Ad una settimana dall’8 Marzo è già appassita la mimosa?

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8marzo2015retro grandeÈ trascorsa una settimana esatta dalla Festa della donna e credo che la sbornia del finto buonismo sia ormai passata. Ecco che arriva il momento buono per riflettere, a mente lucida, senza che i fumi della “libera uscita” annebbino il cervello. Credo che la simbologia con la mimosa sia azzeccata per un solo motivo: dura troppo poco. Si vede fiorire anche prima del tempo ma tutti la dimenticano in fretta.

Scrivo ad una settimana dall’otto marzo per curiosità: capire se davvero la situazione delle donne nel mondo stia a cuore a qualcuno. Siamo fortunate noi occidentali, possiamo scegliere chi sposare, possiamo lavorare e non corriamo il rischio di essere mutilate (forse).

Ecco, il marciume sta proprio qui: nell’idea che tutto ciò sia una fortuna e non la normalità. Mi è bastato ascoltare il discorso dell’avvocatessa Giulia Bongiorno per avere i brividi. “Non ci saranno pari diritti finché non ci saranno pari doveri”, con questa breve frase evidenzia come nascere in Occidente non è sinonimo di parità di genere. La cosa ancora più straziante è che in questo circolo viziosi ci infiliamo sole.

Su una cosa siamo veramente alla pari, una ed una sola libertà abbiamo guadagnato con anni di dure lotte: il voto? No! Poter decidere quale uomo votare non credo ci metta nelle condizioni di dire che siamo alla pari. L’unica cosa sulla quale possiamo mettere una bella X è la libertà sessuale.

Non trovate che questo ci renda davvero fortunate? Siamo pari sull’unica cosa che, in fondo, offre non pochi vantaggi per l’uomo!

“Svegliatevi donne, svegliatevi!” Siamo e saremo ancora per tanto tempo (forse per sempre) intrappolate nel ruolo che ci hanno imposto. Perché Eva non verrà mai vista come una ribelle ma come una disobbediente. Noi saremo sempre ed eternamente Eva. Pecchiamo quando non ci sottomettiamo, lo facciamo ogni giorno inconsciamente. Ci sottomettiamo quando restiamo ferme e zitte di fronte ad un imprenditore che dice “Eh sai, io non assumerei mai una donna. Finisce per fare un figlio e starsene a casa.”, come se lui fosse stato generato da una mucca. Ci sottomettiamo quando raccontiamo alle amiche che abbiamo un marito fantastico perché non “pretende” manicaretti la sera. Ci sottomettiamo ogni volta che insegniamo ai nostri figli piccoli che ci sono “cose” da maschietto e “cose” da femminuccia.

“Svegliatevi donne, svegliatevi!”, se è vero che l’educazione dei figli è un ruolo che spetta a noi donne, siamo noi a generare gli uomini del futuro, il potere di cambiare le cose è nostro da sempre, non abbiamo mai voluto utilizzarlo.

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