Direzione vita

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Direzione vitaOre ed ore a studiare. Ore ed ore ad aspettare di diventare qualcuno. Quella continua lotta tra destino, fato e proprie capacità.

Mi ricorda un po’ il caro triste Leopardi col suo studio matto e disperatissimo.

Poi calò la luna e capì che i libri non insegnano tutto. Ti formano e ti informano, ma la vita ti mette alla prova, ti offre il tirocinio prima di sapere il sunto della sua essenza.

Una birra tra amici, sorrisi, sguardi, risate. Erano in sette, ognuno con la propria storia, diversa, complicata, triste, felice, immobile o a scorrimento veloce.

Lei aveva bisogno di divertirsi, di sentirsi apprezzata, di sentire amore. Un amore diverso, sincero, fraterno. E con loro lo percepiva. Si sentiva felice. A casa.

Lui, quell’amico che non ha impegni di lavoro e si accoda alla comitiva; quell’amico che ha bisogno di svago, di calma, di un caos tenue.

E tutti loro, studenti in procinto di laurearsi in infermieristica, alle prese con le ultime uscite da universitari, troppo grandi per sentirsi matricole, troppo giovani per sentirsi adulti.

Gli eterni, stupendi, Peter Pan.

Erica e Loredana, due ragazze solari e fragili, troppo poco modeste per riconoscere la loro grande bellezza.

Giuseppe e Fabio,  due ragazzi simpatici e generosi, coi loro infiniti sorrisi sinceri che riescono sempre a farti sentire un po’ meno solo e un po’ meno triste.

Tra gioia e chiacchierate, calò il silenzio.

Capita talvolta che tutte le tue certezze precipitino, che la tua vita ti passi davanti come un treno che non fa fermate in nessuna stazione e va incontro ad una corsa senza fine che conduce all’oblio.

Lei carezzò poco delicatamente il braccio di lui e la risposta fu il freddo.

Era accovacciato su se stesso. Inerme. Silenzioso.

Ci si rende conto di quanto si è troppo presi da se stessi per notare i problemi degli altri. Tutti colti dai loro pensieri, le proprie preoccupazioni e i propri desideri per notare che qualcosa in qualcun altro non va.

Lui era giallognolo, congelato, immobile, spento. Svenuto. Quasi morto.

L’aiuto di tutti, la preoccupazione di molti e la corsa al pronto soccorso.

Lui, portato su una barella. Lui, privo di vita. Lui che sembrava non esserci più.

Lei, con una mano sul suo capo e l’altra a sorreggere la sua, aveva il cuore che impazzava.

La barella nella stanza da codice rosso e tutti fuori, lì, seduti per terra, ad attendere notizie e a sperare.

Lei, silenziosa, osservava in silenzio le immagini della loro amicizia; loro due sul divano a guardare documentari sugli animali, lui che insegna a lei a guidare la macchina, le loro cazzate insieme, i loro silenzi complici, la prima sigaretta di nascosto, i pianti per l’abbandono ricevuto da un fidanzato.

Un’amicizia vera. Un’amicizia come poche, di quelle che restano per sempre, anche se non ci si vede da una vita perché le strade si sono divise.

E lui ora lì, lontano da lei.  Su quel letto. In quella stanza. Da solo.

Si domandava: quanto imprevedibile è la vita? Quante cose aveva voglia di fare prima di finire su quel lettino tra la vita e la morte?

Avrebbe voluto dedicarsi al volontariato. Avrebbe voluto viaggiare, portare viveri e coperte ai vagabondi nelle stazioni.

Si rese conto che è tanto ciò che ciascuno potrebbe fare e non fa. È tanto ciò che si potrebbe dare e non si dà.

Promise a se stessa che avrebbe fatto il possibile per fare di più. Promise che avrebbe usato il suo tempo prodigandosi al cento per cento in tutto ciò che le piaceva.

Si promise che avrebbe iniziato veramente a vivere.

Sembravano passati solo pochi attimi, eterni, ed invece erano già volate via tre ore.

Ah, quanto è relativo il tempo. Si guardava intorno ed osservava gli altri amici immersi nel loro silenzio rumoroso e vedeva  luce. Loro erano luce. Loro erano degli amici.

Fianco a fianco, nel bene e nel male, nelle gioie e nei dolori. E in quelle ore di dolore loro erano lì. E lei sentiva l’amore che sperava di ricevere.

È vero che il dolore unisce, crea rapporti cosi intensi che rimangono per sempre.

Quando stai male, quando crolli, quelli che ti restano accanto sono i tuoi angeli custodi. Gli angeli reali, in carne ed ossa.

Si affacciò alla finestra e vide bruciare una stella cadente.

Non poteva desiderare altro se non che lui si riprendesse.

Quella sera così cupa e triste, aveva colto il senso della vita, aveva capito quanto fossero importanti silenzi ed emozioni non dette ma percepite, quanto fosse reale l’amore delle sue amicizie.

Sorrise tra sé e sé, voltò il capo e lo vide.

Gli occhi semichiusi, supino su quel lettino, ma sveglio. Si guardarono e caddero delle lacrime chiare e luccicanti, come quella stella, come il loro affetto.

Stava bene. Potevano tornare tutti a casa, alle loro vite. Con una nuova consapevolezza. C’era una grande bellezza tra loro: quell’amore sincero, spontaneo, leggero, dopo quell’eterna paura, nata e morta lì.

Un abbraccio generale, sorrisi.

Ognuno nella propria macchina.

Lei alla guida, strinse la cintura di sicurezza di lui e le tese la mano.

Si sentì felice.

Erano insieme. In quell’attimo di magia eterna.

Partì.

Direzione vita.

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