Comunicare = Esserci

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“L’importanza di non avere niente da dire: questo fa inviare una illimitata quantità di messaggi”, dice Guido Ceronetti. Allorquando in una situazione cosiddetta a due piomba il silenzio e così ci si affretta a riempirlo. Fatica inutile, non ha senso, perché parliamo indirettamente.

Dice il saggio “Quando il cuore parla la lingua tace”. Nell’esserci maestra è la musica che emana sensazioni a iosa che spesso uniscono, emozionano, “parlano”. Il comportamento non verbale dà segnali a cui spesso e volentieri le persone rispondono, talora senza volerlo. Non è semplice districarsi nel labirinto della forma di comunicazione che precede il linguaggio parlato. La paraverbalizzazione sostituisce appieno frasi a tratti nauseabonde, il messaggio codificato dall’alfabeto appare talvolta stucchevole, tanto è pregnante la “presenza” tra i dialoganti che si osservano e reclamano l’attenzione nei casi di diffuso presenzialismo. Questo avviene in situazioni non solo in cui le espressioni devono essere ridondanti per motivi di copione, ma anche quando alcune persone ad ogni costo “protagoniste” sentono l’impellenza di atteggiarsi per enfatizzare le proprie posizioni nel loro micro-ambiente.

Il pubblico comunica il suo essere-con mediante l’applauso, la comunicazione della madre con il figlio nella vita perinatale, cioè prima e dopo la nascita, assicura il mutuo aiuto per entrambi di sopravvivenza fisica e psicologica. Nella condizione dell’esistenza l’esserci e il comunicare si eguagliano. Partecipare vuol dire essere parte di un tutto. E la comunicazione nell’essenza dell’esserci rende migliori. È anche sinonimo di amarsi, che è all’origine della vita e dunque non è necessario aggiungere altro. È lodevole e magica una comunicazione intima che svela l’arcano. Non a caso Paulo Coelho ci viene incontro affermando che “amare significa comunicare con l’altro e scoprire in lui una particella di Dio”.