Un uomo in musica

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Si spengono i riflettori. È l’ora del silenzio e la musica finisce…
Restiamo noi nel ricordo di Ezio Bosso! Il dolore lacera e squarcia questo tempo fermo in cui a finire non sono solo le tante piccole cose, ma finisce per sempre il suo tempo, il suo dire…
Dire con la musica e per la musica, come un bambino cogliere sempre lo stupore e la meraviglia tra le pagine delle opere che sceglieva di dirigere.
“Bisogna ascoltare con gli occhi, e sentire nel corpo e nello spirito le vibrazioni…” e forse era questo il segreto per sopportare l’inganno di una malattia inesorabile che lo attendeva dietro il sipario di un teatro oggi rimasto vuoto.

C’è lutto ovunque Maestro! Ma il suo silenzio ci sottrae anche la speranza di una rivoluzione appena iniziata che, come la tanto amata sinfonia di Schubert, resterà opera incompiuta!

“Aprire i teatri, dare accesso a tutti per seguire le prove con l’orchestra, invitare ogni giorno studenti, giovani, raccontare loro la musica, perché imparare ad amarla, a suonarla è come un ritorno a casa”!

Ci stringiamo in quell’abbraccio che rubava al pubblico alla fine del suo finire. Un modo personale di dire grazie ai tanti che con affetto lo seguivano, da quel Sanremo che lo ha osannato e proclamato vincitore assoluto. Ha vinto il coraggio, la tenacia, la forza di un uomo capace di sorridere sempre alla vita, nonostante il dolore e la malattia ne oscurassero il volto.

Lo ricordo così il Maestro Bosso, non solo come artista, oggi a essere artisti si è ormai in tanti, ma come uomo di grande cultura, schivo e riservato. “È nel silenzio la vera essenza della musica, è in quel vuoto profondo che tutto ha origine, disegno nell’aria tutto ciò che voglio sentire”.
Il teatro era la sua seconda casa, niente smoking, manierismi da divo, una bacchetta, i suoi fedelissimi orchestrali e tra i tanti cani che popolavano la scena, il suo amato bassotto.

Non piangere Ragù.