Visti da vicino: Giovanni Bernardini

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Giovanni BernardiniDifficile contenere in poche righe il ritratto di Giovanni Bernardini, oramai figura storica del mondo letterario e giornalistico Salentino. Prosatore e poeta, ma non solo, ha attraversato con le sue opere – che egli sovente definisce con suffissi diminutivi e vezzeggiativi – tutta la metà del Novecento fino ad oggi, dove suoi compagni di viaggio, sebbene con approcci ideologici diversi, sono stati Pagano, Bodini, Comi, Rina Durante ed altri illustri del leccese.

Alla veneranda età di 93 anni Giovanni pubblica ancora e il suo fervore compositivo pare non essersi sopito; la lunga vita non ha scalfito il suo genio. Anzi, vi è in lui, ancora intatta, l’impellenza creativa. E tuttavia, se in passato questa veniva orientata spesso in senso ideologico, con motivi politici di impronta prevalentemente socialista, attualmente il carattere esistenziale permea in gran parte i suoi esercizi.

L’ho conosciuto tramite Claudio Martino e sua moglie Roberta, giovani, ma oramai noti editori locali con le Edizioni Esperidi di Monteroni di Lecce. Appunto a Monteroni risiede Giovanni da oltre quaranta anni. E giorni fa andai a trovarlo nella sua grande e ordinata casa in piazza, per prendere assieme a lui un caffè e fumarci una sigaretta. Fuma ancora Giovanni, infatti.

Occhi vispi e accesi i suoi, che scrutano le profondità non solo dell’animo, ma anche dell’intelletto, mentre le sue labbra sottili e volitive proferiscono chiare parole in pensieri lunghi, articolati e soprattutto armoniosi e ben congegnati, in linea con un’arte oratoria pregiata e raffinata. E’ un ottimo conversatore, decisamente chic, educato e nobile. Un vero piacere parlare con lui e rapportarsi al suo modus cogitandi.

V’è un pudore e una generosità nella comunicazione dell’amico Giovanni. Nonostante abbia un retroterra familiare e culturale di alto livello ed una formazione di grande spessore (peraltro è stato il primo laureato in lettere all’Università di Bari), egli proferisce sempre in maniera semplice, lineare, senza mai ostentare alcunché, lasciando all’interlocutore e alla sua sensibilità, emotiva ed intellettiva, la possibilità di verticalizzare secondo le sue capacità. Giovanni pare essere per tutti e per nessuno allo stesso tempo.

Da lui traspare tutta la cultura che nel Salento, fino agli anni ’90, era appannaggio di una ristretta élite. In sua compagnia si respirano le atmosfere dei salotti leccesi degli anni ’50, ’60, dove i nostri intellettuali del secondo dopoguerra hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo culturale della provincia. Una cultura orientata alla misura e alla compostezza, sebbene non priva di vigorosi slanci politici, ideologici, esistenziali e campanilistici.

Giovanni Bernardini viene iniziato alla prosa sin da giovinetto. Prezioso è un suo diario del 1935, in cui già all’età di 12 anni evidenzia una sensibilità letteraria ed emotiva molto evoluta. Già allora metteva in mostra il gusto del componimento, il gusto della parola, il gusto della descrizione delle atmosfere. Oggi, egli afferma che non vi è nella sua poderosa bibliografia un testo preferito: “I figli sono tutti uguali”. Tuttavia riserva un occhio di riguardo al suo ultimo componimento, edito in febbraio di quest’anno: “Il vecchio e l’ombra”.  E’ sostanzialmente un monologo sul senso della vita, dove non poche volte affronta il problema del divino, che egli chiama Ente. Ma è anche un libro orientato a trovare un giusto equilibrio per il tempo della vecchiaia, una giusta interpretazione della vita nella fase del tramonto. Scritto gradevolissimo nel suo consueto stile leggero ed aggraziato, che non impedisce al lettore di porsi domande importanti e decisive, soprattutto nel tempo attuale, dove la nota liquidità esistenziale la fa da padrona.

Insomma, Giovanni Bernardini, un pezzo di storia, di un passato che appare lontanissimo, che oggi ancora è tra noi e si fa presente per ricordarci da dove veniamo e quali fossero le caratteristiche della upper class leccese, che tanto lustro hanno saputo darci.