Quella allo specchio non sono io!

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Quello specchio...Era il primo giorno di primavera e un leggero vento faceva danzare i lunghi capelli di Sara, mentre si apprestava, con passo svelto, a prendere il pullman per andare al liceo.

Ogni mattina era la solita storia. Non riusciva proprio ad alzarsi dal letto, saltava spesso la colazione  e si vestiva “al volo”, mentre sua  madre le faceva le solite prediche che non finivano nemmeno quando chiudeva l’uscio di casa.

Sara si sentiva sempre stanca e, anche se apparentemente non le mancasse proprio nulla, dentro sentiva un senso di vuoto e un’implacabile nausea.

Le sue due compagne di classe cercavano sempre di strapparle un sorriso e spesso le domandavano il perché di quella inutile faccia da funerale.

Era bella, alta, aveva un viso delicato incorniciato da lunghi e morbidi capelli neri. A scuola era la prima della classe, non aveva problemi economici o familiari e, in più, aveva un ragazzo che l’adorava.

“Che cavolo ti  manca?!”  le dicevano le  amiche quando la vedevano imbronciata.

Cosa le mancasse se lo chiedeva spesso. In realtà lo sapeva, ma non poteva parlarne a nessuno perché  il problema che serpeggiava nella sua mente era un tarlo difficile da eliminare: non si vedeva bella, perché non era magra come voleva.

Aveva provato  tutte le diete, i trattamenti estetici, la palestra, la danza e anche il digiuno, ma quel maledetto specchio continuava a darle un’immagine storpiata ed era sicurissima che se avesse provato a parlane anche con Diego, il suo fidanzato, le avrebbe risposto che era perfetta così.

“Ma come diamine fanno la Colombari e la Marcuzzi ad essere sempre così belle e magre?” pensava  vedendo le immagini delle celebrità in TV.

Intanto il tarlo nella sua testa stava per divorarla interamente: il suo corpo, giorno dopo giorno, sembrava assomigliare sempre più ad uno spettro.

Purtroppo Sara non mangiava più: a tavola faceva finta di mangiare, masticava lentamente e poi, al momento giusto rilasciava tutto nel tovagliolo. Tutto sotto gli occhi dei genitori che incredibilmente non si accorgevano di nulla o facevano finta di non vedere …

Ma davanti ad un problema di questo genere non si può far finta di non vedere e, anche se negava l’aiuto di amici ed insegnanti, Sara doveva essere aiutata!

Se oggi è ancora viva lo deve senza alcuna ombra di dubbio all’intervento tempestivo e spassionato degli insegnanti, il modo particolare dell’insegnante di filosofia.

Un giorno, infatti, è venuta in classe con uno specchio e ci ha fatto guardare ad uno ad uno. Sara  è stata volutamente l’ultima a specchiarsi, poi la prof. ha preso lo specchio e ha fatto con un pennarello rosso una grossa X. Guardando Sara negli occhi disse che la cosa più importante non è l’immagine che ci rimanda lo specchio, ma quello che abbiamo dentro, poiché se siamo vuoti,  spenti e senza amor proprio e per gli altri i nostri occhi non riusciranno mai a vedere nemmeno la cosa più bella che esiste al mondo.

Questa è un’altra prova tangibile che non è vero che la scuola non prenda a cuore i propri allievi, perché Sara si è salvata grazie allo sforzo ed alla collaborazione dei suoi professori e si è messa a lottare con dignità contro il suo male oscuro.

Ieri ho rivisto Sara. Abbiamo chiacchierato un po’. Mi ha detto che si è sposata e ha due bambini. Prima di salutarci mi ha chiesto sorridendo se ricordassi lo  specchio marchiato con la X  della prof. Ho annuito e ho apprezzato il fatto che abbia detto che lo custodisce ancora come un talismano, perché, grazie a quello specchio, la sua vita è migliorata in quanto  solo attraverso quello specchio ha imparato a vedere la sua vera immagine…

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