Reggina-Lecce: le pagelle: si salva solo Lepore

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HerreraReggio Calabria– È il destino che sembra ormai scritto di questo campionato: Il Lecce non riesce ad essere grande. L’inaspettato 2-1 che permette un bel salto alla Reggina è l’ennesima messa a nudo dei reali limiti di una squadra che non abbracciano questioni tecniche o di organico, salvo qualche necessario e fisiologico aggiustamento, ma colpiscono sull’aspetto psicologico. La squadra di Pagliari ha letteralmente gettato alle ortiche 3 punti che avrebbero potuto riaprire i giochi per la corsa alla prima posizione, dati i pareggi di Benevento e Salernitana nel pomeriggio.

Il Lecce comincia benissimo, passando già al 4’ con l’inzuccata di Moscardelli, veloce e pulito nell’anticipo su Cirillo sul cross teso di Checco Lepore. I giallorossi conducono il match, quasi mettendo alle corde l’esperta difesa amaranto comandata dal trio di senatori Belardi-Aronica-Cirillo, e al 18’ Herrera, su servizio magistrale di tacco di Moscardelli, sfiora il raddoppio con un arcobaleno sul secondo palo che finisce di poco a lato. La Reggina non riesce a costruire e il gioco di Alberti si basa sull’opposizione alla lucidità del Lecce, fluido nel possesso palla e vivo sulle corsie laterali. Qualche sprazzo d’iniziativa si vede alla mezz’ora, quando l’asse destro Di Lorenzo-Gallozzi (fulcro delle folate amaranto) confeziona qualche azione però ben controllata dalla retroguardia in maglia bianca. La Reggina avanza il proprio baricentro, raccoglie una serie di calci d’angolo, ma non bussa mai dalle parti di Caglioni. Lepore e Moscardelli provano a bissare il duetto che ha portato il vantaggio al 44’, ma una deviazione di Cirillo mette una pezza all’ultimo evitando la bordata in rete dell’ex Bologna. La Reggina cerca di prendere il piglio del gioco nella ripresa, avanzando gli esterni Gallozzi e Masini, avvicinandoli al centroboa Balistreri. Al 55’ Diniz salva in qualche modo su Masini sull’ennesimo cross di Gallozzi, tra le proteste reggine che chiedevano il penalty. La girandola dei cambi, con l’ingresso di Lopez per l’infortunato Vinetot, riporta Lepore sul quartetto difensivo. La Reggina spinge sempre dalla destra e trova il pari su palla inattiva al 66’ con il colpo di testa di Masini su punizione di Armellino. Pagliari passa al 4-4-2 con Della Rocca per Herrera e trova una reazione al 73’ con una punizione di Lepore che sibila a lato. Troppo poco per una squadra incapace per lunghi tratti di arrivare nei 16 metri avversari. Moscardelli fallisce il tap-in al 79’, dopo una bella iniziativa di Della Rocca. L’inizio dell’assalto finale? No, il preludio alla caduta rovinosa. Al minuto 86, su un altro cross dalla destra, Maimone insacca dopo una grande parata di Caglioni su Viola. Il Lecce s’accorge troppo tardi di aver sbagliato l’approccio mentale e le occasioni di Lepore e Della Rocca, su cross dello stesso ex Nocerina non portano ad un pari che sarebbe stato altresì deludente. 

CaglioniCaglioni 5: La pochezza offensiva della Reggina, affidatasi a Balistrieri fin troppo isolato dal resto della squadra, non lo costringe agli straordinari nel primo tempo. Inizia bene, disbrigando con tranquillità le uscite nella timida accelerazione amaranto. Sul gol di Masini, staccato alle porte dell’area piccola, poteva forse azzardare un intervento. Compie una bella parata d’istinto su Viola all’86’ ma il suo primo e unico salvataggio è il preludio al vantaggio amaranto.

Diniz 5,5: Rientra dal 1’ dopo un lungo stop, è abbastanza diligente nella propria zona di competenza e non disdegna qualche buona discesa sulla corsia. Tutto questo fino allo spostamento seguito all’infortunio di Vinetot, arrivato poco prima del pari di Masini e del successivo crollo verticale in un baratro che sembra il punto di non ritorno, visti anche i risultati delle concorrenti alla promozione.

Vinetot 6: Partita onesta, attenta nella marcatura sul puntero avversario Balistrieri, da parte del difensore centrale francese, mai in affanno e attento nelle prime iniziative offensive della corsia destra reggina. Toccato duro, lascia il campo al quarto d’ora della ripresa. 

(16’st Lopez 4,5: Entra per occupare il ruolo di esterno sinistro alto, ma del suo ingresso non v’è traccia nel tabellino del match, se non per la solita ammonizione comminatagli per qualche intemperanza di troppo. L’icona di questo Lecce tendente a guardarsi sempre allo specchio, e forse convinto di vincere una partita che sembrava fatta.)

Abruzzese 4,5: L’intervento su Maimone al 42’ sembrava il biglietto da visita dell’ennesima partita da leader della retroguardia, invece proprio una sua falla avvia la festa della Reggina, alle prese con un risultato che gli permette di lasciare la coda della graduatoria all’Aversa Normanna.

Di Chiara 5: La Reggina martella dalla sua corsia, e lui è quasi inerme mentre Gallozzi e Di Lorenzo cuciono le trame degli amaranto. Nel primo tempo ha vita facile a causa dell’isolamento dell’ariete Balistrieri, ma nella ripresa è un continuo inseguimento all’ex esterno del Matera. Si stacca poco dalla difensiva, rimane quasi bloccato in un tunnel per tutta la partita.

Filipe 5,5: Sembra approcciarsi con un altro piglio alla partita, ma, dopo due buone imbucate centrali per l’attacco, esce dal cuore della partita, defilandosi dall’azione e dalle trame di gioco del Lecce. Ha la “fortuna” di non prender parte all’hara-kiri totale della ripresa.

(13’st Sacilotto 5: Entra per dare vigore al centrocampo, irrobustendo la mediana e, magari, propiziando il colpo del k.o; peccato che dopo qualche minuto dal suo ingresso si trovi a ricoprire lo scomodo ruolo di ombra di Maimone ed Armellino, dominatori della mediana in un secondo tempo dalle marcate tinte amaranto.)

Papini 5: Inizia male e finisce peggio. Perde troppi palloni quando c’è da metter giù le basi per l’azione manovrata e, quando gli va bene, la sua esperienza gli evita l’errore grossolano. Naviga sempre a vista, non osa quando c’era da osare e, a malincuore, si allinea al leitmotiv di pochezza che il Lecce offre ai suoi tifosi nella seconda frazione di gara.

Salvi 5,5: Pattuglia il centrocampo disponendosi tra le linee, cercando di fornire al compagno più vicino sempre l’appoggio più facile. A volte fa e disfa da solo, ma dalla partita di oggi è emersa anche un’incapacità, da parte del Lecce, di rispondere con altrettanto agonismo alle sfuriate avversarie. La Reggina, largamente inferiore ai giallorossi sul piano tecnico, ha, anche esageratamente, mostrato i denti ad una squadra che, forse, dopo il gol di Moscardelli ha mollato un po’ la presa.

LeporeLepore 6,5: Il fiore che spunta dalle macerie dopo l’ennesima scossa di terremoto. Partendo dalla fine, è l’unico a reagire rabbiosamente all’ascesa della Reggina, sfiorando il gol su punizione, con un sinistro a giro e servendo i cross della disperazione dopo una partita bella, ben gestita in ogni tocco e coronata con l’assist calibrato col contagiri per l’illusorio vantaggio, assist che non è stato bissato a causa dell’intervento di Cirillo sull’altro traversone perfetto, sempre per il Mosca, in chiusura di primo tempo. Capitano ad honorem.

Moscardelli 5,5: L’undicesima perla in campionato ha il sapore agrodolce del primo gol, quello del “San Filippo” di Messina. Segna il vantaggio da rapace d’area, bruciando sul tempo Cirillo con una spizzata di testa che si spegne nell’angolino basso del sacco. Il gol lo galvanizza; ogni volta che la palla transita dai suoi scarpini è un colpo di pennello, forse anche troppo ricercato per l’andamento del match: per info ammirare il tacco volante per Herrera prima del tiro a giro del panamense. Dalla mezz’ora in poi è un’altra partita: il Mosca non fa più paura alla difesa, e quando il pallone sporco deviato da Belardi gli si avvicina per il tap-in dell’eventuale 1-2, lui non riesce a correggere in tempo la postura. Peccato, sarebbe potuta essere l’ennesima celebrazione del suo bel campionato. 

Herrera 5: Polveri bagnate. È sgusciante e vispo, ma la difesa di Alberti gli prende subito le misure. Ha una buona occasione per mettere la sua firma al match, ma il suo tiro finisce di poco fuori dallo specchio della porta. Non riesce ad attaccare mai l’area palla al piede, dato che spesso e volentieri riceve il pallone spalle alla porta, e gli avversari hanno vita facile con lui. Si spegne con il passare del tempo.

(22’st Della Rocca 6: Pagliari lo lancia il campo passando al 4-4-2 e lui ripaga la fiducia isolandosi dalle polemiche e mettendo in campo quel brio che i suoi compagni hanno fatto mancare per lunghi tratti di match negli ultimi 16 metri. Una sua girata in area per poco non manda in gol Moscardelli e un colpo di testa a schiacciare la sfera finisce di poco a lato. A testa alta)

All. Pagliari 5: Un approccio così alla gara non era assolutamente auspicabile, soprattutto dopo il vantaggio che aveva messo sul binario giusto gli eventi. Sul rettangolo verde del “Granillo” il Lecce è sembrato troppo sicuro dei propri mezzi, a tratti presuntuoso. I segnali visti dalla mezz’ora in poi avrebbero dovuto indurre il tecnico ex Pisa a qualche cambiamento almeno nello stile di gioco da proporre nella seconda frazione. L’infortunio di Vinetot ovviato con l’arretramento di Lepore sulla linea difensiva a quattro, mossa preferita al debutto di Beduschi, è sembrato quantomeno azzardato, vista l’inerzia del match, lo stato delle cose al momento del crack dell’ex Crotone (Lecce sull’1-0 che necessitava di densità dietro). Semmai ce ne fosse stato bisogno, questa prestazione esclude categoricamente il Lecce dalla corsa per la promozione diretta, a meno di miracoli.

Gli avversari: Reggina

Belardi 6,5

Di Lorenzo 6,5

Cirillo 6

Aronica 5,5

Ungaro 6

Mazzone 5,5

(24’st Zibert 5,5)

Gallozzi 7,5

(28’st Karagounis 6)

Armellino 7

Maimone 7

Masini 6,5

Balistreri 6

(16’st Viola 6,5)

All. Alberti  7

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