Viaggio con Leonardo: un romanzo storico che parla di musica

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Pensando ai romanzi ove è presente la musica, Canone Inverso di Paolo Maurensig continua ancora a far rincorrere pensieri e vibrazioni in coloro che lo hanno letto. Tra i più recenti si segnala il romanzo storico di Katia Ferri, Viaggio con Leonardo (già alla seconda ristampa), che continua a riscuotere successi anche all’estero.

Attraverso i ricordi del nobile artista, umanista e amministratore del da Vinci, Giovanni Francesco Melzi, l’autrice racconta quanto accade nella villa di famiglia (residenza dei Melzi, un ambiente privato e non visitabile al pubblico, ove da Vinci ha lasciato tracce, e alla cui nobile parentela è legata anche Katia Ferri, avendone sposato un discendente).

A far da guida in questo viaggio, si capisce che c’è una donna molto curiosa, amante della musica; professoressa a contratto di Comunicazione d’Impresa presso l’Università degli Studi di Pavia (dipartimento di Scienze economiche); giornalista professionista e scrittrice con già una ventina di pubblicazioni, oltre che essere nota negli ambienti letterari. Per il suo modo di scrivere e per la capacità di spaziare dalla storia alla letteratura, all’arte, alla musica, alla poesia, ecc. l’autrice sembra somigliare al modello virtuoso di donna descritto nel Rinascimento da Baldassarre Castiglione.

Katia Ferri

La musica, nel romanzo, è impersonificata sia dal compagno di viaggio dell’autrice, Francesco Melzi, che da Leonardo. Il quattordicenne Francesco, nel descrivere il Genio 49enne, si presenta come «un giovinetto che studiava il latino e il greco, il francese, l’astronomia e la geometria» cimentandosi con il liuto pur non essendo una passione. Si dedica alla lettura dei classici ma non ne comprende la grandezza e passa molto tempo a disegnare e dipingere.

Leonardo, suo mentore, ricorda al giovane che per conseguire «suavissima, sottile e admirabile doctrina […] co’ varie questione de secretissima scientia», alludendo alla sezione aurea, non può non conoscere il De Divina Proportione del suo amico e maestro Fra’ Luca Pacioli, perché ritenuta «Opera a tutti glingegni perspicaci e curiosi necessaria ove ciascun studioso di philosophia, Prospectiva, Pictura, Scultura: Architectura, Musica e altre Mathematice […].

Con questi due riferimenti si delinea la figura del “musico” nel ‘500: poteva essere pratico e/o teorico, ma talvolta corrispondeva allo stesso personaggio come in Franchino Gaffurio, citato nel volume, musicae professor al Ginnasio istituito da Ludovico il Moro.

Sulle conoscenze musicali di Leonardo, mi limito a ricordare che Pacioli, col definirlo “Musico” usa un sostantivo che lessicalmente comprende il cantore che improvvisa sulla lira, il costruttore di strumenti musicali e infine il “teorico” che disquisisce di musica, considerata sorella minore della pittura, nel suo Trattato di Pittura, compendio degli scritti del Maestro raccolti da Melzi.

Nel romanzo diverse sono le occasioni in cui si citano gli strumenti del tempo, come lo sfarzoso corteo ducale del viaggio a Firenze di Galeazzo Maria (1471) per consolidare l’alleanza con Lorenzo de’ Medici, ove c’erano «quaranta suonatori di piffero e tromba». A parte il suono degli strumenti tradizionali, non mancano situazioni in cui il Genio vinciano rimane «incantato dal suono prodotto dalla fontana che si trovava in Piazza dell’Arengo [a Rimini], capace di sprigionare una bellissima melodia».

Altro personaggio importante del romanzo è Atalante Migliorotti, musico e allievo di Leonardo. La testimonianza dell’Anonimo Gaddiano riporta che egli «aveva trent’anni che dal detto Magnifico Lorenzo fu mandato al duca di Milano a presentarli insieme con Atalante Migliorotti una lira che unico era in suonare tale strumento».

Nel romanzo si descrive la lira d’argento dalla forma insolita di teschio di cavallo costruita da Leonardo e la testimonianza di Atalante che si esibisce anche alla lira da gamba davanti a Papa Leone X.

Interessante e curioso come Pomponio (figlio di Francesco Melzi) sveli il motivo per cui Ludovico il Moro teneva molto ad avere una corte ove si respirava tanta cultura oltre a mantenere una Cappella musicale considerata tra le più importanti di tutte le corti europee. Il tutto è illustrato mediante un passero dal bellissimo piumaggio colorato, dono di un mercante e giunto dall’Africa. Il volatile si prodiga a costruire un accogliente nido cui si aggiunge il “meraviglioso canto” che seduce la femmina rendendosi partner ideale per l’accoppiamento.

In sostanza «I Duchi di Milano dovevano sedurre il cervello dei principi, dei loro pari d’Europa. Cervelli nutriti di idee e di musica sofisticata sin dalla tenera età, cervelli impegnati a lungo per acquisire ed elaborare».

Infine, la lettura del romanzo non può essere disgiunta da una percezione più ampia onde condividere la raffinatezza di quella «musica reservata per le purgatissime orecchie dei principi».