Squinzano, sventata rapina in gioielleria. Quando la necessità aguzza l’ingegno

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Esposito-Carbone

Squinzano (Le) – Ieri  mattina a Squinzano, i carabinieri della locale stazione hanno arrestato, in flagranza di reato, per tentata rapina, Giorgio Esposito (19 anni) e Vito Carbone di (44 anni), entrambi di Brindisi già noti alle forze dell’ordine. I due, giunti insieme ad un terzo complice, a bordo di una Fiat Stilo rubata a Brindisi il primo maggio scorso ad una casalinga, sono entrati nella gioielleria di Marcello De Filippis, 52enne del luogo, per intentare una rapina, desistendo in seguito all’inattesa reazione del proprietario del negozio. Nel darsi alla fuga hanno trovato i carabinieri all’uscita, allertati dalla stessa vittima. I militari li hanno bloccati e condotti in caserma. Ai due è stata anche sequestrata una pistola giocattolo, priva di tappo rosso. Il terzo complice è, al momento, irreperibile. Gli arrestati sono stati tradotti nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, a disposizione della autorità giudiziaria.

Abbiamo incontrato il proprietario della gioielleria, facendoci raccontare dalla sua viva voce le sensazioni, le paure provate in quei momenti che definire drammatici non è sicuramente un azzardo. “Questa mattina all’apertura si sono presentati in due uno più giovane ed uno più anziano; già da ieri sera uno dei due, mentre l’altro attendeva fuori, si era presentato in negozio per un acquisto di importo minimo. Un certo allarme io l’ho avvertito in quanto costui non rientrava nella tipologia comune dei clienti; ad esempio, mentre gli parlavo della merce, lui era distratto e guardava altro, andando via dopo aver osservato qualcosa e dicendomi che sarebbe tornato per fare l’acquisto. Il mattino dopo, si sono ripresentati e siccome un sospetto non è mai una certezza, perché affidandosi a degli stereotipi ci si può anche sbagliare, li ho fatti entrare. Ho capito subito quello che avevano intenzione di fare e lo sbaglio che avevo commesso, quindi ho cercato di mantenere calma e lucidità cercando di guadagnare tempo. 

Entrata GioielleriaHo cominciato a dire che non avevo quello che loro stavano cercando, dissimulando la consapevolezza che erano lì per consumare una rapina. Il tutto si è svolto in mezz’ora, mentre tergiversavo facendogli comprendere che non avevo merce, per il loro acquisto, hanno parlottato un po’ nel mentre io sono riuscito a fare una telefonata di servizio ai carabinieri senza naturalmente lasciar  intendere che parlavo con le forze dell’ordine. Probabilmente, resisi conto che il tempo incalzava, hanno deciso di passare alla azione, uno di loro mi ha puntato contro la pistola e mi ha intimato di consegnare la merce in gioielleria. Ho avuto una reazione che ha stupito anche me, iniziando a parlare con loro, spiegando che nella telefonata intercorsa prima, ero riuscito ad allertare i carabinieri, e che quindi erano fuori ad attenderli. Gli ho consigliato di abbandonare le armi e fuggire via, avendo la mia parola che gli avrei aperto la porta; dapprima non sembravano convinti, tanto che, uno dei due voleva portare a termine la rapina. Ho insistito sul fatto che sarebbe stato inutile, perché non sarebbero riusciti a scappare se avessero tardato ancora. Si sono persuasi e sono entrati nello spazio che fà da filtro tra negozio ed uscita. Hanno tentato invano la fuga in quanto, ad attenderli, c’erano i carabinieri, il cui intervento, ha poi posto fine all’incubo che fino a quel momento avevo vissuto.Col senno di poi devo dire che è stata una fortuna che la loro arma fosse giocattolo. Il che depone parzialmente a loro favore sul tipo di intenzione che avevano nel compiere il reato”. 

Lucidità, incoscienza, qualsiasi cosa abbia animato l’azione del proprietario, ha portato ad una conclusione, che fatti alla mano, non poteva essere cruenta, ma avrebbe potuto comunque avere dei risvolti inaspettati. Resta la convinzione che bisogna tenere la guardia alta, contro il dilagante allarme criminalità.

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