Il distretto culturale leccese tra ieri ed oggi. Ne parliamo con Raffaele Polo.

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Poco diffusa si presenta ancora la consapevolezza che la provincia di Lecce, con in testa il capoluogo, è un distretto culturale di primaria rilevanza sul piano nazionale, ma anche all’interno del contesto economico locale. In tale direzione, scarse sono le cognizioni circa la profondità sociale del fenomeno legato al comparto dell’arte, dello spettacolo e della cultura (d’ora in poi ASC) nel leccese, il quale interessa tutte le componenti sociali e tutte le stratificazioni della nostra comunità. Dall’altra, il PIL ascrivibile al settore dell’ASC leccese si aggira intorno al 7-8%, presentandosi pari a quello del comparto edile e di poco inferiore a quello dell’industria. Un settore che assume, come già accennato, i caratteri del distretto per via dell’alta concorrenza interna degli operatori e, al tempo stesso, di una significativa interconnessione tra gli stessi, ricorrendo alle definizioni di Marshall e poi di Becattini.

Un distretto, quello leccese, in pieno fermento, sia in direzione della crescita sia in direzione dello sviluppo. In altri pezzi giornalistici ci siamo occupati della sua attuale morfologia, qui, invece, cercheremo di capirne le radici, i fatti scatenanti uno sviluppo, che stenta ancora oggi ad essere compreso. E per questo ne parliamo con Raffaele Polo, giornalista e scrittore, attivo nel settore sin dagli anni ’70, quando inizia a scrivere su La Voce del Sud di Ernesto Alvino, un periodico storico avviato intorno al 1946 e che chiude i battenti nei primi anno del 2000. Da qui, la lunga carriera di Raffaele, che oggi, si occupa di cultura per il Nuovo Quotidiano di Puglia. Un’attività giornalistica che affianca a quella di scrittore: ha composto e pubblicato decine di racconti e saggi, avvalendosi dei più noti editori salentini.

Con Raffaele abbiamo stabilito che con molte probabilità le attuali radici del distretto culturale leccese possono farsi risalire agli anni ’70 – ’80. Determinanti paiono essere stati alcuni eventi come la nascita di Telelecce Barbano e il Quotidiano, che hanno posto le basi per la creazione dell’attuale giornalismo, fino ad allora caratterizzato da tratti discontinui ed episodici. Notevoli poi sono state le attività divulgative di Donato Valli ed Ennio Bonea, che hanno contribuito a far conosce al pubblico salentino la poesia di Bodini, Pagano, Comi, Toma, Ruggeri. Non ultimo poi, si aggiunge l’attività militante di Antonio Verri, al quale si affianca Rina Durante, col sul Canzoniere Grecanico Salentino, opera forse che si pone in maniera decisiva per l’abbrivio della più famosa Notte della Taranta.

Negli anni ’90 e i primi anni del 2000 determinanti, invece, si sono poste le attività di Pompea Vergaro, Mauro Marino, Ambra Biscuso e Stefano Donno, i quali hanno creato i contenitori stabili dove sono approdati e approdano moltissimi degli scrittori, artisti, poeti, cantanti, musicisti e attori salentini, per entrare a contatto con un pubblico più vasto. E’ dall’attività di questi quattro operatori culturali leccesi che prende forma, attraverso un’accelerazione, l’attuale assetto culturale salentino. Naturalmente, per chiudere questi appunti, un cenno merita Livio Romano, che, col suo Mindivò, inaugura la letteratura salentina ambientata nel Salento. Certamente, non mancano casi precedenti, soprattutto ascrivibili a Bodini, ma si tratta di esperimenti episodici ed isolati. Dopo Livio Romano, invece, si apre una stagione di narrativa, attualmente estremamente viva e vivace, che vede il Salento un protagonista quasi costante nei racconti degli autori locali. Ovviamente, occorre sottolineare che un contributo importante è stato dato da Cosimo Lupo, con la sua casa editrice, la quale è stata la prima a lanciare in maniera incisiva e sistematica questo tipo di narrativa.

Qui i cardini principali di una storia, quella del distretto culturale leccese, che dura da cinquant’anni e sulla quale i nostri intellettuali dovrebbero riflettere di più e con più attenzione, non solo per trovare le determinanti della nostra cultura, ma anche per capirne l’effettivo valore. Naturalmente, un grazie a Raffaele Polo per il suo contributo di primissimo livello in tale direzione.