Elezioni regionali: doppia preferenza di genere, tra “baluardo di democrazia” e teatrino all’italiana

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Bari – nuova sede del Consiglio regionale

Puglia – Giornata cruciale oggi in commissione consiliare del Consiglio regionale pugliese, dove si discuterà della legge sulla doppia preferenza di genere.
Si tratta della possibilità di dare due voti alle elezioni regionali purché riguardanti due candidati di sesso diverso ma della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Ad oggi sono sei le regioni italiane che non si sono adeguate alla legge 20/2016 sulla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. E più precisamente sono Piemonte, Liguria, Calabria, Valle d’Aosta, Puglia e Friuli-Venezia Giulia, delle quali Puglia e Liguria andranno al voto il 20-21 settembre.

A differenza della Liguria e del Piemonte che sono sprovviste di legge regionale – ragion per cui si applica la normativa nazionale in materia elettorale (108/1968 e 43/1995) che non fissa alcuna misura di garanzia di pari opportunità di accesso alle cariche elettive – in Puglia vige una legge elettorale che prevede una preferenza unica in liste dove nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento.

Secondo l’informativa svolta il 25 giugno in Consiglio dei ministri dal Ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, la leggi elettorali di Calabria, Valle D’Aosta, Puglia e Friuli si pongono in contrasto con l’articolo 4, comma 1, lettera c-bis, punto 1, della legge 165/2004, perché non consentono l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima.

In attesa dell’esito della discussione in sede di commissione consiliare, ed auspicando in ogni caso una più ampia rappresentanza di genere, rimane da capire se in politica come in qualsiasi altro ambito lavorativo l’imposizione di “quote” che siano rosa, azzurre o di qualsiasi altra tipologia rimanga l’unico strumento utile ad innestare quel progresso socio-culturale finalizzato alla parità dei sessi tanto aspirata.
Rimane da capire soprattutto se l’obbligo di dover scegliere due rappresentanti di una medesima lista di sesso diverso, non risulti offensivo dell’intelligenza tanto dei rappresentanti quanto degli elettori che dovrebbero più opportunamente esprimere la propria preferenza unicamente sulla base della fiducia e delle competenze dei candidati, siano esse entrambe donne o entrambi uomini.
Nei palazzi del potere della regione Puglia, se ne discute oggi, alle porte di una tornata elettorale. Con la viva speranza che una questione tanto delicata non divenga motivo di strumentalizzazione e calcoli politici.