Napolitano: “Siamo in ripresa!” E Telecom diventa spagnola

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L’Editoriale

SvenditaViviamo nel Paese più bizzarro d’Europa ! Lo stivale ha smesso di tirar calci e di correr veloce e resta lì adagiato nel suo scatolone come una scarpa “fuori moda”. Bizzarro sentire il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parlare di ripresa dalla crisi, nel giorno in cui Telecom passa in mano alla spagnola Telco.

Ma come è mai possibile? Sembra quasi un discorso fatto agli scolaretti per incoraggiarli all’inizio dell’anno scolastico. Tutto va meglio tranquilli, siamo in ripresa! Intanto il nodo sull’ILVA resta da sciogliere, una delle acciaierie più grandi d’Europa diventa un cancro da eliminare senza alcuna speranza di salvezza e Telecom, il colosso italiano fiore all’occhiello del tricolore, venduta al miglior offerente. E come può finire la crisi se il made in Italy non viene difeso  da nessuno, se aziende originariamente pubbliche si sbriciolano miseramente?

Però l’anno scolastico si apre speranzoso: la ripresa c’è! (Ma non si vede?).

E intanto la politica resta a guardare, litiga e si spacca, senza cercare equilibri e stabilità per evitare frettolose elezioni. La politica italiana resta a guardare come una donna in Germania sia riuscita a vincere di nuovo puntando su un governo di grande coalizione, lo stesso che ha garantito la stabilità per anni. L’Italia resta a guardare come una donna in Germania si sia solo fatta sfiorare dalla crisi e abbia dettato le regole in Europa.

L’Italia resta a guardare mentre la vita le le scorre sotto gli occhi.

E cosa diciamo alle nuove leve, ai giovani studenti che sentono tutto questo rumore intorno a loro senza ben capire davvero ciò che accade? Diciamo loro che le cose vanno un tantino meglio, che ci sono segnali di ripresa reali che agli occhi di molti sembrano migliorie della morte. Non diciamo alle giovani menti, che potrebbero costruire il futuro e cambiare questo Paese, che la la politica è la medesima da almeno un trentennio. Non diciamo loro che il distacco generazionale tra loro e i governanti non si conta più sulle dite di una mano. Non diciamo loro che quando invieranno curricula nelle maggiori aziende “italiane” dovranno colloquiare in spagnolo, in turco, in greco. Diciamo loro che ci sono segni di ripresa, che tutto va meglio, che la politica si impegnerà per mantenere la stabilità.

L’Italia è un popolo bizzarro.

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