Con Priebke scopriamo che Dio è in Terra, solo che non lo sapevamo

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L’Editoriale

PriebkeMi è sembrato di assistere ai teatrini dell’incoerenza in queste lunghe ore in cui il corpo di un defunto cercava fissa dimora.
La questione, a mio avviso, è duplice e riguarda il sacro ed il profano. Comprendo che si parli di Erich Priebke (boia della strage delle Fosse Ardeatine, morto all’età di 100 anni) e non di Mario Rossi e, di conseguenza, l’opinione pubblica si divida e si surriscaldi ma, la posizione della Chiesa, mi ha lasciata comunque perplessa.

Perché Priebke doveva essere il primo uomo in Terra a dover due volte subire il giudizio degli uomini senza mai arrivare a quello divino? Non avevano forse gli uomini già sentenziato la sua condanna a seguito del processo? Non mi pare che questo essere umano, così come tanti delinquenti della sua stessa specie, abbia soggiornato nel carcere di un Paese famoso per l’asprezza della detenzione. Per quale motivo questo feroce assassino al pari di altri non avrebbe dovuto raggiungere il giudizio dell’Altissimo dopo aver scontato la pena in Terra?

Perché quando parliamo del nazismo ci sono ferite atroci che si riaprono, ferite che ancora sanguinano. Questo non è difficile da comprendere anzi, è umano provare disprezzo e rabbia per un uomo che è stato capace di simili atrocità. Ad un certo punto, però, la rabbia si deve bloccare prima che ci annebbi il cervello. Prima della morte di Priebke, tanti nostri connazionali si sono macchiati di atroci delitti, hanno seminato un clima di terrore e di sottomissione nei nostri paesi, hanno punito col sangue ciò che reputavano infame, li abbiamo visti con la croce appesa al collo, con la tasche piene di santini entrare in Chiesa la domenica senza che temessero neanche Dio. Anche molti di questi uomini, come Priebke, sono morti nel nostro Paese e, senza che nessuno battesse ciglio, hanno avuto il loro degno funerale qualche volta anche in pompa magna.
Non si tratta di difendere un uomo che è addirittura difficile definire tale. Si tratta di evidenziare la coerenza degli uomini e della Chiesa in questa vicenda. Sono sempre cresciuta con la convinzione, magari teologicamente errata, che in qualsiasi modo la nostra colpa fosse stata espiata in Terra, avremmo dovuto sempre e comunque sottoporci al “giudizio finale”, quello dell’Altissimo perché, sempre secondo i miei personalissimi retaggi da Catechismo, quello umano ha un limite evidente: è emesso da altri peccatori. Poi scopro che non è proprio così, che il Diritto canonico decide e dispone se tu sia degno oppure no, insomma è tutta una convenzione che permette alla Chiesa di essere buona o cattiva a seconda del tempo, misericordiosa o giustizialista come gli pare.

Allora posso anche alzare le mani e accettare una regola in quanto tale, ma qui scatta l’aspetto profano della situazione: e la coerenza? E tutti i mafiosi, delinquenti, suicidi che abbiamo incensato e seppellito? Per quelli non c’è mai sovvenuto il dubbio che avessero commesso atrocità indicibili e che non avessero mai mostrato pentimento? Solo questa è la mia riflessione. In più da brava italiana che stringe la cinghia per tirare a campa’, mi sovviene un altro dubbio: abbiamo voluto estradarlo dall’Argentina per processarlo e condannarlo qui a nostre spese, lo abbiamo tenuto per anni nelle nostre (terrificanti?) carceri con i soldi dei contribuenti e io dovrei “scandalizzarmi” del fatto che possa ricevere la preghiera ed il suffragio dei cattolici? Non ci riesco, non posso non essere inorridita di fronte a tanta incoerenza. Forse devo pensare che avesse ragione mia nonna quando diceva che Paradiso ed Inferno sono in questo Mondo e non nell’altro.

Intanto il corpo di Priebke è ancora ad Albano Laziale (Roma) accolto nell’istituto Pio X, appartenente alla fraternità Lefebvriana, una realtà non in comunione con la Chiesa Cattolica, sul cui operato non può intervenire neanche il Papa. Le esequie, che si dovevano svolgere in forma privata, sono state sospese dai tafferugli che sono seguiti all’arrivo del carro funebre il quale è stato preso a calci e pugni dai presenti. Per ora la sua salma giace lì, in attesa del trasferimento a Roma per la cremazione. Il Diritto canonico ha permesso alla Chiesa di rifiutare la celebrazione del funerale religioso perché Priebke si è macchiato di delitti atroci e non ha mai mostrato pentimento; la sua anima, però, ha subìto il giudizio divino già venerdì scorso. Non sapremo mai come siano andate le cose lassù, di sicuro in Terra questa volta, come le altre volte, qualche peccato lo abbiamo commesso e chissà come andrà a noi.

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