I tanti volti della luna nelle notti romantiche

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Durante la recente eclissi lunare di venerdì 27 luglio, con lo sguardo al cielo ci siamo sentiti tutti bambini. Abbiamo assistito all’eclissi più lunga del secolo, uno spettacolo unico e raro che ha regalato forti emozioni.


Stavolta non si può dire «È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti» (Shakespeare, Otello) perché essa si trovava all’apogeo, il punto più lontano dalla Terra. È apparsa con il colore rosso e, allineata con Marte, nel punto più vicino alla Terra, ha mostrato un doppio spettacolo.

Immortalata anche attraverso gli smartphone, conserviamo nella nostra memoria quelle immagini suggestive. Ma al di là dell’evento della luna rossa, essa, in qualsiasi forma e gradazione di colore e di luce si presenti, è sempre un evento meraviglioso, che ha ispirato e dialogato con l’uomo oltre che con la natura.

Rivolgendosi a lei con meraviglia può accadere di instaurare, attraverso i ricordi, un raffronto con il passato: «O graziosa Luna, io mi rammento /che, or volge l’anno, sovra questo colle / io venia pien d’angoscia a rimirarti/ E tu pendevi allor su quella selva/
Siccome or fai, che tutta la rischiari…». (Leopardi, Alla Luna)

Ma la sua contemplazione può diventare anche “racconto” della solitudine del genere umano come in Un uomo e una donna in contemplazione della luna (1819) di Caspar David Friedrich.

L’atmosfera incantevole dell’effetto in controluce del dipinto mostra due personaggi immersi in una natura che, oltre ad occupare quasi tutta la scena, offre una vasta gamma di colori con sfumature diverse tendenti al chiaroscuro.

Il rapporto uomo-natura può diventare anche rapporto musica- natura come succederà undici anni prima (1808) con la Sesta Sinfonia “Pastorale” di Beethoven, con una precisa indicazione dello stesso compositore: «più espressione del sentimento che pittura».

Ma l’espressione del sentimento di beethoveniana memoria è rintracciabile anche nella Sonata per pianoforte n. 14 in do diesis minore, op. 27 n. 2, che per la sua “staticità” iniziale, paragonata dal critico Ludwig Rellstab al chiarore lunatico che si propagava sul lago dei Quattro Cantoni, è conosciuta come “Al Chiaro di luna”, diversamente dall’indicazione dell’Autore «Sonata quasi una Fantasia».

In realtà la “fantasia” in quest’opera, se da un lato trova implicazioni nella forma dell’Adagio iniziale (A-B- A’), dall’altro guarda a quei sentimenti del compositore nei confronti della giovane amata, la contessa Giulietta Guicciardi.

Ritornando allo splendore della luna, per poterla percepire nella sua bellezza, c’è bisogno, come scrive Petrarca, del «dolce silentio della notte» con un’atmosfera appropriata come Mondnacht (Notte di luna, dai Liederkreis, op. 39, di Joseph von Eichendorff, musicato da Robert Schumann, 1840).

Il silenzio può traghettare in quel tacitae per amica silentia lunae di virgiliana memoria dove, oltre che ispiratrice, diventa anche interlocutrice come scrive il poeta di Recanati: «Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai, / silenziosa Luna? / Sorgi la sera, e vai, / contemplando i deserti; indi ti posi» (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

Si può entrare in empatia ricordandosi che nel “dialogo” può essere vero che «Folle è l’uomo che parla alla luna» ma allo stesso tempo è anche «Stolto chi non le presta ascolto» (Shakespeare, Romeo and Juliet).

Non possiamo avere la luna, ma, guardandola, è possibile esprimere dei desideri. Se Astolfo, per esempio, voleva raggiungerla per recuperare il senno di Orlando perduto a causa dell’amore non corrisposto della bella Angelica (Ariosto, Orlando furioso), oggi non è impossibile andarci. Per ora non ci resta che sognare…

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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