Riflessi nell’anima – 26 aprile 2020: terza Domenica di Pasqua

0
199

Dal Vangelo secondo Luca (24, 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Fosse stata in vigore l’attuale segnaletica stradale, i due discepoli di Emmaus sarebbero certamente stati sanzionati: viaggiavano, infatti, contro senso. Sappiamo bene come il Vangelo di Luca sia definito il Vangelo del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Di fatti è lì che si dirige Gesù: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme» (Lc 9, 51). La meta ultima del cammino terreno di Gesù, a ben precisare però, è il Cielo, è il ritorno al Padre e per giungervi deve necessariamente passare da Gerusalemme. È qui che si sarebbe compiuta per Lui e per noi la Pasqua, attraverso il tradimento, la passione, la croce, la morte, la sepoltura. La Pasqua, allora, per Gesù altro non sarà se non il trampolino di lancio attraverso il quale raggiungere il Padre da cui è partito per arrivare nel mondo. Non solo. Pasqua per gli uomini e le donne diventa via aperta e accesso al Cielo. Il fatto che i due discepoli di Emmaus, in quello stesso giorno [il primo della settimana], stiano compiendo a ritroso il cammino disconoscendo quasi il senso dell’andare del Cristo è segno chiaro ed evidente che non hanno ancora compreso il significato pieno della Pasqua. È Pasqua, e loro non se ne accorgono. È Pasqua, e hanno perso la speranza. È Pasqua, e si allontanano dalla possibilità dell’incontro con il Cristo Risorto. Fortuna ci pensa Lui, in persona, ad avvicinarsi e a camminare con loro. Sembra quasi che li vada a riprendere, come il pastore fa con la pecorella smarrita, per riaccendere in loro la luce della speranza che indica la direzione giusta. E si accosta al loro dolore, ne raccoglie la delusione. Ed è qui, nel punto più buio, che riaccende per loro la luce che si era spenta: lo fa spezzando loro la Parola, lampada per i nostri passi, luce sul cammino (Sl 118); lo fa spezzando per loro e con loro il Pane. E si aprono i loro occhi. Riacquistano il dono della profezia che è la capacità di scorgere la presenza di Dio nelle pieghe e nelle piaghe del vivere. E cominciano a sperimentare la bellezza dell’inspiegabilità dell’incontro con il Risorto: quando sembra che Lui non ci sia e ci abbia abbandonati e lasciati da soli nel dolore e nella disperazione, proprio in quell’apparente assenza, è accanto a noi e cammina con noi, si fa nostro compagno. Di contro, quando sembra di averlo vicino, compreso, visto…sparisce…lasciandoci, però, la Luce per scorgere la direzione del cammino e la Gioia nel cuore.

In questo tempo, noi discepoli del Signore stiamo riscrivendo la pagina di questo Vangelo se è vero, come è vero – almeno così mi piace pensare – che il nome del secondo discepolo di Emmaus non è detto perché ciascuno possa metterci il suo di nome. Stiamo riscrivendo questa pagina perché anche a noi sembra di starci allontanando da Gerusalemme, dalla direzione giusta. Anche noi ci ritroviamo spenti dentro al cuore. Anche noi ci ritroviamo con la speranza frantumata dalla paura e dal dolore. In tutto questo – ed è la sensazione più forte – sentiamo la Sua assenza. Eppure, in questa notte della storia, in questa dispersione e disorientamento, è Lui che viene incontro a noi e cammina con noi e lo fa, concretamente, nella sua Parola che illumina, riscalda, dona gioia e indica la direzione. È Lui che viene incontro a noi, nel Pane che oggi ci manca, che non possiamo spezzare e mangiare insieme. Parola e Pane. Pane e Parola: è l’Eucaristia. Quante ne abbiamo sprecate. Quante ne abbiamo perse. Oggi ci manca. Forse è occasione opportuna per riaccendere il desiderio profondo e vero e implorare pregando: «Resta con noi, perché si fa sera».

Tu, Signore, che cammini con noi, donaci di lasciarci accompagnare in questo tempo faticoso dalla Tua Parola che illumina e permettici di gridarti, pregando: «Resta con noi!». E Tu, entra ancora una volta nella nostra casa, spalanca le porte delle nostre chiusure perché presto possiamo ancora una volta, con più gratitudine, riconoscerti nello spezzare il pane e riprendere il cammino con Te verso il Padre.

È presbitero della Chiesa di Lecce e, dal 2018, parroco della Parr. Sant'Andrea Apostolo in Novoli (Le). Docente presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano "don Tonino Bello" in Lecce e Direttore dell'Ufficio Catechistico Diocesano.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore scrivi un commento valido!
Inserisci il tuo nome qui

Convalida il tuo commento... *

CONDIVIDI
Previous articleMa sarà vero?
Next articleIntesa fra Comune di Lecce e Polo bibliomuseale. Una interpellanza di Gianmaria Greco (Prima Lecce/Andare Oltre)