Piano coste, lo sfogo di Alfredo Prete: “Non riuscirete a cancellare 86 anni di storia”

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Lecce – Sono le 3.25 di questa mattina quando Alfredo Prete, titolare dello storico Lido York di San Cataldo, mette un punto al suo sfogo articolato in una sorta di “appello” a Carlo Salvemini e Alessandro Delli Noci (rispettivamente Sindaco e Vice Sindaco di Lecce) affinché si mettano una mano sul cuore e riflettano con la loro Giunta sul famigerato piano coste del Comune di Lecce secondo cui le strutture balneari fisse in muratura dovrebbero essere abbattute per far spazio a strutture leggere e rimovibili in nome della eco-compatibilità.

Una notte decisamente insonne per il Presidente della Camera di Commercio di Lecce e imprenditore balneare da diverse generazioni.

“Non riuscirete a cancellare 86 anni di storia, perché in quel tratto di mare ci sono i sacrifici ed il sangue di mio nonno e di mio padre” è la chiosa del suo messaggio cominciato a scrivere alle 2.08 di oggi.

“Come fa un imprenditore a dormire quando leggendo il quotidiano di oggi (già in edicola l’edizione online) scopre che deve demolire la sua azienda costruita con sacrifici enormi da mio padre nel 1972? Nel 1972 quando papà York costruì quel lido si affidò ad un architetto romano, che progettò un lido secondo i dettami dell’architettura mediterranea, perciò lasciatemelo dire, fu edificato un bel lido con questi gruppi di cabine a staffa di cavallo che proteggevano dai venti ed un bar ristorante dalle forme armoniose, veramente una bella struttura. Oggi questa struttura invece di essere difesa perché oggettivamente bella deve essere demolita e ridimensionata in base alla concezione da voi sviluppata del piano delle coste. La cosa più tragica è che di fronte a queste prospettive non concedete neanche la proroga della concessione demaniale così come prevista da una LEGGE NAZIONALE, trincerandovi dietro al fatto che le concessioni scadranno nel 2020, forse non lo sapete ma il 2020 per un imprenditore è domani. Eppure io come tanti miei colleghi abbiamo già inviato le domande e son passati abbondantemente i fatidici 60 giorni, senza aver avuto uno straccio di risposta mentre avete introitato il canone demaniale 2019 entro il 15 settembre”.

“Dove siete stati cari amministratori in questi anni – continua Alfredo Prete con toni aspri e risoluti – dove con enormi sacrifici in una marina di merda (scusatemi) noi imprenditori balneari abbiamo cercato di tenere alta la bandiera del turismo balneare leccese offrendo servizi di qualità. Se la sera non ci fossero state le luci e la vita del lido York a ravvivare quel tratto di lungomare, il lungomare sarebbe stato un vero e proprio mortorio.
Qualcuno/a della vostra amministrazione, io l ho visto/a solo in campagna elettorale girare per San Cataldo, non mi ricordo mai di averlo/a visto/a passeggiare per la marina durante l estate, forse San Cataldo è troppo nazional popolare, meglio gli yacht a largo di Tricase o Gallipoli”.

Poi, in conclusione, rivolge il suo appello agli amministratori leccesi: “Cari Carlo ed Alessandro scusate lo sfogo, ma alla fine della stagione dopo tutto il lavoro mio, di mia moglie e del mio staff sapevamo che non avremmo avuto una medaglia al merito, ma si pensava già a programmare la prossima stagione, partendo da marzo 2020 in un ottica di destagionalizzazione così come ormai faccio da tre anni a questa parte.
Invece cosa devo programmare se non so neanche se esisterò più, se dovrò demolire se sarò ridimensionato, ma vi sembra normale giocare sulla pelle degli imprenditori?
Forse come Ente invece di fare i primi della classe vi sareste dovuti raccordare attraverso l’ANCI anche con gli altri Comuni costieri salentini, iniziando dal comune di Vernole (San Cataldo ha due amministrazioni competenti ed è assurdo non pensare ad un unico piano delle coste) poi Melendugno Otranto fino a Gallipoli e Porto Cesareo, perché non si può avere disparità di trattamento.
Forse vi potrà sembrare un post dai toni troppo alti invece sono totalmente deluso ed amareggiato più che incazzato, perché oggi il mio futuro e quello della mia famiglia non ha prospettive ma è in mano alle “paturnie” ed alle convinzioni politiche (spero non vendette politiche) di alcuni soggetti che decideranno se la mia azienda dovrà continuare ad esistere ed in che modo (cemento, materiale ecocompatibile, etc etc)”.