… Perché Capodanno è ogni giorno

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Ci siamo. Ancora poche ore e saremo pronti a dare il benvenuto al nuovo anno. Che poi altro non è che la infinita conta di giorni di un tempo che non esiste, se non per convenzione e per l’annoverarsi di miliardi di attimi.

2015, fa quasi paura. 2015 è un numero notevole. Siamo uomini da tanto tempo. E caporali, politici, italiani, stranieri, stelle filanti, cadenti, cadute, rosari di sogni, ricordi, addii, speranze, morti, nascite, spreed, Europa, ladri, veline, musica, debito, tasse, bugie, malattie, immigrati, paure, pregiudizi, leghisti, forzisti, squadristi, tristi. Siamo foglie, un calderone senza ricordi. Che si arrabatta alla meno peggio in un brodo vischioso e denso, sotto un cielo che sembra sempre notte. 

Che cosa ci rassicurerà quest’anno, chi? Il pacioso Napolitano? Beato chi avrà la forza di credere ancora alle parole di un distinto nonno che cerca di tenere su la sua nazione con parole vuote come il fumo. Neppure condensa, no. Fumo. Beato chi si metterà comodo in poltrona davanti a quel desueto aggeggio chiamato televisore, ad inseguire un’illusione a cui aggrapparsi per continuare a vivere. A crederci ancora. A sopravvivere, che cosa fragile! Per una volta sarebbe stato interessante sentir parlare l’uomo qualunque, quello che vive nel disagio di una vita fatta di solide giornate e clamorose cadute, in bilico tra illusioni e delusioni. Per una volta forse ci saremmo sentiti popolo, avremmo ritrovato un senso di appartenenza sia pure nella precarietà di una stagione malvagia che sta durando troppo tempo. Avremmo ascoltato le parole di uno di noi, a pancia vuota. Credibile. Invece no. Reti unificate di fronte a sussurri che sembrano senza senso, mummificati come le conchiglie che a volte si trovano a centinaia di chilometri dal mare, ai piedi di un albero di ciliegio. In memoria di una Nazione defunta nello spirito. 

E sì che ci sarebbe da lamentarsi, per il vecchio anno, per il nuovo. Ché tragedie ce ne sono state.
L’individuo mandato a morire, annientato. Il gregge allo sbando, le aziende in picchiata libera, come le speranze. La scuola, la sanità, la giustizia, il lavoro… sì, ci sarebbe da dire moltissimo sulla situazione generale, in attesa di riforme portentose che non peggiorino lo stato dei cittadini italiani. I soldi, i vecchi miracoli all’italiana, anche l’estate; sembra tutto un sogno antico, surreale. Sembra che una certa Italia non sia mai esistita. Attorno a noi naufraghi, del passato e dell’ultima ora. Siamo nell’epoca del si salvi chi può, come sui traghetti che bruciano e incendiano corpi e cuori, dove uomini piccoli piccoli picchiano le donne pur di salvarsi, tanto per accennare ad una tragedia ancora in corso.
Sarebbe così facile mettersi qui ad elencare il disastro prodotto da una politica che non ha mai avuto a cuore i suoi figli, madre nel verbo, matrigna nei fatti, che non è mai stata vicina agli ultimi, che ha continuato a nutrire le pance dei grossi sistemi. Dunque non lo faremo.
Eviteremo le lamentele, che sono cibo quotidiano delle tavole dell’italiano medio, per non parlare di chi vive contando i giorni che mancano … a cosa? Alla fine del mese, dell’anno, del decennio, della vita stessa? Le parole concitate e arrese delle piazze reali e virtuali, delle mense comuni, delle stazioni, dei cuori. La povertà reale nell’era dell’informatica, un’epoca dove ci si siede a tavole sempre più misere ma ciascuno col proprio cellulare di ultimissima generazione in mano.

Il tema è ghiotto e di facilissima presa, ma noi vogliamo guardare con occhi positivi, e limitarci a pochi pensieri reali. Il primo è che non abbiate mai bisogno di auguri per realizzare i vostri progetti, che possiate vivere di volontà espresse e fatica per realizzarle. La strada non è mai stata dura come in questo periodo storico, ma da qualche parte ci dev’essere la discesa, la tranquillità di una vita senza troppi affanni.
Che non ci sia mai resa nei vostri desideri, nei progetti, e nella certezza che in qualche modo riuscirete a concretizzarli. Che l’altro vi sia compagno e mai nemico. Che i valori veri non vengano offuscati dal canto illusorio di troppe sirene. Si è sempre un po’ ovvi, nei bilanci e negli auguri, lo sappiamo. Ma preferiamo generalizzare e usare parole semplici e sentite per rivolgerci a voi, cari lettori, amici di un tempo noto e stanco, che non applicarci e perderci in contorte ed inutili analisi socio economiche politiche. Quelle lasciamole a chi sa farle.

E se è vero che il capodanno segna una tappa importante, quasi di passaggio e rinnovamento, ecco, il nostro auspicio è che l’energia del momento si ripeta ad ogni risveglio. Capodanno è ogni giorno, diceva qualcuno. Che lo sia davvero. E infine, l’augurio più importante: che la salute non vi manchi perché, prendendo in prestito le parole dei nostri nonni, ‘quando c’è la salute, c’è tutto’
Grazie a tutti voi per esserci vicini, per contribuire alla crescita del nostro giornale e per la stima che ci dimostrate, e che sentiamo sincera. Per noi è tutto.
Procediamo insieme verso un nuovo domani.

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Redattrice Paisemiu.com

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