Salento & dintorni – Il riposo dalle ferie

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“Il lavoro nobilita l’uomo”. È questo un detto popolare che sprona l’essere umano a non stare con le mani in mano e darsi da fare per guadagnare il famoso pezzo di pane giornaliero. E allora inizia la settimana lavorativa con la sveglia che suona in un orario in cui non ti saresti neanche sognato di alzarti, un caffè al volo e via verso il solito tran tran lavorativo fatto di scartoffie, telefonate, buon viso a cattivo gioco, pensieri continui su come risolvere un problema postoti dal capo, il freddo dell’inverno, il caldo dell’estate, lo sforzo continuo, la pausa non appagante che cerchi di allungare rubando anche solo due minuti per rifocillarti in santa pace, i problemi a casa, la macchina che fa le bizze, il collega che si lamenta del lavoro appesantendo anche il tuo, fino ad arrivare finalmente a fine giornata lavorativa in cui arrivi a casa e… Silenzio.

Ed è così fino alle famigerate ferie estive, quelle più lunghe, quelle desiderate, dove il lavoro cessa di esistere cedendo il posto al relax… Ne siamo sicuri? Da un po’ di anni, in Salento, è scoppiata l’abitudine di un relax stravagante, un relax nevrotico, un relax stressante, giusto per usare un ossimoro letterario.
Primo giorno di mare: tutti in macchina, si parte… Auto bollente, sole splendido al massimo del suo calore e pelle sudaticcia adornata da goccioline di sudore che scendono delicatamente sull’occhio emulando una lacrima. Arrivo al mare, traffico, lunghi minuti di attesa tra prima e folle, prima e folle, prima e folle, finché ti rendi conto che il vero folle sei tu ad esserti ficcato in quel marasma infernale. Trovi finalmente un parcheggio dopo circa un’ora e mezza dalla partenza da casa, in cui eri convinto che le tue ferie sarebbero state solo relax, ma ancora non sei a niente; scendi dalla macchina tutto figo con borsone di marca, occhialone specchiato perché gli altri non devono vedere che guardi i culi delle fidanzate altrui, paglia rigorosamente stropicciata per sembrare bello e dannato, infradito a fantasia (inutile perché coperto dalla pianta del piede), shahriana sbottonata fino alla panza a chiazze muccate a causa del sudore e rosario annesso come collanina perché Jonny Deep la usa così.
Arrivato al lido si presenta davanti a te uno scenario apocalittico, una maestosa folla urla, corre e si ubriaca che neanche Woodstock nei tempi migliori. Allora inizi a girare per cercare un quadratino dimenticato da qualcuno, dove poter posizionare il tuo asciugamano ripiegato più volte su se stesso perché metterlo interamente aperto per esteso sarebbe un’utopia. Eccolo, lo adocchi, allora ti fai strada in silenzio tra ombrelloni, lasagne, asciugamani, scavalcando bambini, evitando palle e palline varie e cercando di non perdere il passo perché è importante alternare in maniera sincronizzata i piedi per evitare di lasciarne uno per più di tre secondi sulla sabbia altrimenti arriva l’ustione di terzo grado quando fa più fresco.

In religioso silenzio e senza far carpire nulla ai tuoi avversari “cercatori di posto”, arrivi a mettere quella bandierina rappresentata dal tuo asciugamano esclamando: ”Questa terra è mia, me l’ha data il destino!” (Cit. film “Cuori Ribelli” 1992). Una volta posizionato per bene e dopo esserti unto con un “pinzimonio” di creme, è arrivato il momento di “sponzarti” in acqua. Ancora slalom tra ombrelloni, palle, palline, funi, corde e rocce che neanche Indiana Jones era così allenato. Finché finalmente i tuoi piedi, ormai insensibili, toccano la frescura dell’acqua. Refrigerante, bella, fredda, una sensazione unica interrotta dopo il primo passo a causa di uno scoglio furbamente nascosto che “buttatosi di testa” sul mignolo del piede rievoca in te tutti gli antenati della stirpe; trattieni le grida di dolore perché ci sono delle ragazze che guardano te e il tuo rosario appeso al collo, ma ti senti sempre  Jhonny Deep e non puoi fare la figura del piagnone. Dopo aver fatto un dignitoso bagnetto è arrivata l’ora del caffè in ghiaccio con il latte di mandorla e allora pronti per una fila interminabile come se fosse esposta la sacra Sindone, ma tu sai che in realtà è solo un caffè che vuoi, un qualcosa che a casa avresti preso in cinque minuti, invece no, lo vuoi in spiaggia, perché a te piacciono i traguardi sudati, quelli difficili da raggiungere, e allora ecco che arrivi in cassa, paghi con una cambiale e parti per una seconda fila, ancora più ardua della prima perché non esiste più una fila ma una mandria incontrollata di gente sudaticcia che sventola scontrini e comunica urlando con il suo gruppo perché non ricorda più qual è l’ordinazione dei sui settantacinque amici che attendono impazienti la birra ghiacciata che arriverà rigorosamente a temperatura ambiente.
Finalmente riesci a prendere questo famigerato caffè in ghiaccio e cerchi una seduta per trovare un po’ di intimità e relax dal mondo ma ciò non sarà possibile perché parte il dj con le hit dell’estate, rumore musicale che sfalda i timpani e non solo, di chiunque voglia un po’ di pace. Torni tristemente al tuo asciugamano ormai pieno di impronte di sabbia a causa di chi, come te, ha intrapreso l’ardua strada del bagnetto. Allora stanco e più stressato di prima raccogli tutto velocemente per dirigerti alla tua automobile che intanto si è tramutata in una fornace dove puoi tranquillamente cuocere della ceramica. Dopo circa due, tre ore tra prima e folle, prima e folle, prima e folle, arrivi finalmente a casa per concederti una doccia rilassante e meritata.

Driiiiiiiin! È il telefono, sono gli amici: “Wei vacanziero, questa sera? Che si fa? Andiamo a ballare…?” E così fino alla fine delle ferie, finché non speri che finalmente questa tortura finisca per riprendere a lavorare e riposarti in santa pace. Queste sono le vacanze tipiche di noi Salentini, naturalmente questo articolo è una provocazione verso chi intende il riposo in questo modo e chi al contrario resta a casa al fresco, dondolato dalla letture di un buon libro con il silenzio e il venticello leggero che sfiora la pelle incantando la mente ed evocando un riposo d’altri tempi. Il Salento è anche questo, noi salentini siamo anche questi, amanti della bella vita e del relax stancante, sempre pronti a divertirsi finché poi, una volta tornati al lavoro, finalmente ci si godrà il meritato riposo dalle ferie.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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