Non scherziamo con il Fuoco. Note a margine di una festa patronale

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Da pochi giorni si è spento il Fuoco in questo paese minimo del sud Italia: Novoli. Un luogo dove il fuoco arriva puntuale a gennaio, il 16 ed il 17. Puntuale come Natale, come tutte le feste religiose che accompagnano i fedeli del mondo.
Per Sant’Antonio Abate, il Santo Patrono degli Animali e del Fuoco, è garantita da lungo tempo, una Festa speciale, unica e suggestiva… La prima festa dell’anno nuovo che si rinnova con la solennità e la gioia di sempre.
Si alza giorno dopo giorno la grande pira, bella, imponente, la più alta, ahimè del bacino del Mediterraneo. Un primato che si conserva con fierezza, che trasforma questo nostro piccolo paese in un grande luogo di aggregazione di anime, un po’ legate al culto cristiano e un po’ attratte dalle antiche feste di piazza!

Ogni anno il sacro ed il profano si combinano in un’altalena di eventi che coinvolge e richiama l’attenzione dell’intero Salento, quasi una sfida per continuare a sorprendere, a stupire, ad emozionare.
E così ogni giorno, a cavallo tra l’anno che se ne va e l’anno che verrà, si prepara il Fuoco. Fascina su fascina si comincia… e per uomini e donne la costruzione della grande Fòcara, sarà come una chiamata alla fede.
Chissà quante preghiere imprecazioni, lamenti, desideri, speranze si impigliano tra i tralci di vite e quanto godimento si sprigiona quando, la sera della vigilia, tutto si accende, brucia, arde e incendia la festa.
E noi lì con la testa alta verso il cielo… le scintille che diventano stelle, il cielo si tinge di rosso, il fumo impregna l’aria, ferma il respiro e lì ognuno di noi scatta la sua ultima istantanea che si andrà ad aggiungere alle altre mille che conserva nei cassetti dei ricordi.

Quest’anno c’è Beethoven, otto pianoforti disposti come un girotondo intorno al fuoco; nell’aria si sprigionano le prime note della celebre trascrizione della Sinfonia n. 5, la sinfonia del destino che bussa alla porta e che ci lascia lì inchiodati ad aspettare il momento in cui ci sarà un tutt’uno di musica e fuochi.
Sant’Antonio è lassù, in cima alla Fòcara che, maestosa e muta, si prepara alla resa. Quando il fuoco finalmente avvampa, la piazza è in delirio. Il crepitio delle fiamme vince sulla forza dei decibel che si sprigionano intorno alla folla.
Scende la notte e la piazza torna nel silenzio di sempre. Sullo sfondo, resta solo l’immagine del fuoco. Il falò continua a bruciare. Tutt’intorno la piazza sembra un campo minato, bottiglie, cartacce, avanzi di piccole e grandi vite passate da qui…

La Santa Messa del mattino, nell’ omonima Piazza dedicata al Santo, ha il sapore dell’Angelus all’ombra del Cupolone, sotto un cielo quest’anno più terso che mai, in una finta primavera che ha acceso i mille volti dei fedeli riuniti in preghiera. Nell’aria, il suono assordante delle campane a festa
Ci siamo tutti, ci siamo anche per chi non c’è più. È un passaggio di testimone anche questo. Sant’Antonio lo sa. Eccome…