Amore e morte

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Secondo Freud, Eros e Thanatos alias amore e morte segnano il cammino della memoria degli uomini, non sessualmente parlando ma in senso umano. L’amore costa, la morte l’abbiamo in dotazione. Che succede quando l’amore conduce nella stanza dei bottoni, ovvero l’innamorato, seguendo il metodo dell’affaticamento cioè insistendo secondo gli psicologi, raggiunge il settimo cielo e si sente “onnipotente” appunto al comando? Non è del tutto vero, è un artificio dedalico l’incrollabilità del sentimento a tutti i costi.

Teniamo conto della caducità dell’esistenza e riflettiamo sui natali dell’amore, Poro la ricchezza e Penia, il bisogno o la povertà: l’amore ha sempre necessità di ciò che ama perché ne è sprovvisto. Incantatore, sofista, né mortale né immortale, talvolta muore ma può tornare in vita proprio come Poro.

E Alcesti che decide di morire al posto del suo uomo Admeto e poi, grazie a Persefone, la dea dell’oltretomba che, commossa, la fa tornare alla luce, sulla terra insegna! Eros non è né povero né ricco. Come sostiene Eraclito nulla è, tutto scorre, come dicono i latini, panta rei, l’amore rifiorisce quindi è fuori dalle categorie temporali, dunque la morte gli è familiare o estranea, gli opposti si toccano.

Come scriveva Ovidio, facendo i conti con la realtà e la valenza del sentimento amoroso si può affermare che niente si esclude, appunto “nec tecum nec sine te”, “non posso vivere né con te né senza di te”. Una volta presa coscienza di ciò non si annoverano misure in amore. E’ un variegato cammino quello che porta ad abbracciare il sentimento più intramontabile che esista secondo le categorie a priori della conoscenza. Per arricchirci di nozioni e per “fare esperienza” prendendo spunto dalla vita degli altri ci vengono incontro delle narrazioni contenute in due volumi “Le donne che amano troppo” di Robin Norwood e “Le donne che gli uomini amano e le donne che gli uomini lasciano” di Cowan, Kinder.