Omofobia, singolare iniziativa di un giovane prete contro le “foto arcobaleno” su Facebook

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Emiliano De Mitri 1Spongano (Le) – Accade a Spongano, un piccolo paese situato a 98 metri sul livello del mare fra Maglie e Tricase. A suscitare clamore, questa volta, non è un qualche drammatico fatto di cronaca nera, ma più semplicemente il diktat di un giovane viceparroco, don Emiliano De Mitri che, attraverso il suo account (poi oscurato) su Twitter, tuona contro chi “sostiene le organizzazioni Lgbt non sapendo nemmeno cosa sono” e vietando tassativamente ogni forma di adesione. Quanti non dovessero ubbidire, si dimentichino pure il certificato di battesimo e cresima per esercitare il ruolo di padrino o madrina nelle celebrazioni sacramentali.

In questi giorni si festeggia un passo da gigante riguardante i diritti degli omosessuali e anche Facebook ha voluto celebrare la ricorrenza. Negli Stati Uniti sono state legalizzate le nozze gay e, proprio per questo, il social network più popolare del mondo ha deciso di lanciare l’applicazione ‘Celebratepride’, che consente a tutti gli utenti di colorare d’arcobaleno la propria foto profilo. Anche Twitter celebra l’evento aggiungendo un “cuoricino” arcobaleno accanto all’hashtag #lovewins e una “bandierina” a #pride; Youtube lancia un video commovente con un collage di coming out. Sono tantissimi i brand internazionali che si stanno accodando al trend: un giorno in cui la campagna per i diritti civili “si sposa” anche con le esigenze del marketing. 

Emiliano De Mitri 2Questo fatto, però, non è ben visto dal 33enne vice parroco a Spongano, don Emiliano, per l’appunto, il quale ritiene che vi sia una profonda ignoranza del fenomeno – evidentemente in antitesi con quanto predica il Vangelo – e per questa ragione è necessario porre un limite nei confronti di quanti, oggi, non conoscono le teorie gender e di quanti – e sono milioni di utenti – stanno trasformando, in queste ore, il proprio timeline in foto variopinte. 

E dunque: non solo “addio ai certificati” ma addirittura scomunica “laetae sententiae” per quanti si fanno promotori di un messaggio così fuorviante, almeno stando a quanto professato dalla dottrina cattolica.

Le reazioni non si sono fatte attendere; dura la replica di Arcigay Salento, che definisce “patetico l’uso della minaccia contro coloro che hanno usato l’arcobaleno per colorare le foto Facebook, ai quali verrà impedito di fare i padrini o catechisti”. Per il presidente, Roberto De Mitry  “la Chiesa continua ad agitare lo spauracchio del gender perché ha paura di mettere in discussione il sacerdozio maschile, il ruolo della donna sottomessa, la famiglia tradizionale”. Per Arcigay invece è importante ricondurre il discorso sui generi nell’ambito della sua attualità, senza negare le differenze fisiche tra uomo e donna ma evidenziando i problemi sociali “legati a una concezione intrisa di maschilismo e patriarcato, che lascia fuori ed emargina chi non si sente di appartenere a questo binario uomo/donna”.