Visti da vicino: Max Vigneri

0
304

Si riattiva, dopo più di un anno, Visti da Vicino, rubrica che ha sempre avuto l’obiettivo di andare dentro e dietro i personaggi del mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura salentina. Dunque, riapriamo i battenti. E questa volta col rinomato Max Vigneri.


Con la sua voce calda, profonda, virile di vita pulsante, che lascia segni nell’anima, lui, Max Vigneri è oggi uno dei più rinomati cantautori leccesi. In molti l’hanno paragonato a Paolo Conte, ma lui, Max, ha un’identità artistica ed esistenziale, una visione della vita completamente diverse dal famoso cantautore nazionale. E sbaglia chi afferma che Max sta a Paolo Conte come la Pepsi alla Coca Cola. I due sono legati solo da un’affinità vocale, timbrica, che non è meditata, ma naturale. Al di là di ciò, sono due figure completamente divergenti sia sul piano stilistico sia filosofico, dove la mia preferenza, nulla togliendo al noto personaggio astigiano, cade su Max, che nei suoi concerti è sempre riuscito a coinvolgermi sia da un punto di vista emotivo sia intellettuale, e soprattutto sul piano artistico: si autorappresenta in una prospettiva per me molto interessante.

Max è un leccese verace, doc – è nato nel cuore della città, in Vico Storto Carità Vecchia  – ed ama la sua città perdutamente, forse più di se stesso, nutrendo nei confronti di questa, sentimenti ovviamente ambivalenti, proprio come nei grandi amori. La luce, le pietre, il Barocco, i ritmi di vita, le atmosfere e gli aromi leccesi lo ammaliano, lo rapiscono completamente sino a fargli scrivere alcuni brani, oramai ampiamente noti al suo pubblico. E tuttavia, spesso, lui rimane deluso da Lecce, per il suo provincialismo, per la sua mancanza di grandi sogni: Max non ama gli ambienti stretti, gomito a gomito. Ma, intanto, insiste nella sua città, rimane un leccese incallito: non se ne va, come tutti i leccesi che sono rimasti incantati dalla propria città, dal punto della propria origine, dalla magia che Lecce sa esprimere e sprigiona.

Max è una figura storica della musica leggera del capoluogo salentino: è forse il più importante cantautore in lingua italiana. Esordisce negli anni ’70 e solo dopo una lunga carriera, con alterne vicende, odissiache e mirabolanti direi, approda alla sua prima pubblicazione nel 2009: Caffè Buda. Questo titolo esprime la profondità del sentimento di Max per la sua città: originario e cardinale si potrebbe facilmente asserire. Il Caffè Buda, infatti, era un noto e storico bar di Lecce, che insisteva in Piazza S.Oronzo e che chiuse i battenti negli anni ‘60. Qui, in questo album, Max affronta tematiche prevalentemente sociali. Un Cd che ha un successo significativo e che lo porterà, nel 2016, alla sua seconda pubblicazione: Tempo. In quest’ultimo volume prende in considerazione il tema dell’amore, dove abbondanti sono l’uso delle metafore e delle allegorie. Ma c’è di più. Nelle sue canzoni non si cita mai la parola amore, forse per timore, forse per pudore. Velato, da intravedere, presente eppure assente, l’amore viene descritto sotto gli aspetti più significativi, in una proiezione sentimentale, di passione, con raffinatezza inusitata. E’ un Cd, che sin dalle prime battute ha riscosso un significativo consenso del pubblico e della critica.

Negli ultimi anni, numerosissimi sono stati i suoi concerti, di varia caratura. Sabato 2 giugno, Max sarà a Borgagne e si esibirà nell’ambito della rassegna Borgo in Festa. Ma numerosi saranno i suoi appuntamenti per l’estate 2018.

Conosco Max da molti. Le nostre frequentazioni sono state episodiche, anche se ad alto valore aggiunto. La prima volta che ci incontrammo fu nel 2010, in occasione della presentazione di un mio volume al bar Manhattan di Lecce. Anche con lui, il solito caffè –questa volta al bar Bello – per mettere a punto quest’articolo e per respirare con attenzione le atmosfere di cui Max si circonda. Inutile dire, che lui, a conferma di quanto scritto, ha tutte le caratteristiche del leccese tipo. E il suo sguardo, indagatore e guardingo al tempo stesso, esprime la sua natura profonda, che si sostanzia poi in una persona fortemente pragmatica, in cui transita una spiritualità antica, ponderata e saggia, che ne fa una persona estremamente gradevole e affascinante.

Oggi, tra Lecce e la provincia, molti sono i cantautori, ma forse Max sintetizza più di tutti la leccesità, la salentinità, quella più nobile, quella di cui noi tutti parliamo e ci vantiamo, senza giungere a conclusioni compiute tuttavia, che Max invece esprime con semplicità e naturalezza.