Messina-Lecce: le pagelle. Pochi superstiti nel profondo (giallo)rosso

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BarrieraMessina – Profondo (giallo)rosso. Il Lecce cade a Messina, conferma un mal di trasferta che pian piano assume dimensioni importanti e cede il passo ad una squadra reduce da un trittico di partite choc nel peggiore dei modi e senza recriminazioni. È vero che l’espulsione di Lopez ha segnato il match, ma è anche vero che a certi livelli le leggerezze non sono ammesse. E se poi l’obiettivo principale è la gestione del vantaggio (in inferiorità numerica) sin troppo presto, la frittata è pronta.

La partita sembra iniziare bene per il Lecce. La rete di Moscardelli, in gol con una fantastica girata di sinistro dai 20 metri e in posizione defilata, mette subito in salita la partita per i messinesi, dipendenti dai guizzi del proprio leader Giorgio Corona che però, complici gli anticipi puntuali di Sacilotto e Lepore, non trova il supporto dei compagni d’attacco Orlando e Bonanno. Il Lecce, seppur si metta subito sulla difensiva, cerca di continuare a fare gioco e costruisce due buone azioni: al 15’ Lepore imbecca Papini che tira alto e al 21’ i ruoli si invertono, con l’ex Carpi che propizia il tiro alto del leccese doc con un lancio perfetto. Il Lecce punge i peloritani sulla fascia destra, Moscardelli gioca da leader, ma il vantaggio, complice anche l’assetto coperto dei salentini, non distrugge il Messina, che costruisce grazie alla regia di Bucolo e cerca di fare male al Lecce con un pressing alto che denota la difficoltà in fase di disimpegno della squadra di Lerda. Al 36’ un fulmine di Mannini rischia di portare gli eurogol a due, ma al 42’ l’espulsione di Lopez squarcia la partita, con il Lecce costretto in 10 per tutta la ripresa. Negli spogliatoi Lerda si chiude ancora di più con Carini per Lepore, ma dopo 15’’ dal fischio d’inizio Orlando punisce una difesa del Lecce schierata troppo contratta e attenta alla traiettoria della sfera, noncurante del perentorio inserimento dell’attaccante ex Aversa Normanna. Il pari messinese imbambola ancor di più i giallorossi, forse scesi in campo con l’intento di resistere di più, e Giorgio Corona, 40 primavere sulle spalle, suggella un primo tempo da leader vero con il gol del 2-1, giunto su assist di Pepe con il quartetto difensivo leccese ancora fermo in attesa dell’azione dell’avversario. In dieci Lerda cerca di ricorrere disordinatamente ai ripari e inserisce affannosamente tutti i suoi giocatori offensivi: Carrozza mette brio alla manovra offensiva, salta l’uomo, ma i suoi cross non trovano il guizzo giusto per un pari forse meritato al 60’, pari che sfiora per due volte Moscardelli che dimostra una grinta confusa nell’affrontare a muso duro la difesa siciliana. Gli spostamenti delle pedine leccesi non portano ad effetti positivi, il Lecce è solo una serie di palle al centro con lo schema “palla a Carrozza e Mannini e sperare” e il Messina, dal canto suo, non snatura il suo credo tattico, inserisce uomini freschi e trova addirittura il 3-1 con Vincenzo Pepe, bravo a indirizzare in rete una punizione dal limite. Sul piano del gioco è il momento più basso della stagione, il Lecce con le sue mani ha buttato via una partita messa sui binari giusti e pronta a essere chiusa già nei primi 45’.

Caglioni 5,5: E’ l’ultimo dei colpevoli in questa sconfitta, in quanto 3 tiri in porta della squadra di Grassadonia porta altrettante reti. Sulla punizione di Pepe, e forse anche sul 2-1 di Corona, però poteva fare qualcosa di più, cercando quel miracolo a cui ci ha abituati sul finire della scorsa stagione.

Mannini 6: Si ritrova suo malgrado ad essere il simbolo della confusione tattica ad inizio ripresa. Comincia benissimo nel ruolo di terzino destro, costruendo una velocissima asse con Lepore, duo che confeziona almeno 3 palle gol prima dell’espulsione di Lopez. Nella seconda frazione va prima a sinistra, si trova spaesato e impossibilitato a intervenire prontamente sul cross di Pepe per Corona, ritorna a destra e insieme a Carrozza realizza qualche timido tentativo di rimonta che comunque non porta a nessuna parata di Iuliano. I lati oscuri della duttilità.

Sacilotto 5: Benino all’inizio con Martinez, malissimo con Carini. All’inizio anticipa bene gli inserimenti di Orlando, quando il gioco offensivo messinese si poggia unicamente su Corona, ma poi è attore protagonista del film horror che in dieci minuti regala l’insperato successo al Messina. La palla che porta al gol di Orlando scavalca facilmente una linea sin troppo statica, quasi pronta ad esporre il fianco alla squadra di Grassadonia, rinvigorita dall’atteggiamento rinunciatario del Lecce.

MartinezMartinez 5,5: Non riesce a fare la voce grossa in difesa, e visto l’attacco del Messina e le condizioni della compagine messinese, è già un punto a suo sfavore. Partecipa allo sbandamento generale che regala il successo ai peloritani quasi senza combattere, vista la marcatura su Corona nell’azione del 2-1. Strano per lui, questo è un segnale più che preoccupante proveniente da un calciatore vigoroso ed esperto come il “Tuma”.

Lopez 4: Una squadra inferiore tecnicamente è abituata a mettere sul piano nervoso una partita contro una compagine superiore, specialmente quando dopo 4 minuti arriva già lo svantaggio. Lopez, calciatore d’esperienza, non doveva cadere nel tranello teso da Nigro che, indipendentemente da una forse accentuata caduta, induce l’uruguagio a un fallo di reazione che complica la ripresa, accompagnando il Lecce verso la Waterloo del San Filippo.

Lepore 6: Ritorna ufficialmente a vestire la maglia del suo cuore e ci mette quella grinta in più sulla fascia destra, temperamento che fa preoccupare non poco Silvestri e Damonte, costretti a ripiegare sulle azioni del ragazzo di San Pio. L’espulsione di Lopez induce Lerda poi alla sua sostituzione per far posto a Carini.

Carini(46’ Carini 5: Neanche il tempo di sistemare i calzettoni e via, gol subito con difesa statica. Incubo finito? Macché. Corona realizza il 2-1 svettando in area e la sua partita è ridotta a pochi appoggi senza possibilità di riscatto, visto l’arretramento del Messina e la scelta di Grassadonia di optare per il contropiede.)

Salvi 5,5: Vince il ballottaggio con Filipe per dare vita al solito centrocampo collaudato al “San Filippo”. Apre bene il gioco con un paio di lanci che imbeccano Doumbia, ma rischia un po’ troppo spesso con il pallone tra i piedi, trattenendolo quell’attimo di troppo che puntualmente porta al fallo subito o alla sfera persa. Nella ripresa, con i suoi in 10, le sue palle perse diventano sanguinose e il centrocampo messinese lo imballa, costringendolo all’infruttuosa corsa. Bucolo ha troppo spazio e tempo per dettare i tempi.

(75’ Filipe SV: Entra nell’ultimo quarto d’ora per cercare, quasi alla disperata, l’assist giusto per le punte ma ha pochissimi palloni giocabili.)

Papini 5,5: Corre, tesse e cuce come sempre, ma le condizioni non lo aiutano. Nel primo tempo dipinge per Lepore e poi sfiora la rete personale, prima di sparire (neanche troppo vista la dinamica dei gol) colpevolmente nell’inizio della ripresa. Riemerge prorompente nell’ultimo quarto d’ora, ma la cerniera difensiva messinese regge.

Doumbia 5: Soffre sulla sinistra. Accarezza bene il pallone qualche volta, ma non guadagna mai il fondo e non produce nessuna occasione offensiva ai suoi. Un suo cross al 17’ spaventa Iuliano ma per lui, giocatore dalle potenzialità fisiche e tecniche enormi, è davvero poco, pochissimo.

(60’ Carrozza 6: Entra per dare quantità e qualità all’attacco leccese, ci riesce parzialmente, ma i suoi cross necessitano dei movimenti giusti in area per essere tradotti in gol. Ha il merito di impensierire, e non poco, la retroguardia messinese che lo raddoppia e lo triplica, cerca anche la soluzione personale da fuori trovando prima un difensore messinese e poi tirando su Iuliano in uscita. Il gallipolino ad uscire trionfante oggi veste la maglia biancoscudata, infatti è Alex Benvenga il vincitore di questo speciale derby.)

Della Rocca 5,5: Pronti, via e serve, con una sponda delle sue, la palla giusta a Moscardelli per il temporaneo 0-1. Com’è ormai consuetudine quest’anno, i vantaggi del Lecce coincidono con delle partite di sola corsa e pochi palloni toccati per l’ex Carpi, costretto ad inseguire una sfera che raramente transita dalle sue parti. Nella ripresa è da solo come un eremita nelle lande desolate della trequarti messinese. Nell’assalto finale, con qualche palla alta in più sulla quale mordere, perde le sfide con i centrali peloritani, in realtà intraprese quasi da solo. 

Moscardelli 6,5: Il gol del vantaggio al 4’ è da antologia e, nonostante la leggera incertezza di Iuliano che neanche tenta un difficile intervento, vale la palma della più bella realizzazione finora in questa stagione. Peccato che l’eurogol del “Mosca” sia solo una dolce illusione per i tifosi leccesi. La segnatura lo galvanizza, gioca da leader aiutando i compagni anche in difesa, recuperando all’altezza della sua trequarti, e anche nel momento peggiore del Lecce è l’ultimo a darsi per vinto, in quanto le occasioni della ripresa portano solo il suo nome, con una punizione al 65’ e un tiro alto dopo un rimpallo con Altobello 4 minuti dopo. L’unica nota, si fa per dire, lieta di una disfatta.

LerdaAll. Lerda 4: La sconfitta di oggi è anche figlia delle scelte sbagliate del tecnico di Fossano, soprattutto a partita in corso e con il Lecce in dieci uomini dopo la sciagurata reazione di Lopez a Nigro. Perché togliere Lepore, elemento che nella scorsa stagione si è disimpegnato sulle fasce arretrate, per inserire Carini al centro, stravolgendo gli equilibri centrali di una coppia ben affiatata nel primo tempo e costringendo Mannini allo scomodo ruolo di terzino sinistro, per di più con due terzini di ruolo in panchina? Per avere meno patemi sulle palle alte? Visto l’operato della retroguardia nei dieci minuti choc tra 46’ e 56’, l’arma in più si è rivelata la debolezza di giornata. L’inserimento disperato di Carrozza prima e Filipe poi sembra una mossa quasi confliggente al credo impostato prima della partita. Inserire a pioggia tutti gli uomini pericolosi in avanti, manovra sì operata anche da tecnici espertissimi nella ricerca della rimonta disperata, non sempre porta un colpo di spugna che cancella tutto. In più, anche con i palleggiatori in campo, l’assalto finale del Lecce si è sempre limitato a cross al centro e iniziative personali, senza alcuna parvenza di manovre orchestrate con un gioco di squadra per arrivare al gol. Servirà una prova di forza per non finire nell’anonimato del campionato.

 

Gli avversari: Messina

Iuliano 6

Benvenga 6

Stefani  6

Altobello 6,5

Silvestri 5,5

Nigro 6

(74’ Izzillo 6)

Bucolo 6,5

Damonte 6,5

Bonanno 5

(50’ V. Pepe 7)

Corona 7,5

Orlando 7

(81’ Paez SV )

All. Grassadonia 6,5

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