Il drago e la bambina, “favola” di uno stupro

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Serena ha il corpo fragile, ragazza introversa, persa tra bambole e principi azzurri alla corte della sua stanzetta, pronti a liberarla dal drago, quel drago che da un paio di anni l’ha chiusa in una “torre” con  pareti adornate da quadri grigi di prepotenza, sedie con lunghe spine dove non ci si può sedere a causa di brutti ricordi, e tavoli pieni di carne sanguinante, dove goccia dopo goccia, cadono imbrattando quel pavimento etereo di rosso. Le porte e le finestre sono fatte di pensieri da cui Serena non riesce ad uscire a causa di tutto quello che c’è dentro, a causa della tenera età e perché non concepisce tutti quegli atteggiamenti che alcuni “grandi” hanno nei suoi confronti, nello specifico uno, che dimostra attenzioni particolari, troppo particolari.

Serena vorrebbe scappare da quella maledetta torre fatta di tante perplessità che la inseguono come il gioco del nascondino, non riesce a capire il motivo per il quale ci sia tanto affetto nei suoi confronti, affetto che neanche in famiglia gli è stato donato. Più volte ha cercato di trovare la chiave giusta per aprire quella porta, per lasciar fuggire i suoi pensieri e mandarli via verso sua madre, in modo da poter trovare una spiegazione a tutto questo. Serena non ha però nessuna chiave, non riesce a trovarla, priva anche di armatura per potersi difendere da quel maledetto drago che più volte va a trovarla durante la notte per dimostrarle il suo affetto. L’unica e sola arma che ha a sua disposizione, è il sorriso di sua madre, un sorriso che le può dare la forza di reagire e abbattere quelle porte fatte di pensieri, fatte di carta. E sarà allora che Serena si accorgerà della vera fattezza della torre, dove sui quadri fatti di terra, cresceranno fiori colorati e quelle porte fatte di pensieri di carta, ritorneranno ad essere alberi meravigliosi pieni di frutti dolcissimi; quelle sedie piene di spine diventeranno rose rosse da cogliere come i bei pensieri, e quel tavolo pieno di carne sanguinante diventerà roccia su cui potersi aggrappare ogni volta che ce ne sarà bisogno. Tutto verrà dimenticato, perché quel sorriso materno donerà forza a chi forza non avrà, ma soprattutto distruggerà quel drago cattivo che nella vita ha solo fatto del male, sputando quel fuoco che bruciava le gambe di bambine innocue, inconsapevoli della vita e imbrattate dal rosso sangue di quella mente malata che da uomo si è trasformata in bestia.

Nel regno dei principi e delle principesse la vita non è semplice, ma in ogni favola che si rispetti ci sarà sempre una donna (madre, compagna o moglie) che risolleverà le sorti della situazione, e finché ci sarà un drago cattivo ad aspettare i nostri bambini, al contempo sarà sempre presente la nostra donna, pronta a scagliarsi contro di lui per renderlo innocuo; in questo modo, il luogo comune in cui a salvare la principessa sarà il principe azzurro, muta incondizionatamente grazie all’amore della regina che con tutta la forza materna salverà la principessa dalle grinfie del drago cattivo.

Classe ‘86, vive a Squinzano, piccolo paese della provincia di Lecce. Fin da adolescente manifesta una forte passione per la scrittura, percepita come insostituibile mezzo di espressione personale e di comunicazione diretta al cuore delle persone. Appassionato di arte, storia ed archeologia, cresce nel quartiere di Sant’Elia, luogo ancora ricco di mistero, dove conduce ricerche e studi su un convento del 1500, effettuando numerose e importanti scoperte archeologiche che gettano nuova luce sul complesso monastico. Scrive su diversi blog e giornali come “Salento Vivo”, “Spazio Aperto Salento”, “L’ORticA”, “Il Trepuzzino”. È in procinto di pubblicare la sua prima raccolta di scritti con Aletti Editore.

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