalità”. 

A Stefàno fa eco la consigliera Tonia Mazzotta, nel Consiglio Comunale tenutosi lo scorso 7 luglio, ove, peraltro, non le è stato concesso di poter leggere la sua dichiarazione per oggettive ragioni procedurali: “quanto è successo è un episodio che rappresenta già di per se un gravissimo attentato alla libertà,  alla pluralità e quindi alla democrazia. L’infelice espressione usata dall’assessore Taurino  non lascia adito a dubbio alcuno, non può essere soggetta ad interpretazioni, estrapolazioni, circonlocuzioni o mistificazioni, perché contiene già in sé la condanna. Il termine abusato è quello, “comunque e a chiunque lo si voglia riferire”, e non dovrebbe far parte del bagaglio politico culturale di una persona che, come il dottor Claudio Taurino, riveste un ruolo sia in campo professionale che politico-amministrativo, che impone una distanza siderale da quel termine e dal suo carico di vergognosa ignominia.

Quello che si discute oggi non è un incidente di percorso, bensì un’incancellabile ed allarmante apologia della mafia e del concetto di mafiosità a discapito di un valore ideologico-politico proprio di tanti, proprio di… noi. E, se pure nei successivi tentativi di difesa (ed ho ancora i brividi per tutte le arrampicate sugli specchi che sono state pubblicate a seguito del post in questione) il termine mafioso volesse essere declassato ad “attributo” già abusato da altri (in riferimento a soggetti politici italiani), e si volesse svuotarlo della sua pregnante illegalità riducendolo a semplice epiteto ingiurioso, va da sé che nel contesto “comparativo” di fattispecie, e quindi nella scala dei valori dell’assessore Taurino, nel suo essere preferibile al termine comunista  rappresenta un insulto che infanga il popolo tutto della “sinistra” ed i valori culturali, sociali e politici di quanti in essa si riconoscono, militanti e non. Queste sono le ragioni che giocoforza ci hanno costretto a stigmatizzare e condannare l’infelice “espressione” ormai sotto gli occhi di molti, troppi, internauti e lettori di quotidiani locali. Non si può ignorare o sottovalutare una così grande offesa e un così netto vilipendio!”

Tardivamente e, forse, obtorto collo, il sig. Taurino rende pubbliche le sue scuse (dando atto a chi lo aveva richiamato all’ordine che quanto era stato eccepito non era poi così demenziale o strumentale come lo stesso Taurino, in un primo tempo, avrebbe voluto far credere ai suoi cittadini e sostenitori).
Noi registriamo.

La prova provata che avevamo ragione ad indignarci, sta tutta in questa lettera che il sig. Taurino ha DOVUTO scrivere. Non spetta a noi decidere se sia stata cambiata l’azione e pure l’idea. Saremmo però infedeli al nostro ruolo di cronisti se non sottolineassimo un dettaglio che dettaglio proprio non è: prima che il Prefetto convocasse i diretti interessati, nessuno ha formalmente fatto un passo indietro, chiedendo scusa. Non lo ha fatto l’Assessore Taurino, non lo ha fatto il suo Sindaco (ad eccezione di un timido seppur rispettabilissimo intervento in cui ha dichiarato testualmente: “la frase oggetto della discussione rappresenta esclusivamente un fraintendimento lessicale e non altro e perciò non me ne preoccupo. Claudio come me, è lontano anni luce dalla mafia e dai loro uomini che a mio avviso rappresentano il momento più aberrante della civiltà umana insieme alle guerre. Questa frizzante discussione però mi dà l’idea che qualcuno la stesse attendendo e un po’ l’abbia anche stimolata proprio per far cadere nel tranello l’amico Claudio”), non lo ha fatto alcun esponente della sua maggioranza in Consiglio Comunale. E non lo hanno fatto i sostenitori che sempre in quella grande piazza virtuale, si sono trasformati in novelli pasdaran ed oggi si rendono improvvisamente contumaci nella grande agorà degli internauti, dopo le dichiarazioni di scuse rese note dal loro amico.

Ora, a nostro avviso, dovrebbero farlo! Perché se è vero che, come lo stesso Assessore, in un suo adattamento, richiamando Maccari, riferisce che “quando trionfa l’imbecillità, essere attaccati è un onore”, e se è vero che, sempre a detta di Taurino, dopo aver citato finanche la Fallaci, aggiunge che “esiste sempre una differenza enorme che non è solo logica o grammaticale … Peccato che non tutti sappiano cogliere le sostanziali sfumature, la stessa che esiste tra giornalisti e giornalai… i primi scrivono per amor di verità i secondi per vendere copie” … ora spieghi lui chi sono i giornalisti e chi è stato il giornalaio, i pennivendoli, i leccaculo, i vili …

E ancora, almeno per una volta, non chieda scusa soltanto al suo Sindaco, ma anche a chi ha tentato di fargli capire che un uomo delle istituzioni non è chiamato ma è tenuto a mantenere il contegno ed il decoro per ciò che rappresenta. 

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