Parte dai “Genitori di Taranto” un grido di allarme. I bambini di Taranto vogliono vivere

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noi vogliamo vivereTaranto – Un gruppo di genitori dei bambini di Taranto lancia un grido di allarme, una speranza di sensibilizzazione verso la grave problematica ambientale della città ionica. Un prezzo che i nostri bambini non devono pagare.

“Mamma, ma è vero che a Taranto i bambini si ammalano molto di più che nel resto d’Italia?”

Federica (il nome è di fantasia) aveva otto anni e gli occhi spalancati dal terrore quando per la prima volta pose questa domanda alla madre. Li vedemmo, quegli occhi, perché eravamo lì, a casa dei nostri amici, quella sera. Il silenzio calò così improvviso e freddo da gelare i nostri cuori. E mentre la madre cercava una risposta “adeguata”, se mai ci può essere risposta a tale domanda, Federica la fissò con le lacrime agli occhi, urlando: “Tu mi devi portare via da qui. Andiamo vicino a Gardaland, ti prego. Io voglio vivere.”

È così che si vive a Taranto. Senza risposte adeguate a domande che mai un bambino dovrebbe porre. Si vive nascondendo loro la verità, nascondendo la preoccupazione, il terrore per ciò che potrebbe capitare. E molto più spesso di quanto si dovrebbe, non si pensa alla tutela della loro salute, che è il primo compito di un genitore, dimenticando la protezione che si deve ad ogni figlio.

Ed evitiamo, spesso vigliaccamente, quella domanda che dovremmo porci ogni giorno della nostra esistenza: “Che genitori siamo, se non riusciamo a tutelare la salute dei nostri figli, la loro vita?”

A questa domanda, madri e padri di Taranto adesso rispondono con questa iniziativa. Manifesti di 6 metri per 3 con un’unica frase, la più naturale del mondo: “I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE”. La vita, il bene più prezioso del mondo, l’unico diritto non monetizzabile, a Taranto lo si deve chiedere quasi come un regalo. Madri e padri tarantini lo chiedono a quelle Istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto della Costituzione italiana. Lo chiedono con fermezza, senza il cappello in mano. Lo chiedono come un diritto. E non si fermeranno. Mai!

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