8 Febbraio 2023, una targa alla Biblioteca “Libere di leggere” a Borgo San Nicola

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Lecce – Piccoli momenti di condivisione e di sorellanza, quelli che attraverso la lettura di poesie, romanzi, saggi o semplicemente racconti di storie personali, di vita vissuta, emergono durante gli incontri del mercoledì, organizzati con cadenza quindicinale da: “libere di leggere”.

Il progetto, ripartito dopo la pausa forzata della pandemia, grazie alla tenacia di Paola Martino e di un gruppo di volontarie composto da: Manuela Miglietta, Tiziana Marotta, Giulia Paiano, Ornella Cucci, Gabriella Donno, Laura Piccirillo, Ilaria Florio, Veronica Crusi e Annarita Risola, che in maniera sentita ed empatica, partecipano ad attivare, restituire, o semplicemente riaccendere quell’entusiasmo alla vita, che in particolari condizioni, ci si può trovare a “sospendere”. Le “amiche” con le quali si attraversano vite parallele, sono le detenute, della sezione femminile di alta sicurezza, della casa circondariale di Borgo San Nicola a Lecce.

Così, anche la consegna di una targa da affiggere all’entrata della loro Biblioteca, diventa un’occasione di incontro, una possibilità di contatto con l’esterno, che rompe, anche solo per un paio di ore, la routinaria vita, insita nella detenzione e si trasforma in un momento di riflessione. Presenti anche: Silvia Miglietta Assessora al Welfare del Comune di Lecce, Maria Mancarella Garante dei Diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Lecce e Cinzia Conte Responsabile dell’Area Trattamento della Casa Circondariale di Lecce. Molto del lavoro che si fa, sottolineano, non si vede, e spesso si giudica solo il risultato ottenuto, che non sempre, è quello desiderato.

Durante l’incontro, alcune delle ospiti hanno manifestato la necessità di informare le presenti sulle loro condizioni carcerarie, perché solo attraverso la divulgazione e la conoscenza dei loro continui disagi e intime sofferenze, inquanto donne- detenute e dei problemi di un sistema carcerario che ancora oggi, non svolge pienamente la sua funzione rieducativa, si può giungere ad un cambiamento. Il carcere dev’essere uno strumento di conoscenza, così come è ben illustrato nel disegno realizzato dal Maria Teresa apposto sulla targa della Biblioteca, il peggiore dei mali è l’ignoranza e solo la lettura, lo studio, può essere un efficace strumento di prevenzione.

Felicia, in un articolo pubblicato sul n°0 di “Giro di Chiavi” foglio d’informazione, nato nell’ambito del progetto Libera-mente /Liberi di raccontarsi – seconda Edizione, dice: “La funzione del carcere dev’essere rieducativa e riabilitativa, utile al futuro reinserimento dell’individuo nella società, quella stessa società che non si interessa alla vita del carcerato, scandita da orari e gesti sempre uguali, per certi versi alienante. Ecco perché promuovere attività parallele lavorative, culturali, sociali, è determinante per il futuro dei carcerati che non vogliono tornare a questa non-vita. Incontrare i familiari raramente, privarsi del necessario per non pesare sul loro reddito e far finta di stare bene per non rattristarli, sono solo alcuni aspetti della vita del carcerato/a”. La via da percorrere, per andare avanti, dentro e fuori, è “Amarsi”, perché come dice Ornella, solo così l’animo si acquieta e si viene pervasi dalla bellezza.