Un concerto ‘angelico’ per l’Assunzione della Vergine

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Il 15 agosto, com’è noto, si celebra l’Assunzione di Maria in cielo, una festa abbinata ad un culto che, dal V sec. d.C., si è sviluppato nelle Chiese cristiane ma anche nella devozione popolare.

Pio XII pronuncia (1 novembre 1950) il dogma dell’Assunzione: “Dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine Maria terminato il corso della vita terrena fu assunta alla gloria celeste in corpo e anima”.

Mentre anche nel Salento si accendono le luminarie e si dà il via ai vari riti religiosi, qui si offre una riflessione, attraverso un tripudio di colori e di suoni, su un ‘concerto’ caratterizzato da sonorità particolari.

L’opera, che rappresenta un unicum, porta la firma di Filippino Lippi (Prato 1457-Firenze 1504) ed è l’Assunzione della Vergine (1488-1493), che ricorda quel Ad coeli Reginam, nella Cappella Carafa a Roma (Chiesa di Santa Maria sopra Minerva).

Come si desume anche dallo stesso titolo, l’artista ha inteso rappresentare la Madonna mentre assurge in cielo. L’opera appare più grandiosa rispetto alle precedenti del Lippi, ma, al contempo, non nasconde aspetti fantasiosi in alcuni particolari.

Nella parte superiore dell’affresco, oggetto della nostra analisi, la Vergine è al centro, sopra una nuvola, con uno sguardo orante e con le mani giunte, circondata da una schiera di Cherubini e di Angeli musicanti o che incensano o sorreggono la nube.

Il contrasto dei colori tra l’azzurro del cielo (zona fredda) e la maggior parte degli angeli (zona calda) è piuttosto evidente. Altri colori, sfumature e chiaroscuri dovuti al modo di trattare la luce, insieme agli strumenti suonati dagli angeli musicanti, offrono varietà e ricchezza di timbri e colori.

Il tutto si svolge su un palcoscenico ideale a forma circolare, simbolo della perfezione, e in cielo. Gli angeli, disposti intorno a Maria, sembrano accennare a movimenti gioiosi di danza.

Per quanto riguarda la ‘tavolozza’ dei suoni, è molto interessante evidenziare la varietà degli strumenti qui rappresentati in quegli a fiato, a corde e a percussione.

Proviamo ad avvicinarci al tipo di sonorità espressa nella rappresentazione.

Iniziando dalla parte inferiore, a sinistra incontriamo un curioso strumento che risponde al nome di Altobasso. L’angelo regge con la sinistra lo strumento a fiato, intento ad eseguire una melodia, mentre con la destra percuote le tre corde.

In sostanza, lo strumento, riconducibile al tamburino a corde, è corrispondente ad una versione del più noto Tabor-pipe. Conosciuto anche come flauto a tre buchi ove alla melodia dello strumento a fiato viene associata la combinazione con il tamburo.

Lo strumento sopra corrisponde al trombone. Sembra che Lippi sia l’autore di uno dei primi esempi iconografici di tale strumento che nel XV sec. possedeva un suono, secondo il giudizio del teorico Tinctoris (1487 ca.), contribuiva a raggiungere una sonorità più soave in un contesto cui appartenevano i cosiddetti Pifari (bombarde, trombe, ecc.).

Proseguendo verso destra, in alto, vediamo un angelo con uno strumento non ben definito nei contorni, ma verosimilmente corrispondente al tamburo a cornice, percussione utile in tale contesto anche a scandire i passi di danza.

A destra della Vergine un angelo suona la cornamusa. Sono visibili due canne da diteggiare con la sinistra, mentre la destra ne regge un’altra ed una quarta è appoggiata alla sua spalla destra. Esse corrispondono ai suoni fissi (bordone).

L’ultimo strumento, un triangolo, è ben visibile nell’angelo posto più in basso, vestito di rosso, quasi in perfetta sintonia con l’altro che suona la cornamusa, il tutto evidenziato dal gioco di sguardi.

La fantasia del pittore muta la forma del triangolo, qui rappresentato come un trapezio isoscele. La mano sinistra dell’angelo regge lo strumento sospeso da una cordicella, mentre con la destra lo percuote, arricchendo la sua sonorità grazie ai sonaglini posti alla base dello strumento.

La varietà degli strumenti qui raffigurati è tale da far immaginare un ‘concerto angelico ‘ dalle sonorità a tratti soavi ma anche festose.

A noi non resta altro che accontentarci di un ‘ascolto visivo’, riservando quello sonoro alla Vergine Maria.

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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