Note su “Assoluto Relativo” di Giuseppe Pellegrino

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Giuseppe Pellegrino

D’emblée definirei Assoluto Relativo di Giuseppe Pellegrino, un insieme coloratissimo di tessere di un grande mosaico. Tessere impetuose e variegate, intrise di arguzia e ironia tratteggiano il panorama esistenziale dei nostri giorni, mettendo abilmente in luce quelli che sono i diversi aspetti del vivere quotidiano, scandagliati e rivelati al lettore.

“… mi sono imposto di avere il coraggio di dire”, scriveva Montaigne nei suoi “Saggi” e allo stesso modo, la scrittura di Giuseppe Pellegrino appare coraggiosa, schietta, arguta, è un dire, il suo, sul quale difficilmente si può obiettare. E’ quell’arguzia che rivela prontezza e vivacità d’ingegno misto ad uno spirito mordace e soprattutto rafforzata da una profonda conoscenza della psiche umana, essendo l’autore uno psicoterapeuta, oltre che un esperto di filosofia.

La solitudine, la dipendenza dal web, la comunicazione virtuale, il rapporto medico/paziente, la “Dea velocità”, l’orgoglio, i rapporti di coppia, il potere, l’onestà, la fede, e ancora…la scuola odierna, le cicatrici esistenziali, la natura…sono tutti temi che si rincorrono dipanandosi in una bella e interessante raccolta di 703 aforismi.

A ben guardare, si ravvisa nei suoi scritti, in Assoluto Relativo, i tempi di un cambiamento epocale dove tutti siamo sospesi tra caos e complessità, dove comunque persistono delle fissità, quelle di tutti i tempi, cui Pellegrino sottolinea con forza. E poi, ancora, i nuovi apprendimenti forzati, quali la precarietà, la velocizzazione crescente e la necessità di apprendere l’incertezza. Al lettore quello che si delinea è lo specchio di una società ambivalente e contraddittoria, desolante per i più, imperniata su tante solitudini e forgiata sull’indifferenza, dove i più prediligono apparire piuttosto che essere, dove c’è sempre meno posto per l’empatia, dove la comunicazione virtuale sostituisce quella reale, dove il silenzio è soffocato dal rumore…rivelando una società che ha sempre di più …voglia di anima, di spiritualità, di pienezza interiore, che oggi pare una tra le più preziose chimere.

Insomma, Assoluto Relativo, un libro, allo stesso tempo, contenuto e smisurato, che vale la pena leggere tutto d’un fiato, in un pomeriggio d’estate, sicuri che, una volta arrivati all’ultima pagina, avremo spazi cognitivi più ampi e nuovi.